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Cronaca

Palermo. Usurai in manette, la finanza sequestra beni per 500 mila euro

10 Giugno 2021 09:29, di Redazione
Palermo. Usurai in manette, la finanza sequestra beni per 500 mila euro
Cronaca
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Soldi prestati a tassi usurari e in parte reinvestiti in un ristorante del centro storico di Palermo. È una delle accuse mosse nei confronti di 4 persone arrestate dalla guardia di finanza di Palermo su delega della Procura della Repubblica. Il gip ha disposto anche il sequestro di beni nella disponibilità degli indagati per un valore di circa 500 mila euro. I sigilli sono scattati sui due immobili del Capo dove si trova il ristorante, una moto e conti bancari.In carcere è finito: Salvatore Cillari, 63 anni, capo dell’organizzazione. Arresti domiciliari per il figlio, Gabriele Cillari, 44 anni; Matteo Reina, 61 anni; Giovanni Cannatella, 49 anni. I reati ipotizzati, a vario titolo, sono associazione a delinquere, esercizio abusivo dell’attività finanziaria, usura, estorsione e autoriciclaggio.
Nell’inchiesta risulta un altro indagato: Achille Cuccia, 61 anni, a cui è stata applicata la misura del divieto di dimora nel territorio del Comune di Palermo.
L’indagine del Nucleo di Polizia Economico - Finanziaria è stata portata avanti nel periodo fra novembre 2019 e dicembre 2020. Dalle intercettazioni, dai pedinamenti e dall’esame dei flussi finanziari è stato accertato che il gruppo, almeno dal 2016, sotto la guida di Salvatore Cillari, avrebbe prestato soldi a usura fra Palermo e Roma, per un ammontare complessivo di circa 150.000 euro.
Parte dei soldi intascati sarebbero poi stati riciclati dal figlio Gabriele in un ristorante che si trova nella zona della movida palermitana: L’Acerba in piazzetta della Saponeria, nel cuore del mercato del Capo.
Dalle indagini effettuate dalla guardia di finanza, i prestiti sarebbero andati avanti anche nel periodo del lockdown causato dall’emergenza epidemiologica.
I tassi di interesse applicati sarebbero arrivati fino al 140% all’anno, per ottenere i quali gli indagati avrebbero esercitato anche minacce nei confronti delle vittime, prestiti e che venivano garantiti attraverso assegni post-datati. Scoperta anche l’esistenza di un sistema professionale basato sul rilascio di assegni postdatati utilizzati a garanzia dei prestiti erogati, nonché su dazioni in contanti, prive di qualunque tipo di tracciabilità, con l’obiettivo di schermare i passaggi di denaro.
Parallelamente, i finanzieri hanno valorizzato in chiave patrimoniale gli elementi acquisiti, attraverso l’esame, il confronto e l’incrocio di informazioni estratte dalle diverse banche dati in uso al Corpo – tra cui il noto applicativo “MOLECOLA” –, accertando l’assoluta sproporzione tra i beni nella disponibilità degli indagati e i redditi dichiarati.
L’odierna operazione testimonia il quotidiano impegno della Procura della Repubblica e
della Guardia di Finanza di Palermo con l’obiettivo di:contrastare i sempre più insidiosi fenomeni di infiltrazione della criminalità nel locale tessuto economico, soprattutto durante il periodo di crisi pandemica; tutelare i cittadini in situazione di difficoltà e gli imprenditori onesti che operano
nel rispetto delle norme.
 

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