Trapani Oggi
Trapani Oggi

Martedì, 20 Agosto 2019

Trapani Oggi
Notizie Cosa Fare in città Video

Relazione DIA: "Cosa Nostra trapanese è ancora compatta e forte" - Trapani Oggi

0 Commenti

3

0

3

0

0

Testo

Stampa

barraco
Attualità
Trapani

Relazione DIA: "Cosa Nostra trapanese è ancora compatta e forte"

02 Febbraio 2017 16:41, di Ornella Fulco
Relazione DIA: "Cosa Nostra trapanese è ancora compatta e forte"
Attualità
visite 242

"Nella provincia di Trapani la mafia presenta connotazioni di maggiore coesione e impermeabilità e, più che altrove, sembra conservare un modello organizzativo compatto, retto dalla leadership del boss latitante Matteo Messina Denaro, e una forte capacità di condizionamento ambientale". E' il dato che emerge dall'ultima relazione semestrale della DIA secondo cui, a differenza delle altre cosche siciliane, quella del Trapanese ha aumentato la propria influenza anche nel Palermitano e, in generale, in tutta Cosa nostra. In Sicilia i settori maggiormente interessati dall'infiltrazione mafiosa sono risultati quelli legati all’edilizia, ai trasporti e all’agroalimentare. In molti casi, le indagini hanno evidenziato anche l’attivismo di una vasta area grigia - composta da taluni imprenditori, professionisti, esponenti della politica o pubblici funzionari - che concorre al successo delle strategie mafiose. Tali soggetti, come emerso in diverse indagini, hanno messo a disposizione le propria professionalità o le stesse imprese nell’intento di agevolare l’associazione mafiosa, beneficiando, di contro, di alcuni “servizi” - protezione, liquidità, garanzie nell’aggiudicazione di appalti - che nelle prime fasi dell’“accordo” rappresentano una sorta di avviamento mafioso. "Nel perseguire i propri obiettivi - si legge nel documento della DIA - l’organizzazione criminale tende ad avvalersi, da una parte, di proseliti inclini alla commissione di reati e, dall’altra – oltre che degli imprenditori e dei professionisti – di figure investite di rappresentanza politico-amministrativa, condizionando così il buon andamento delle Amministrazioni locali, in ciò facendo anche leva sulla corruzione. Tutto questo comporta una ricaduta sulla collettività in termini di danno sia patrimoniale, notevolmente più ingente rispetto a quello provocato dal crimine comune, sia psicologico, perché, come ha sottolineato in un’intervista il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, “aumenta il senso di impunità fra i criminali, che si sentono incoraggiati a delinquere per il calcolo costi-benefici (“fai molti soldi e non rischi nulla”) e cresce la frustrazione degli onesti…”. Grazie alla capacità di intessere “relazioni esterne”, secondo il rapporto della DIA, la mafia del Trapanese "riesce ad esprimere un’elevata capacità di mimetizzazione, perseverando nell’opera di inquinamento dell’economia locale". Diverse sono state, nel semestre preso in esame le operazioni della DIA a salvaguardia della legalità come il sequestro - eseguito nel mese di maggio - del patrimonio immobiliare, societario e finanziario di un imprenditore, indiziato mafioso, per un valore di oltre 5 milioni di euro. Un ulteriore sequestro di beni è stato eseguito, nel giugno scorso, nei confronti di due imprenditori, padre e figlio - il primo indiziato di appartenere a Cosa nostra - che avevano fornito supporto economico a componenti della famiglia mafiosa di Mazara del Vallo. Il settore edile è risultato tra quelli di principale interesse dei clan del Trapanese, come confermato dagli esiti dell’operazione “Cemento del golfo” che ha fatto luce sulle modalità di infiltrazione nel sistema dei sub appalti, delle forniture e della produzione e distribuzione degli inerti nel ramo dell’edilizia, pubblica e privata. Da segnalare, ancora, la confisca dei beni di un soggetto facente parte di Cosa nostra e collegato con le organizzazioni criminali dei Casalesi e della ‘ndrangheta, che si era avvalso di tali collegamenti per potenziare ed incrementare la sua attività di intermediazione nel commercio di prodotti ortofrutticoli. Nel Trapanese è stata anche constatata l’ulteriore diffusione di coltivazioni di cannabis indica, specie nell’area di Marsala, dove il maresciallo dei Carabinieri Silvio Mirarchi, impegnato in un servizio di appostamento nei pressi di una serra adibita alla coltivazione di cannabis, è stato ucciso da uno dei guardiani della piantagione. Allo stesso modo, resta diffusa l’attività estorsiva che consente un facile approvvigionamento di liquidità ed una capillare forma di controllo del territorio.

© Riproduzione riservata

Commenti
Relazione DIA: "Cosa Nostra trapanese è ancora compatta e forte"
Il tuo messaggio è stato correttamente registrato e sarà valutato al più presto da un moderatore.
Altre Notizie