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Processo D'Alì da rifare, i suoi legali contestano le motivazioni della Cassazione 

27 Marzo 2018 09:13, di Ornella Fulco
Processo D'Alì da rifare, i suoi legali contestano le motivazioni della Cassazione 
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"Non possiamo che prendere atto, con disappunto, delle infelici motivazioni espresse dalla Cassazione che, come noto, dovrebbe solamente esaminare profili di legittimità della sentenza di appello impugnata dal Procuratore generale". Così gli avvocati Gino Bosco e Stefano Pellegrino dopo la pubblicazione delle motivazioni con cui la Cassazione, lo scorso 23 gennaio, ha annullato il verdetto della Corte d’appello di Palermo a carico dell’ex sottosegretario all’Interno Antonio D’Alì, accusato di concorso in associazione mafiosa, disponendo un nuovo processo in appello. D'Alì era stato assolto per le imputazioni relative ai fatti successivi al 1994 mentre le accuse riguardanti il periodo precedente erano state dichiarate prescritte. Una scelta non condivisa dalla Cassazione secondo cui “rispetto alla gravità di tali condotte, non appare logico operare una cesura netta tra i due periodi e non attribuire alcun rilievo postumo alla vicinanza a personaggi di primissimo piano nel panorama mafioso e all’asservimento ad operazioni immobiliari ed economiche funzionali agli interessi della cosca che possono dirsi accertati”. "Ci pare - affermano i difensori del senatore - che la Corte di Cassazione si sia spinta un po’ oltre, con alcune improprie valutazioni di merito che risultano ovviamente parziali, dato che la realtà processuale oggetto di giudizio della Suprema Corte non tiene conto, perché non poteva tenerne, di separate vicende processuali, per le quali si è creato di recente anche un giudicato definitivo, che ancora una volta hanno demolito l’impianto accusatorio del teste Birrittella: ci riferiamo, ad esempio, al processo Mannina, basato sulle uniche accuse del Birrittella di voler acquistare la Calcestruzzi Ericina per conto delle cosche trapanesi. Ebbene il Mannina è stato assolto in Cassazione ed è stata annullata interamente la misura di prevenzione patrimoniale. Pertanto la fattispecie della Calcestruzzi Ericina per come ormai processualmente delineata ed esaminata dalla Cassazione andrà necessariamente riletta, in sede di merito, senza “personaggi in cerca di gloria” e senza riferimento alcuno al preteso intervento di chicchessia in favore delle cosche trapanesi, escluso dalla stessa Cassazione nel processo Mannina (dove le accuse del Birrittella sono cadute nel vuoto assoluto) e non (in linea teorica) nel processo di Antonio D’Alì". E ancora: "Il tutto appare un po’ strano. Tuttavia, almeno, la Corte ha messo dei paletti alla eventuale nuova attività istruttoria da compiersi in sede di appello, dichiarando inammissibili le richieste di integrazioni istruttorie avanzate dal Procuratore generale al riguardo del teste Treppiedi e della vicenda del dottore Linares, articolate altresì nel ricorso per Cassazione dello stesso PG". Secondo Bosco e Pellegrino "non va sottaciuto che i punti sui quali si è soffermata la Suprema Corte sono stati già oggetto del vaglio iniziale della Procura di Palermo, che aveva già chiesto e ribadito formale proposta di archiviazione, al successivo vaglio ancor più approfondito del gip del Tribunale di Palermo e dalla Corte di Appello di Palermo che hanno concluso con l’assoluzione del D’Alì". I legali concludono con una riflessione sulla durata del procedimento, avviato con il giudizio abbreviato: "La giurisprudenza, sia di merito che di legittimità, nel tempo, ha demolito questo istituto allargando sempre più i casi di integrazioni istruttorie e di rinnovazioni dibattimentali, richieste dalle Procure, ponendo così nel nulla il diritto dell’imputato di essere giudicato con il giudizio abbreviato (anche per giungere in tempi solleciti alle sentenze) dato che evidenti buchi legislativi minano fortemente il diritto di difesa, costituzionalmente garantito. Nel caso sono già trascorsi circa 10 anni e, in prospettiva, ne trascorreranno altri 4 o 5 prima di giungere alla fine del nuovo percorso processuale che non potrà che confermare le precedenti assoluzioni di Antonio D’Alì".

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