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Cronaca
Castelvetrano

Sequestrati beni per ottocento mila euro

05 Ottobre 2019 09:44, di Laura Spanò
Sequestrati beni per ottocento mila euro
Cronaca
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I finanzieri del Nucleo di Polizia economico-Finanziaria di Trapani hanno eseguito un sequestro di beni per un valore complessivo di 800mila euro, in esecuzione a due decreti finalizzati alla confisca, ai sensi della normativa antimafia.I provvedimenti, emessi dal Tribunale di Trapani su proposta della Direzione Distrettuale Antimafia, riguardano i fratelli Rosario e Giovanni Firenze, nonchè i rispettivi nuclei familiari.
Sono stati sequestrati: un fabbricato rurale e un appezzamento di terreno agricolo – tutti ubicati nel territorio del comune di Castelvetrano - e due autoveicoli, per un valore complessivo di circa 800 mila euro.
Il sequestro scaturisce da accertamenti patrimoniali avviati nel 2017 su apposita delega della Procura Distrettuale di Palermo, accertamenti che hanno riguardato soggetti nei cui confronti erano state svolte attività investigative da parte dei Carabinieri di Trapani nell’ambito dell’operazione “EBANO”. Nel corso delle indagini gli investigatori sono riusciti a dimostrare la contiguità della famiglia Firenze a quella del boss latitante Matteo Messina Denaro, e questo risalendo ai rapporti di amicizia già esistenti tra il boss superlatitante ed il defunto Vincenzo Firenze (padre di Rosario e Giovanni) e dal rapporto di ”comparaggio” tra Rosario Firenze e Vincenzo Panicola, marito di Anna Patrizia Mesina Denaro, una delle sorelle del latitante.
"In questo ambito- scrivono gli investigatori -  era emersa anche la pervasiva capacità dell’impresa “Vincenzo FIRENZE S.r.l.” di ottenere l’indebita aggiudicazione di svariati lavori di manutenzione della rete viaria e fognaria del comune di Castelvetrano. Quest’ultima società era stata già destinataria di interdittiva antimafia nel 2013 e successivamente, proprio allo scopo di eludere il provvedimento interdittivo che si basava sulla constatazione della contiguità del suo titolare Rosario Firenze a “cosa nostra”, parte dei suoi beni patrimoniali ancora redditizi furono fraudolentemente trasferiti ad una nuova società, la F.G. S.r.l.s., di cui è divenuto amministratore e proprietario il fratello Giovanni".

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