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Cronaca
Trapani

Processo morte Lorenz Renda, ascoltati gli investigatori

15 Aprile 2015 17:19, di Ornella Fulco
Processo morte Lorenz Renda, ascoltati gli investigatori
Cronaca
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Seconda udienza, oggi, davanti alla Corte di Assise di Trapani presieduta da Angelo Pellino, del processo a carico di Aminta Altamirano Guerrero, la donna di origine messicana, 34 anni, accusata di avere ucciso il figlioletto Lorenz Renda, di cinque anni, con il quale viveva ad Alcamo dopo la separazione dal marito. Stamane è cominciato l'esame dei testimoni e sono stati ascoltati il vice questore Antonio Squillaci, dirigente del Commissariato di Alcamo all'epoca dei fatti, e il sovrintendente Alessio Russo, anch'egli in servizio presso lo stesso Commissariato. I due furono tra i primi a giungere, la mattina del 14 luglio 2014, nell’abitazione di via Amendola dove fu trovato, ormai cadavere, il bimbo. Gli investigatori hanno riferito che, in quei primi concitati momenti, tra gli oggetti che furono presi in esame all'interno dell'appartamento, c'era anche un flacone, vuoto, di Laroxyl, un farmaco antidepressivo prescritto ad Aminta Altamirano Guerrero dal medico curante. Il flacone fu indicato - secondo la ricostruzione emersa oggi in dibattimento - dalla donna stessa agli investigatori e fu lasciato nel secchio della spazzatura, dove già si trovava, fino all'arrivo degli uomini della Polizia Scientifica che provvedettero a repertarlo. E' stato, inoltre, precisato, che il flacone si presentava perfettamente chiuso con il suo tappo di sicurezza e regolarmente dotato del particolare dosatore a goccia. Secondo la tesi degli inquirenti, Aminta Altamirano Guerrero intendeva togliersi la vita insieme al suo bambino. Una tesi sempre respinta dalla donna e che, sempre secondo la tesi della Procura, sarebbe supportata dal rinvenimento di un manoscritto in cui la donna avrebbe anticipato l'intenzione di togliersi la vita, chiedendo anche che sul suo corpo e su quello del figlio non venisse effettuata l'autopsia e che, una volta cremati, le loro ceneri venissero sparse sull'isola di Cozumel, in Messico. Nella sua borsa, inoltre, furono rinvenute alcune bustine contenenti polvere bianca e un calzino al cui interno c'era una sagoma in cartone raffigurante un uomo con degli spilli appuntati. Altri oggetti, presumibilmente legati a cerimoniali di tipo Vudù - molto diffusi e praticati nelle Americhe e, quindi, coerenti con il background culturale dell'imputata - sono stati ritrovati nell'abitazione di via Amendola nel corso delle perquisizioni effettuate. Sono già agli atti anche tutta una serie di intercettazioni telefoniche ed ambientali, queste ultime realizzate sia nella sala di attesa del Commissariato di Alcamo, lo stesso giorno dei fatti, sia in carcere dove la donna è stata successivamente condotta dopo la formalizzazione delle accuse nei suoi confronti. I due investigatori hanno anche riferito che nella camera da letto della donna quel giorno vennero trovati due trolley, uno contenente vestiti suoi e del bambino, l'altro lettere e documenti di tipo sanitario e personale. Una circostanza che potrebbe essere messa in collegamento con un messaggio sms - che Altamirano Guerrero inviò alle 20.14 della sera prima della morte del bambino ad un'amica alcamese - in cui, tra l'altro si leggeva: "Io volo e Lorenz viene con me". A tal proposito, il presidente Pellino, ha chiesto al sovrintendente Russo se, tra i riscontri effettuati nel corso delle indagini, si fosse provveduto a verificare l'esistenza di prenotazioni di viaggio da parte dell'imputata e Russo ha risposto di no. Un punto apparso controverso è stato, in conclusione dell'udienza, quello riguardante i prelievi di urine e di sangue che sarebbero stati effettuati, nella stessa giornata del rinvenimento del cadavere del bambino, sulla Altamirano Guerrero. L'imputata, in una dichiarazione spontanea, ha precisato di non essere stata al Pronto Soccorso dell'ospedale alcamese. Di diverso tenore la testimonianza del sovrintendente Russo che, citando i rapporti stilati in quell'occasione, ha parlato di un prelievo di sangue che sarebbe stato effettuato all'ospedale mentre le urine della donna sarebbero state raccolte in Commissariato. Il difensore di Aminta, l'avvocato Baldassare Lauria, ha chiesto alla Corte che l'acquisizione agli atti del referto prodotto dagli inquirenti, poichè privo di indicazione delle generalità della paziente a cui si riferisce, sia condizionata all'esame del medico che lo ha materialmente stilato e della sostituto-commissario Castiglione che fu quella, tra i funzionari di Polizia, a seguire quasi passo passo, dopo la morte del bimbo, la donna. L'esame del sangue, in ogni caso, non potè essere eseguito perchè - ha riferito Russo - il campione prelevato al Pronto Soccorso andò perso non essendone stata richiesta in tempo, da parte della Polizia, la sua conservazione. Quanto al flacone di antidepressivo rinvenuto nell'abitazione, è stato anche precisato che, secondo quanto attestato dalla casa farmaceutica produttrice, il farmaco avrebbe un sapore amaro e sgradevole, quindi, secondo gli investigatori, poco attraente per un bambino così come difficile sarebbe stato, sempre secondo l'accusa, per un bimbo di cinque anni, riuscire a svitare il tappo di sicurezza della boccetta, la cui confezione di cartone, invece, era stata trovata su un mobile della cucina. Il processo proseguirà il prossimo 13 maggio con le audizioni di altri investigatori del Commissariato di Polizia di Alcamo.

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