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Cultura

Partanna, il Vescovo Mogavero ricorda Rita Atria

26 Luglio 2012 06:39, di Niki Mazara
Partanna, il Vescovo Mogavero ricorda Rita Atria
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Foto by ritaatria.it Partanna, 26 luglio 2012-  Il Vescovo di Mazara del Vallo, monsignor Domenico Mogavero presiederà questa sera  alle ore 19 presso la chiesa madre di Partanna  la celebrazione Eucaristica in ricordo di Rita Atria, la giovane testimone di giustizia suicida venti anni addietro a Roma, dove viveva sotto tutela. La celebrazione Eucaristica si inserisce nel programma delle iniziative promosse da “Libera” che si aprirà alle 17,30 col corteo che dalla chiesa madre raggiungerà il cimitero comunale, per poi fare rientro in Matrice per la messa. A concelebrare insieme al Vescovo ci sarà don Luigi Ciotti, presidente nazionale di “Libera”. «A vent’anni dalla morte tragica di Rita Atria è giunto il momento di pacificare la comunità partannese, civile ed ecclesiale, chiudendo un capitolo assai doloroso della storia recente - dice il Vescovo - la celebrazione della messa per Rita nel giorno anniversario intende riconciliare la memoria del passato con l’impegno del presente nel combattere ogni forma di mafiosità per affermare il valore della pacifica convivenza dei cittadini fondata nella giustizia e nella promozione di rapporti umani animati dalla fraternità». Ma chi era Rita Atria? Nata da una famiglia mafiosa a  undici anni perde il padre Vito, mafioso della famiglia di Partanna, ucciso da Cosa Nostra. Sono gli anni dell'ascesa dei corleonesi e della seconda guerra di mafia. Alla morte del padre, Rita si lega ancora di più al fratello Nicola ed alla cognata Piera Aiello. Da Nicola, anch'egli mafioso, Rita raccoglie le più intime confidenze sugli affari e sulle dinamiche mafiose a Partanna. Nel giugno 1991 Nicola Atria verrà ucciso dalla mafia. Sua moglie Piera Aiello decide dunque di collaborare con la giustizia. Rita Atria, a soli 17 anni, nel novembre 1991, decide di seguire le orme della cognata, cercando, nella magistratura, giustizia per quegli omicidi. Il primo a raccogliere le sue rivelazioni fu Paolo Borsellino al quale si legò come ad un padre. Le deposizioni di Rita e di Piera, unitamente ad altre deposizioni hanno permesso di arrestare diversi mafiosi. Una settimana dopo la strage di via d'Amelio, Rita Atria si uccise a Roma, dove viveva in segreto, lanciandosi dal settimo piano. Rita Atria per molti rappresenta un’eroina, per la sua capacità di rinunciare a tutto, finanche agli affetti della madre (che la ripudiò e che dopo la sua morte distrusse la lapide a martellate), per inseguire un ideale di giustizia attraverso un percorso di crescita interiore che la porterà dal desiderio di vendetta al desiderio di una vera giustizia. Rita (così come Piera Aiello) non era una pentita di mafia: non aveva infatti mai commesso alcun reato di cui pentirsi. Correttamente ci si riferisce a lei come testimone di giustizia, figura questa che è stata legislativamente riconosciuta con la legge 45 del 13 febbraio 2001.

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