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Attualità
Favignana

"Papillon", recitare la vita all'interno del carcere

01 Febbraio 2015 14:00, di Ornella Fulco
"Papillon", recitare la vita all'interno del carcere
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La piece teatrale "Papillon", nata da un progetto con i detenuti, è andata in scena mercoledì scorso, all'interno del carcere dell'isola, dopo un anno di volontariato effettuato dall'attrice Stefania Orsola Garello. Dopo l'esperienza di laboratorio teatrale con i detenuti, l'attrice ha ottenuto un finanziamento dal Ministero della Giustizia utilizzato per realizzare un documentario dal titolo "Nuddro", termine che in dialetto siciliano significa “nessuno”. "Ho voluto focalizzare il mio intervento - spiega Garello - sulle orme di Ulisse, l'eroe omerico. Il senso del viaggio, l'odissea che i detenuti compiono, sia nella loro vita che nel mio percorso. Il concetto di base è che siamo in viaggio, insieme, costretti dai limiti imposti dalla detenzione, dove in qualche modo mi ritrovo a guidare i compagni di fato, con la mia esperienza e la mia curiosità umana ed artistica”. Un parallelismo che si adatta anche alla differenza tra i "nobili" compagni di Ulisse, costretti a lasciare casa e famiglie, per andare ad ammazzare, rubare, violentare e razziare in nome della Lega greca, dell'onore di Menelao, dietro il quale si nascondono le mire espansionistiche ed egemoniste di Agamennone, e i carcerati, "picciotti" utilizzati dal sistema mafioso, o facilitati nel delinquere dall'ignoranza o dalle condizioni di una società alla deriva, oltre che dalla fuga dalla povertà. “Quello che cerco di fare – aggiunge l'attrice - non è giustificare, ma capire e raccontare. Per me resta importante focalizzare l’attenzione sulla loro trasformazione in viaggio, ossia la vita fatta di incontri belli e brutti, con la discriminante del libero arbitrio, la scelta: punto su cui mi permetto di favorire ed indirizzare la crescita delle persone con cui sono in contatto”. Il documentario è incentrato sul "divenire" degli individui nel bozzolo della Casa di reclusione, sulla scoperta del gesto artistico, sull'utilizzo del proprio retaggio nell'improvvisazione, sull'analisi dei testi poetici proposti e quindi rappresentati. Per dare spazio al viaggio interiore e rappresentativo dei partecipanti. "E' evidente - commenta ancora l'attrice - in questo lavoro, il ruolo dell'isola di Favignana che, da sempre, risulta terra di coatti, di confino, che ospita e trattiene persone che pagano il loro debito con la società. Quando vedo questi uomini, il cui passato non ho chiesto né indagato – conclude - vedo delle persone che si sfidano (e si fidano) nel gioco che propongo loro: recitare, in molte lingue, si dice "giocare", quindi nel "gioco" dare spazio a cose mai concesse, ossia un buon modo per passare la galera”. Il progetto si avvale del patrocinio del Comune di Favignana – Isole Egadi. Stefania Orsola Garello, nata in Lombardia da famiglia piemontese, è arrivata a Favignana vent'anni fa e da sette è residente sull'isola.

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