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Palermo. Corruzione al Comune: le cimici svelano il comitato d'affari per i nuovi alloggi: "Attorno a questa cosa ruotano da 1000 a 2000 voti" - Trapani Oggi

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Cronaca

Palermo. Corruzione al Comune: le cimici svelano il comitato d'affari per i nuovi alloggi: "Attorno a questa cosa ruotano da 1000 a 2000 voti"

29 Febbraio 2020 09:41, di Redazione
Palermo. Corruzione al Comune: le cimici svelano il comitato d'affari per i nuovi alloggi: "Attorno a questa cosa ruotano da 1000 a 2000 voti"
Cronaca
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Per la Procura di Palermo che ha coordinato l'inchiesta sulla corruzione al Comune di Palermo, c'era un “comitato d’affari” formato da consiglieri comunali, funzionari, professionisti e imprenditori, che avrebbe spinto per il via libera alla costruzione di 350 alloggi in tre aree industriali dismesse. Il procuratore aggiunto Sergio Demontis e i sostituti Giovanni Antoci e Francesco Gualtieri contestano a vario titolo i reati di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione per l’esercizio della funzione e falso ideologico in atto pubblico.Le indagini hanno consentito di ipotizzare l’esistenza di un comitato d’affari composto da
imprenditori e professionisti in grado di incidere sulle scelte gestionali di pubblici dirigenti e
amministratori locali, i quali avrebbero asservito la pubblica funzione agli interessi privati, in modo
da consentire di lucrare indebiti e cospicui vantaggi economici nel settore dell’edilizia privata.
Nel corso del 2016, Seminerio e soggetti a lui riconducibili hanno presentato – per conto di
numerosi imprenditori – tre progetti per la lottizzazione di aree industriali dismesse del
Comune di Palermo (via Maltese, via Messina Marine e via San Lorenzo) e conseguente realizzazione di complessive 350 unità abitative di edilizia sociale residenziale
convenzionata.
Per derogare al piano regolatore generale era necessario che il Consiglio Comunale attestasse il
pubblico interesse di tali iniziative.
L’istruttoria sulle proposte di deliberazione è stata curata da Li Castri, all’epoca a capo
dell’Area Tecnica del Comune, il quale, da un lato, si trovava in situazione di incompatibilità,
essendo stato socio in affari con Seminerio, con il quale manteneva assidua frequentazione,
dall’altro, rilasciava parere favorevole anche in mancanza di alcuni requisiti di ammissibilità in
materia di edilizia convenzionata. In cambio, Li Castri accettava la promessa (formulata da La
Corte e Lupo, interessati all’approvazione dei piani costruttivi) di assegnare a Seminerio la
direzione dei lavori edilizi da realizzarsi, che a sua volta avrebbe destinato a Li Castri una
parte dei profitti percepiti a seguito dell’approvazione da parte del Consiglio Comunale delle tre
proposte di deliberazione.
Anche Monteleone si adoperava per il buon esito della delibera relativa all’ex area industriale
di via San Lorenzo. I consiglieri comunali, destinatari del provvedimento, in cambio della promessa di utilità di varia natura, si sarebbero adoperati per una rapida calendarizzazione ed approvazione delle tre proposte di costruzione in deroga al piano regolatore.
In data 7 novembre 2019 il Consiglio Comunale ha comunque espresso parere contrario alle
proposte costruttive. In un'altra vicenda Li Castri , sempre nel suo ruolo di dirigente comunale, avrebbe accordato una variante a una concessione edilizia della BIOCASA, consentendo di aumentare le unità abitative da realizzarsi da 72 a 96. Il progetto era stato redatto anche in questo caso dal suo ex socio in affari Seminerio, al quale veniva assegnato l’incarico di direttore dei lavori. Monteleone, già dirigente dell’Area Tecnica, curava alcune pratiche di concessione edilizia
presentate dalla BIOCASA anche per la realizzazione di un ulteriore complesso immobiliare
sempre a Palermo, avallando varianti in aumento al fine di consentire la realizzazione di un
maggior numero di unità abitative da 96 a 133. In cambio Lupo, La Corte e A.M. gli promettevano 15.000 euro. I primi due, inoltre, assegnavano a una strettissima amica di Monteleone, molteplici incarichi professionali, corrispondendole cospicue somme di denaro.
Le ipotesi delittuose sono state avvalorate anche dalle dichiarazioni rese dal collaboratore di
giustizia, Filippo Salvatore Bisconti, imprenditore edile nell’area metropolitana di Palermo,
tratto in arresto dall’Arma dei Carabinieri per associazione mafiosa il 4 dicembre 2018
(operazione Cupola 2.0) quale capo-mandamento di Misilmeri-Belmonte Mezzagno, il quale ha
riferito circostanze e dinamiche interne agli uffici tecnici comunali, con particolare riguardo agli
interessi coltivati per anni dai citati Li Castri, Seminerio e Monteleone e in particolare
“alle numerose cointeressenze economiche che effettivamente i tre soggetti coltivavano insieme
nel settore dell’edilizia”.

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