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Sequestrati beni per oltre 15 mln agli eredi dell'imprenditore Miceli - Trapani Oggi

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Cronaca
Trapani

Sequestrati beni per oltre 15 mln agli eredi dell'imprenditore Miceli

08 Aprile 2014 09:34, di Ornella Fulco
Sequestrati beni per oltre 15 mln agli eredi dell'imprenditore Miceli
Cronaca
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Beni, per un valore di oltre 15 milioni di euro, sono stati confiscati dalla Direzione Investigativa Antimafia di Trapani, agli eredi dell'imprenditore marsalese Ignazio Miceli deceduto nel gennaio 2010. Il provvedimento è stato emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Trapani, a conclusione del procedimento di prevenzione a carattere patrimoniale, avviato su proposta del Direttore della Dia Arturo De Felice. Miceli, imprenditore nel settore dei trasporti alimentari, già sorvegliato speciale di pubblica sicurezza, venne ritenuto dagli inquirenti organico in seno alla “famiglia” mafiosa di Marsala e, per questo arrestato nel 2003. Dalle indagini condotte dalla Dia era emerso, infatti che l'imprenditore era parte attiva nelle attività di estorsione della cosca e nella gestione della latitanza di alcuni suoi pericolosi esponenti. Le investigazioni erano scaturite dalle dichiarazioni del collaboratore di Giustizia Mariano Concetto, già uomo d’onore della stessa famiglia mafiosa e dalle intercettazioni ambientali e telefoniche effettuate che diedero vita all'operazione della Polizia denominata “Progetto Peronospera”. Ignazio Miceli venne condannato, in primo grado, a sei anni e otto mesi di reclusione ma fu assolto, nel marzo del 2008, dalla Corte D’Appello di Palermo. Nel frattempo, la sua azienda di trasporti, la “A.F.M. TRASPORTI”, fittiziamente intestata ad altre persone, era riuscita ad espandere le proprie attività e la propria flotta commerciale, ponendosi come impresa leader della provincia trapanese nei trasporti di prodotti ortofrutticoli diretti ai mercati del sud Italia. Le indagini della Dia, intanto, avevano consentito di portare alla luce l’inquietante esistenza, all’interno dei più importanti mercati ortofrutticoli del sud del Paese, di una spartizione degli affari da parte delle principali organizzazioni malavitose e di una monopolizzazione del settore dei trasporti su gomma da parte della cosiddetta "ala Schiavone" del clan camorristico dei Casalesi che avevano stretto alleanze con varie espressioni territoriali della mafia siciliana. I mezzi del clan erano utilizzati anche per altre attività illecite, come il traffico di armi. Interfaccia imprenditoriali di Cosa nostra siciliana erano i fratelli Antonio e Massimo Sfraga che agivano sotto l’egida e la direzione dell’anziano patriarca mafioso Gaetano Riina, fratello di Totò Riinna, residente a Mazara del Vallo. Beneficiario principale, in provincia di Trapani, dell’accordo affaristico-mafioso tra i camorristi e i mafiosi trapanesi sarebbe stato, appunto, Ignazio Miceli. La confisca odierna ai danni dei suoi eredi riguarda ditte individuali, società di capitali, beni immobili e mobili e diverse disponibilità finanziari. In particolare sono stati confiscati l'intero capitale sociale ed il compendio aziendale della società denominata: “A.F.M. TRASPORTI s.r.l.”, con sede in contrada Strasatti di Marsala, l'intero capitale sociale ed il compendio aziendale della società denominata: “EURO FRIGO MARSALA SOC COOP.” in liquidazione, con sede a Marsala, l'ntero capitale sociale ed il compendio aziendale della società denominata “A.F.M. AUTOFRIGO MARSALA SOC COOP. con sede in contrada Strasatti di Marsala. Confiscati anche due terreni, uno in contrada Ciancio e al'tro in contrada Ciavolo, entrambi con destinazione d’uso industriale/commerciale, 53 camion frigoriferi e 8 conti bancari.

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