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“Nicolino il pescatore” di Ninni Ravazza. Storia di una epopea della marineria sanvitese

25 Agosto 2018 13:31, di Salvatore Morselli
“Nicolino il pescatore” di Ninni Ravazza. Storia di una epopea della marineria sanvitese
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Ha trasformato un diario, luogo da sempre deputato ai ricordi ed agli affetti, in un libro. Così Ninni Ravazza, giornalista e scrittore trapanse ma da anni ormai residente a San Vito Lo Capo, prende spunto dal desiderio di Nicolino Lucido, autore del diario, un pescatore sanvitese classe 1937, di raccontare se stesso ai nipoti ed il libro narra la storia della intera marineria di San Vito lo Capo. Un diario che contiene i ricordi, le emozioni, i desideri e le conquiste acquisite nel corso di una vita vissuta sul mare e per il mare di “Nicolino”, rappresentante la intera marineria sanvitese. Un diario, intenso e sincero, divenuto un libro grazie alla sensibilità ed alla profonda conoscenza delle cose di mare di Ninni Ravazza, che lunedì prossimo, 27 agosto alle ore 21,30, sarà presentato in via Venza a San Vito nell’ambito della rassegna letteraria “Libri, Autori e Buganvilee” curata da Giacomo Pilati. “Nicolino il pescatore”, Qanat Editore, 143 pagine, è la storia di un bambino che a poco più di un anno di età si ammala di una malattia che lo rende invalido, ma che proprio in questa invalidità trova la forza per reagire e diventare uno dei migliori pescatori di San Vito. Non c’è “mestiere” che Nicolino non impari a fare a mare, dalla pesca con lo specchio al cianciolo per le acciughe, alla raccolta del corallo, alla cattura degli enormi dentici e dei totani notturni: in tutti i casi sarà tra i migliori, le sue barche torneranno a terra sempre cariche di pesci e l’uomo sarà invidiato e rispettato. Un uomo che riesce a superare le asperità della vita attraverso questo suo rapporto con il mare, palcoscenico sul quale si svolge la trama della sua vita, una vita che Nicolino racconta attraverso le avventure che gli sono capitate. Dalle pagine del diario emerge chiarissimo il grande amore verso il mare e le sue creature, che lo porta a rispettare le prede e a salvare gli animali che non sono funzionali alla pesca, come i delfini capitati tra le reti. Nicolino scrive il suo diario a mano, rigorosamente a stampatello, ed è emozionante appurare come una persona che a scuola è arrivata solo alla terza elementare riesca a esprimersi così bene, dando al suo racconto la forza evocativa che solo una narrazione epica riesce a trasmettere. L’incipit del diario scritto da Nicolino Lucido è un colpo al cuore del lettore: “Questa è la storia di un piccolo grande pescatore invalido che non si è mai arreso”. In realtà tutto il racconto di Nicolino Lucido trasuda di mito ed epos, come ha argutamente scritto la sinologa Vincenza Croce nella sua postfazione “Il male degli Eroi”: un bambino destinato a essere solo un “povero invalido” (così lo definisce un parente) assurge al ruolo di eroe, supera il proprio handicap ed entra nell’olimpo dei pescatori, salva giovani donne e bagnanti che stavano per affogare, inventa nuovi metodi di pesca: “Il Mediterraneo è un mare antico ricco di storia e di storie … e quella di Nicolò si somma a tutte le altre, assumendo i contorni del mito, della fiaba e della favola”. A corredo del racconto del pescatore Ninni Ravazza descrive i metodi di pesca tradizionale praticati a San Vito lo Capo e inserisce un dettagliato glossario per comprendere appieno la narrazione contenuta nel diario.

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