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Cronaca
Marsala

Scoperta truffa alla Casa di riposo "Giovanni XXIII"

30 Giugno 2017 10:54, di Ornella Fulco
Scoperta truffa alla Casa di riposo "Giovanni XXIII"
Cronaca
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Indicava nei bilanci annuali di previsione voci attive per importi considerevoli, assolutamente aleatorie e prive di ragionevole certezza, così da simulare la regolare operatività della Casa di riposo “Giovanni XXIII” anche per ottenere ingenti contributi pubblici erogati per la prosecuzione dell’attività d’istituto. E’ quanto hanno dimostrato, a carico del commissario straordinario I. G., le indagini condotte dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Marsala e coordinate dalla locale Procura della Repubblica, sulla gestione amministrativa e contabile dell’Istituto pubblico di assistenza e beneficenza “Giovanni XXIII” di Marsala. I militari delle Fiamme Gialle hanno esaminato dettagliatamente la documentazione tecnico-contabile dell’ente ricostruendo l’aggravamento, nel corso degli ultimi anni, del dissesto finanziario e verificando che, a partire dal bilancio di previsione 2013, erano state indicate entrate per oltre 2 milioni e 200mila di euro oggettivamente aleatorie in quanto riferite alla prestazione di servizi di ricovero e di assistenza in realtà non contemplati in alcuna convenzione sottoscritta con i competenti Assessorati regionali alla Salute e alla Famiglia. Secondo gli investigatori sarebbe proprio grazie a questa sovrastima dolosa, confermata dalla disamina dei successivi bilanci consuntivi, che l’IPAB ha, di fatto, potuto continuare ad operare, beneficiando di ulteriori somme, erogate dalla Regione e dal Comune di Marsala sotto forma di contributi per la mera prosecuzione dell’attività. In altre parole, pur in assenza di convenzioni stipulate con altri Enti, il commissario straordinario “gonfiava” artatamente la voce “entrate” dei bilanci di previsione, garantendo così il pareggio di bilancio richiesto per testimoniare la vitalità e la "buona salute" finanziaria dell’Istituto e continuare ad ottenere, quindi, contributi pubblici. Secondo quanto emerso dalle indagini, i requisiti per mantenere in vita l’IPAB erano insussistenti almeno a partire dal 2013: conseguentemente, il commissario straordinario pro tempore è stato accusato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale. Le indagini hanno consentito di accertare e segnalare alla Procura della Repubblica di Marsala indebite erogazioni pubbliche richieste, tra il 2013 ed il 2015, per oltre 2 milioni e 200mila euro, di cui circa 700mila già elargiti dagli enti pubblici interessati. Analoga segnalazione, per le valutazioni di competenza, è stata inoltrata alla Procura regionale della Corte dei Conti per la Sicilia.

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