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Poma, incostituzionale l'abolizione delle Province

18 Luglio 2012 15:22, di Niki
Poma, incostituzionale l'abolizione delle Province
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Trapani, 18 maggio 2012- Il problema relativo alla preannunciata abolizione delle province è stato al cento di un convegno dei Consiglieri Provinciali della Sicilia, organizzato dall’URPS e svoltosi recentemente a Palermo. Al convegno hanno partecipato il presidente del consiglio provinciale Peppe Poma assieme ai colleghi Franco Cucchiara, Salvatore Daidone e Santo Sacco. In una nota Peppe Poma sottolinea di aver “ preso atto, anche con una certa soddisfazione, che ha trovato riscontro quello che questa Presidenza e l’intero Consiglio Provinciale di Trapani, attraverso dichiarazioni, documenti scritti, apposite riunioni, lettere e comunicati vari, ha sempre sostenuto da quasi due anni a questa parte: e cioè che la soppressione delle Province è un provvedimento non proponibile perché incostituzionale. Lo ha detto il Presidente del Consiglio Provinciale, Peppe Poma, intervenendo in sede di Conferenza dei Capigruppo e poi questa mattina in Aula, per illustrare quanto emerso durante la predetta riunione, ma lo ha soprattutto affermato, ancor più autorevolmente, la Prof.ssa Ida Nicotra, una delle più preparate docenti universitarie di tutta la Sicilia in materia di diritto costituzionale. Quest’ultima, in particolare, ha evidenziato come il Governo-Monti abbia modificato il tiro rispetto al precedente decreto, in cui si prevedeva la totale abolizione delle Province anziché l’accorpamento, al fine di neutralizzare i rilievi di incostituzionalità che il prossimo 6 novembre potrebbero venire dalla Consulta a seguito dei tanti ricorsi presentati. La Prof.ssa Nicotra ha inoltre ricordato che la Regione Siciliana sarà chiamata a recepire la riforma ma che, nel farlo, avrà la facoltà di ribadire il principio di elezione diretta senza compromettere quello dell’equilibrio di bilancio, sancito dalla nuova formulazione dell’articolo 81 della Costituzione. Anche perché l’inquadramento delle Province tra gli enti di secondo grado collide, si scontra con il principio di rappresentatività diretta degli enti territoriali sancito sempre dal testo costituzionale.  In altri termini, la conquista del principio dell’elezione diretta non può essere messa in discussione. Così come non può essere messo in discussione il ruolo, insostituibile, delle Province quale elemento di coesione territoriale. Pertanto, condividendo e facendosi portavoce dell’indicazione e della volontà espresse con determinazione dall’URPS, il Presidente Poma ha rivolto una forte esortazione a tutti i gruppi consiliari affinché si avvii una approfondita interlocuzione con il Governo della nostra Regione. Ciò dovrà avvenire in tempi rapidi perché la questione deve essere posta sul tavolo durante la prossima campagna elettorale, prima cioè della elezione della nuova Assemblea Regionale Siciliana, precisando, per essere ancora più chiaro, che i partiti, i deputati regionali, ma anche i prossimi candidati nel loro programma elettorale, dovranno esprimere, senza se e senza ma, qual è la loro posizione e quali sono i loro propositi circa il ruolo delle Province Regionali della Sicilia. Se cioè vogliono che questi enti di area vasta, essenziali sotto il profilo della organizzazione democratica del Paese fissata dall’art. 114 della Costituzione repubblicana, debbono continuare ad esistere, svolgendo al meglio le loro mansioni istituzionali, divenendo anzi, dotandole di tutte le previste  funzioni, motori di propulsione dello sviluppo economico e sociale. Nei prossimi mesi infatti – come scrive l’Unione Regionale delle Province Siciliane in un proprio comunicato - ci sarà un’accelerazione su questi temi ed è importante che ognuno dia un contributo, al di là delle appartenenze, per trovare una convergenza. Fondamentale sarà il rapporto di ogni Consigliere Provinciale con i rappresentanti della politica a livello locale. Anche in questa occasione, seppur non si parla più di soppressione, sic et simpliciter, degli Enti Provincia bensì di accorpamenti,  Peppe Poma ha voluto inoltre ribadire il convinto e motivato “no” del Consiglio Provinciale di Trapani allo stravolgimento delle loro funzioni e del loro assetto politico-istituzionale che implicherebbe altresì l’eliminazione di precisi cardini di riferimento storico e culturale, senza dimenticare che la “diminutio” del decentramento democratico è sempre e comunque un fatto molto negativo.  