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Cronaca
Trapani

Processo Altamirano, sentiti medico legale e zia di Lorenz

10 Febbraio 2016 20:38, di Ornella Fulco
Processo Altamirano, sentiti medico legale e zia di Lorenz
Cronaca
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Ancora un'udienza, oggi, davanti alla Corte di Assise di Trapani, del processo contro Aminta Altamirano Guerrero, la 34enne messicana accusata di aver ucciso, nel luglio del 2014, il figlioletto Lorenz Renda di cinque anni con un'overdose di Laroxyl, un farmaco antidepressivo. Stamane è stato ascoltato il medico legale Fabrizio Ammoscato che visitò Enzo Renda, padre del piccolo, in occasione del rilascio di una certificazione di idoneità lavorativa. Il punto sul quale si è soffermato l'avvocato Baldassare Lauria, difensore della donna, sono stati gli accertamenti a cui il pizzaiolo fu sottoposto per verificare eventuali situazioni di abuso di alcolici. Secondo il medico, che partecipò - successivamente - come consulente di parte anche all'autopsia di Lorenz Renda eseguita dal professore Paolo Procaccianti, il quadro clinico e gli esami del sangue che vennero eseguiti non fornirono alcun indizio che l'uomo potesse fare abuso di alcool come aveva affermato Aminta Altamirano Guerrero in occasione della denuncia per maltrattamenti presentata contro il compagno alcuni mesi prima della morte del bambino. A salire sullo scranno dei testimoni è stata poi Maria Antonina Renda, sorella del padre di Lorenz, che ha riferito, in particolare, sulla conversazione che lei e il marito, Antonino Maniscalchi, ebbero con padre Stefano Smedile, parroco della chiesa Santa Maria di Gesù, qualche giorno dopo il funerale del bambino. La donna ha riferito che il frate francescano li "rimproverò" di non essersi occupati della situazione di difficoltà in cui viveva Aminta Altamirano Guerrero e che, sempre in quell'occasione, avrebbe detto che, in realtà la donna non avesse l'intenzione di uccidere il figlio ma, semmai, di "farla finita" insieme al figlioletto. Una frase che padre Smedile ha categoricamente smentito sia durante la sua testimonianza davanti alla Corte sia nel corso del confronto disposto sul punto dai giudici con Antonino Maniscalchi. Quest'ultimo, che lavora come cancelliere proprio al Tribunale di Trapani, è stato protagonista oggi di un nuovo confronto, stavolta con il sostituto commissario Salvatore Biondo, in servizio al Commissariato di Polizia di Alcamo. La discordanza tra i due, rimasta tale anche dopo il faccia a faccia, riguardava la frase "la conosciamo, non si ammazza" che, secondo Maniscalchi, Biondo avrebbe pronunciato quando lui e la moglie Maria Antonina Renda gli riferirono che Enzo Renda aveva appreso da tre conoscenti della Altamirano che la donna avrebbe manifestato propositi di suicidio. Propositi - reali o presunti che siano - che non vennero presi troppo sul serio dalla stessa Renda che, oggi, durante la sua testimonianza, se ne è rammaricata riferendo che, peraltro, fino al mese di marzo del 2014, durante colloqui con assistenti sociali che seguivano la messicana, le sarebbe stato riferito che questa non aveva particolari problemi psicologici, "mi hanno riferito che era una roccia", ha detto Maria Antonina. Il processo riprenderà il prossimo 19 febbraio quando sarà proprio Aminta Altamirano Guerrero a presentarsi davanti alla Corte per riferire la sua versione dei fatti.

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