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Processo morte Lorenz Renda: Laroxyl letale per inalazione?

11 Aprile 2017 18:00, di Ornella Fulco
Processo morte Lorenz Renda: Laroxyl letale per inalazione?
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E' questa la domanda alla quale nella prossima udienza fissata per il 18 aprile dovrà rispondere la dottoressa Di Gaudio, già sentita dalla Corte, dopo i quesiti emersi nell'udienza di oggi che si era aperta con la rinuncia del pm Antonio Sgarrella ad ulteriori quesiti in merito alla relazione depositata lo scorso 21 marzo dai due periti, nominati dai giudici della Corte d'Assise di Trapani, incaricati di effettuare ricerche di materiale genetico su alcuni oggetti e sul flacone di Laroxyl sequestrati nell'abitazione di via Amendola, ad Alcamo, dove nel luglio 2014 fu trovato morto Lorenz Renda di cinque anni. L'udienza del processo contro la madre, la messicana Aminta Altamirano Guerrero, si è ridotta a poche domande poste dall'avvocato di parte civile, Pietro Vitiello, alla dottoressa Elena Carra, professore aggregato di Biotecnologie cellulari applicate del Dipartimento di Scienze e Tecnologie molecolari e biomolecolari dell’Università di Palermo, che, insieme a Nicolò Pulizzi, direttore del Laboratorio di analisi investigative della Polizia di Palermo, aveva ampiamente illustrato i risultati raggiunti nell'udienza precedente. Anche i legali della difesa, infatti, gli avvocati Baldassare Lauria e Caterina Gruppuso, hanno rinunciato ad ulteriori approfondimenti ritenendo sufficienti gli elementi acquisiti tramite la perizia. Vitiello si è soffermato sulle tracce biologiche trovate sul flacone di Laroxyl, l'antidepressivo prescritto all'imputata che è stato la causa della morte del bambino, chiedendo alla dottoressa Carra se fosse possibile quantificare il "peso" delle stesse ma questa ha chiarito che le tracce sono state esaminate essenzialmente dal punto qualitativo piuttosto che quantitativo. L'avvocato di parte civile ha anche chiesto se nel caso di commistione di DNA di due persone su alcuni oggetti - in questo caso madre e figlio - come evidenziato dalla perizia -  il trasferimento di materiale biologico possa essere stato causato dal contatto di uno solo dei soggetti che, in qualche modo, abbia "trasportato" anche quello dell'altro dopo esserne venuto a contatto. Il riferimento era sia ad alcuni cucchiai trovati nella cucina dell'abitazione sia alla boccetta del farmaco dove il DNA di Lorenz Renza è stato trovato anche all'interno del collo del contenitore di vetro. "In astratto - ha risposto la dottoressa Carra - questo processo può anche avvenire ma, nel caso specifico, date le campionature fatte in diverse parti della bottiglietta, ciò appare alquanto difficile da ipotizzare. In ogni caso - ha proseguito - non esiste un esame per stabilire la sequenza temporale con cui le tracce di madre e figlio si sono depositate sugli oggetti dove sono state trovate". Il legale di parte civile si è poi soffermato su una indicazione, contenuta nella scheda tecnica del farmaco e riportata nella relazione dei periti, secondo cui il Laroxyl può essere tossico e anche letale se "inalato", chiedendo se di ciò possono restare tracce nell'apparato respiratorio. Una domanda alla quale Carra ha detto di non poter rispondere in base alla sua specializzazione professionale. L'udienza si è quindi chiusa con la richiesta, da parte dei legali della difesa, di poter produrre agli atti la scheda tecnica del Laroxyl e del pm Sgarrella di accertare - sentendo nuovamente i periti Procaccianti o Locatelli - se l'eventuale inalazione del farmaco può giustificare i quantitativi riscontrati nei reperti prelevati dal bambino in sede di autopsia. La Corte ha deciso di voler approfondire le modalità attuative di una ipotetica inalazione "per dirimere ogni dubbio residuo" e ha deciso di avvalersi di un chimico più che di un medico legale disponendo di riascoltare, nella prossima udienza fissata per il 18 aprile, la professoressa Di Gaudio che risponderà sul quesito riguardante le procedure con cui è possibile l'inalazione del Laroxyl.

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