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Attualità
Pantelleria

Palombari della Marina in azione per ripristinare il molo Toscano

07 Giugno 2018 08:18, di Ornella Fulco
Palombari della Marina in azione per ripristinare il molo Toscano
Attualità
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Sarà presentata sabato prossimo, 9 giugno, a bordo della "Amerigo Vespucci", in questi giorni in sosta al porto di Palermo, l’attività svolta dai palombari del Gruppo Operativo Subacquei (GOS) del Comsubin a Pantelleria per ristabilire le condizioni di sicurezza nelle acque antistanti la diga foranea, il cosiddetto molo Toscano, del porto nuovo. Alla conferenza stampa interverranno il vice presidente della Regione Gaetano Armao, l’ammiraglio di Divisione Paolo Pezzutti, comandante del Raggruppamento Subacquei e Incursori “Teseo Tesei” della Marina Militare, il contrammiraglio Salvatore Gravante, direttore marittimo della Sicilia occidentale, e il sindaco di Pantelleria, Gino Gabriele. L'area era inagibile dal 2012 quando, a causa di una violenta mareggiata, un blocco di cemento di grosse dimensioni era finito in mare rendendo così impossibili le operazioni di ormeggio non solo dei traghetti di linea, che assicurano la continuità territoriale con la Sicilia, ma anche delle navi mercantili. Le necessarie operazioni subacquee sono state eseguite dai palombari, con il supporto tecnico-logistico dei militari delle locale Guardia Costiera, utilizzando il Cardox CO2 System per demolire il masso in calcestruzzo, di circa 80 metri cubi, senza impattare in alcuna maniera con l’ecosistema marino. L’attività ha fatto parte dell'esercitazione denominata “SDAI SUD” (Nucleo di Sminamento Difesa Antimezzi Insidiosi), che i palombari del GOS eseguono annualmente per aggiornarsi e addestrarsi all’impiego dei materiali e apparecchiature di ultima generazione. Il porto di Pantelleria, data la sua posizione strategica al centro del Canale di Sicilia, rappresenta una risorsa logistica e infrastrutturale fondamentale e non solo nell’ambito del sistema portuale isolano, spesso condizionato dagli eventi metereologici e per questo motivo bisognoso del ripristino della diga foranea. I palombari hanno utilizzato dei particolari tubi contenenti anidride carbonica (CO2) allo stato liquido e delle miscele chimiche non esplosive inseriti nel macigno da distruggere tramite fori praticati con un trapano idraulico subacqueo; questi tubi, innescati elettricamente, avviano una reazione chimica che genera calore portando allo stato gassoso la CO2 contenuta. La trasformazione determina un aumento repentino della pressione interna al masso, fino a 12.000 chili, che riesce a frantumarlo senza arrecare alcun danno alla flora e fauna subacquea.

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