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"Numero idoneo di profeti minori", mostra di Roberto D'Alia al "San Rocco"

05 Dicembre 2015 11:18, di Ornella Fulco
"Numero idoneo di profeti minori", mostra di Roberto D'Alia al "San Rocco"
Cultura
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Apre ufficialmente oggi pomeriggio alle 18.30, al museo di Arte contemporanea "San Rocco", la mostra “Numero idoneo di profeti minori” di Paolo Roberto D’Alia. La suggestiva istallazione, la prima prodotta interamente dal museo e dedicata ad un artista già presente all'interno della Collezione DiART, sarà visitabile il mercoledì, venerdì e sabato dalle 16 alle 20 oppure, su prenotazione, chiamando i numeri 3293361836 e 3491518995. Richiamandosi alle teorie del flusso creativo continuo - l'opera resta in continua evoluzione e trasformazione - e dell'happening, cioè del coinvolgimento attivo del pubblico come completamento della creazione, D'Alia ha allestito negli spazi del "San Rocco" una serie di "scene" certamente inusuali, a cominciare dai materiali utilizzati, da osservare, attraversare e, in una certa misura, modificare. "Giacche ipertrofiche - le definisce la critica Carla Ricevuto, co-curatrice dell'allestimento insieme all'artista - imbottite con svariati materiali, portano in seno concetti di totale contemporaneità. Èl’uomo che si richiude in se stesso, che diventa un manichino/automa, che si lascia trasportare, senza alcuna reazione, da un moto incondizionato (ecco perché l’interazione del pubblico con l’opera) come se fosse un burattino". Giacche maschili, di vari tessuti, sono "riempite" di senso - e poi ricucite dallo stesso Roberto D'Alia - con diversi tipi di materiali, dal polistirolo all'ovatta, che le rendono differenti al tatto dei visitatori. Sono loro i "profeti minori" a cui l'autore si richiama in una personale fascinazione con il numero 12 che "mi pare anche esteticamente molto bello - dice - e che ricorre in altre mie opere". Tra le giacche penzolanti dal soffitto - una visione a tratti inquietante come può esserlo tutto quello che ci costringe a ripensare a noi stessi - c'è il gruppo delle "inadeguate" che differiscono per "atteggiamento" dalle altre, quelle "chiuse" nel circolo dell'omologazione e del conformismo - che escludono tutto ciò che è diverso - o quelle militari usate per la fucilazione ne "La banda non suona in trincea". Si può sostare e spostarsi attraverso i "grappoli" che l'artista ha sospeso, con un sistema di carrucole e fili, tra il cielo e la terra - ci piace dire - come sospesi siamo noi stessi e le nostre vite in questa dialettica verticale tra bisogni materiali e spirituali, tra richiamo delle radici e desiderio di prendere il volo. "Le giacche vistosamente rigonfie di D'Alia sono l'immagine - come dice ancora Carla Ricevuto - del corpo, scatola di tutte le nostre sensazioni ed esperienze. Sembra quasi che trattengano con estrema difficoltà tutto il materiale interno" e che possano, da un momento all'altro, esplodere gettando fuori il loro contenuto in quella che può essere, allo stesso tempo, una restituzione di energia creativa o una pericolosa disseminazione di pezzi di sè. Inevitabile nasce la riflessione - assolutamente attuale - sul nostro rapporto con gli altri e su quello con noi stessi e, quindi, sulla qualità del tempo, non sempre "felice", che ci troviamo a vivere. "Lo spazio espositivo del San Rocco, aperto un anno fa al pubblico - spiega il direttore, monsignor Liborio Palmeri - ha voluto imboccare la strada di un serio confronto con le espressioni dell'arte contemporanea, favorendo sia la sperimentazione dei giovani sia l'approfondimento di artisti già affermati. La peculiarità del luogo - chiesa fino all'Ottocento, poi sede di uffici e, ancora, dopo il bombardamento bellico, Ufficio di igiene e profilassi e, in ultimo, luogo per la ricerca, le arti e il dialogo culturale, si presta ad un ruolo originale che, proviamo a portare avanti per dare agli artisti un'occasione di sviluppo della propria vicenda intellettuale ed artistica". Alla realizzazione dell'allestimento hanno collaborato anche Giuliano Tilotta, Giulio Maceli, Giulia Tilotta e Agnese Giacalone.

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