Desidero ancora una volta sottolineare – ha aggiunto il Presidente del Consiglio Provinciale - che il problema non è tanto la soppressione o l’accorpamento o la diminuzione del numero delle Province quanto la necessità di porre maggiore attenzione all’esigenza che le stesse Province hanno di essere messe nella condizione, anche per dare impulso all’economia locale in questo momento di crisi, di gestire la titolarità delle proprie funzioni e delle proprie competenze. Assodato, grazie all’autonomia di cui gode la nostra Regione, che Governo e Assemblea non sono obbligati a recepire passivamente quanto previsto dal cosiddetto decreto “Salva Italia” in materia di Province, voglio altresì aggiungere che appare condivisibile la proposta riforma istituzionale per quanto concerne le Prefetture e le Questure, l’accorpamento dei Comuni sotto i 10 mila abitanti e la soppressione degli ATO, dei Consorzi e di altri enti effettivamente inutili, se non per fungere da carrozzoni di vario genere, che costano un occhio della testa ai cittadini-contribuenti senza alcun beneficio in termini concreti. Un’ultima riflessione riguarda, infine, la sussistenza delle due condizioni (numero di abitanti e superficie del territorio) che in atto, sulla base di quanto previsto dal decreto per realizzare la “spending review”, fanno sì che una Provincia venga esclusa dall’obbligo di accorparsi con altre confinanti. Ebbene, la Provincia di Trapani – fa notare il Presidente Poma – possiede il requisito del numero degli abitanti (oltre 436 mila rispetto ai 350 mila richiesti)  ma non quello (circa 2500 Kmq a fronte degli occorrenti 3 mila) della superficie del proprio territorio. Non si tiene però conto (ed è certamente un vulnus del decreto in questione) di altri importantissimi fattori. La Provincia di Trapani, per esempio, fra i suoi 24 Comuni comprende quello di Marsala che, con quasi 83 mila residenti, è addirittura il 5° della Sicilia per numero di abitanti. Figurano inoltre altre città quali Mazara del Vallo (oltre 51 mila abitanti), Alcamo (46 mila circa), Castelvetrano (oltre 30 mila), che possono competere con taluni capoluoghi di altre Province che, pur possedendo il requisito della estensione territoriale, non hanno certo l’importanza e la valenza dei succitati Comuni e, quindi, della nostra Provincia il cui capoluogo, Trapani, è giusto ricordarlo, conta circa 71 mila abitanti che però diventano quasi 100 mila se sommati ai circa 29 mila che popolano le frazioni pedemontane di Erice le quali, in pratica, costituiscono la periferia trapanese, territorio che può altresì vantare la presenza operativa dell’aeroporto internazionale di Birgi, la cui società di gestione, di cui è socio di riferimento, proprio la Provincia Regionale di Trapani, ha recentemente ottenuto la concessione trentennale da parte dell’ENAC, a conferma del positivo lavoro svolto dalla stessa Provincia Regionale, oltre che dall’Airgest, e del fatto che il “Vincenzo Florio” costituisce ormai volano forte e indispensabile per lo sviluppo del turismo e dell’economia nel suo complesso dell’intero territorio provinciale.  Peppe Poma ha concluso il suo intervento ricordando, come peraltro sostenuto anche da eminenti studiosi del diritto costituzionale, che le Regioni sono nate per legiferare, mentre le Province, che sono uno dei cinque elementi costitutivi della Repubblica Italiana, sono chiamate, assieme ai Comuni, ad amministrare il territorio.

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