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Alcamo

Operazione "Dirty affairs", arrestati l'ex vice sindaco Perricone e altre 5 persone [VIDEO]

24 Maggio 2016 12:23, di Ornella Fulco
Operazione "Dirty affairs", arrestati l'ex vice sindaco Perricone e altre 5 persone [VIDEO]
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E' proprio una serie di "affari sporchi" quella emersa dall'indagine "Dirty affairs" della Procura della Repubblica di Trapani, condotta dalla Guardia di Finanza di Trapani, che ha portato all'arresto dell'imprenditore Pasquale Perricone, ex vice-sindaco di Alcamo nella giunta Bonventre, e di altre cinque persone, tutti accusati di numerosi reati contro il patrimonio e contro la pubblica amministrazione. L'ordinanza di custodia cautelare in carcere eseguita stamane dai finanzieri del Comando provinciale di Trapani riguarda, oltre Perricone, sua nipote Girolama Maria Perricone, 50 anni, la marsalese Marianna Cottone, 34 anni, e il 55enne alcamese Emanuele Asta. Agli arresti domiciliari sono finiti la 59enne Francesca Cruciata e il 52enne Mario Giardina, entrambi alcamesi. Il gip del Tribunale di Trapani ha disposto, inoltre, il divieto di esercizio della professione per l'alcamese Domenico Parisi, 50 anni, rappresentante dell'associazione temporanea di imprese che ha eseguito lavori al porto di Castellammare del Golfo, e il sequestro di beni e disponibilità finanziarie il cui valore è ancora in corso di definizione. Uno spaccato davvero inquietante, quello portato alla luce dagli investigatori che hanno effettuato, oltre che approfonditi e minuziosi accertamenti di tipo bancario, anche numerose intercettazioni telefoniche e ambientali. "Le indagini - ha spiegato il sostituto procuratore Ambrogio Cartosio - hanno preso il via dai normali controlli che vengono effettuati quando viene comunicato il fallimento di una società, in questo caso la Nettuno soc. consortile arl, incaricata di effettuare i lavori di riqualificazione al porto di Castellammare del Golfo". "Gli accertamenti successivi, condotti in maniera davvero minuziosa e con notevolissima professionalità dagli uomini della Guardia di Finanza - ha sottolineato il procuratore Marcello Viola - hanno messo in luce una serie di attività illecite e criminali oggettivamente allarmanti e gravi e una capacità di condizionamento del tessuto politico, economico e sociale del territorio alcamese davvero preoccupante". L'inchiesta ruota attorno ad alcune società, legate all’imprenditore Pasquale Perricone, e all’esistenza di un vero e proprio “comitato d’affari” in grado di influire "prepotentemente" sulla gestione politica e amministrativa del Comune di Alcamo, soprattutto nel settore degli appalti pubblici. A lui sarebbero riconducibili una serie di società, intestate a vari prestanome, attive nell'ambito della formazione professionale e dei lavori pubblici. Oltre che della Nettuno, Perricone era amministratore occulto della Cea soc. coop, aggiudicataria - in un'associazione temporanea di imprese - dell'appalto al porto di Castellammare del Golfo insieme alla veneta Co.ve.co. Riconducibili a lui anche la Cpc soc. coop, la Coinp, l'Ambiente e Servizi soc.coop, la Promosud, la Work in progress, la Dafne consulting e la Paidos. "La Cea - ha spiegato il sostituto Cartosio - incassava i pagamenti relativi all'avanzamento dei lavori ma non li distribuiva agli altri partner. La Nettuno materialmente eseguiva le opere e serviva per accumulare i debiti che poi l'hanno portata alla bancarotta fraudolenta" che ha provocato la distrazione di somme per circa 4 milioni di euro. Altro settore nel quale l'associazione criminale operava per "arraffare" quanto più denaro possibile era quello della formazione professionale. Anche qui un sistema di società paravento e di prestanome consentiva di lucrare sui finanziamenti erogati dalla Regione Siciliana per corsi che, in realtà, non venivano svolti. In questo senso Perricone avrebbe goduto della complicità di Emanuele Asta, funzionario del Centro per l'impiego di Alcamo incaricato dei controlli. L'uomo avrebbe avvertito in anticipo gli interessati quando era necessario effettuare le ispezioni e indotto altri colleghi "a chiudere un occhio" sulle società riconducibili a Perricone in cambio dell'assunzione di parenti come docenti. Lo svolgimento dei corsi era attestato con documentazione falsa senza preoccuparsi di inscenare la pur minima parvenza di una reale attività. Paradossale che tra questi ne figurasse anche uno sulla "Cultura della legalità" e che la stessa persona figurasse ora come responsabile della società organizzatrice, ora come docente e anche nell'elenco degli allievi. "Inquietanti e non sempre al servizio del cittadino", vengono definti dagli investigatori, anche i risvolti emersi dalle intercettazioni riguardanti l'influenza di Paquale Perricone - che già da anni "risulta essere stato indicato da alcuni collaboratori di giustizia come vicino alla locale famiglia mafiosa dei Melodia e come loro "uomo di riferimento" nel campo imprenditoriale e all'interno dell'amministrazione comunale alcamese" - sulle decisioni riguardanti l'amministrazione della città, grazie anche al suo ruolo politico. "Possiamo dire che le riunioni di Giunta si facevano a casa di Perricone e che, ad esempio, il Piano triennale delle opere pubbliche del Comune di Alcamo - ha sottolinato il maggiore Michele Ciarla, comandante del Nucleo di Polizia tributaria delle Fiamme Gialle trapanesi - è stato 'scritto' da lui, abbiamo trovato il file nel suo pc". L'inserimento in via prioritaria di alcune opere nel piano sarebbe stato dettato, in tal senso, proprio dall'ex vice sindaco le cui società li avrebbero poi eseguiti. Il "potere corruttivo" di Perricone - scrivono i magistrati - era in grado di garantire una fitta rete di protezione alle sue attività illecite insieme a quello che viene definito il "beneplacito" della famiglia mafiosa dei Melodia. L'imprenditore sarebbe riuscito, sempre secondo la ricostruzione degli inquirenti, a determinare anche la scelta di alcuni componenti del Consiglio di amministrazione della Banca di Credito Cooperativo "Don Rizzo" di Alcamo nominati nel 2014 e successivamente decaduti. Complessivamente sono 32 le persone coinvolte nelle indagini per reati che vanno dall'associazione per delinquere, alla corruzione aggravata, bancarotta fraudolenta, abuso d'ufficio, intestazione fittizia di beni e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. La vicenda giudiziaria di Perricone è destinata, probabilmente, ad avere anche altre refluenze. L'imprenditore è difeso dall'avvocato Giuseppe Benenati, attualmente in corsa, insieme ad altri candidati, per la poltrona di sindaco di Alcamo. Il legale 61enne si era già candidato nel 2007 per una coalizione di centrodestra. Stavolta è appoggiato dal Psi. E proprio della rinnovata Segreteria politica provinciale del Psi, venuta fuori dal recente Congresso provinciale svoltosi a Trapani, Pasquale Perricone era stato chiamato a far parte. La Segretaria provinciale, Vita Barbera, ha già annunciato di aver convocato una riunione per venerdì prossimo: "probabile la sospensione di Perricone dal partito - si legge nella nota - in attesa che chiarisca la sua posizione".

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