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Sequestrati beni per oltre 3 mln di euro a cugino di Matteo Messina Denaro - Trapani Oggi

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Cronaca
Castelvetrano

Sequestrati beni per oltre 3 mln di euro a cugino di Matteo Messina Denaro

11 Settembre 2014 10:50, di Ornella Fulco
Sequestrati beni per oltre 3 mln di euro a cugino di Matteo Messina Denaro
Cronaca
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Beni, per un valore di oltre 3 milioni di euro, sono stati sequestrati, nell'ambito di un’operazione antimafia condotta dalla Direzione investigativa antimafia, dalla Guardia di Finanza e dal Raggruppamento operativo speciale dei Carabinieri di Palermo, nei confronti dell'imprenditore Giovanni Filardo, di Castelvetrano, cugino del boss latitante Matteo Messina Denaro. Il provvedimento è stato emesso dall'Ufficio Misure di Prevenzione del Tribunale di Trapani, ai sensi della legislazione antimafia, accogliendo la proposta di sequestro finalizzato alla confisca avanzata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo. Filardo era stato arrestato, nel marzo del 2010, nell’ambito dell’operazione “Golem- fase II”, perché accusato di far parte del mandamento mafioso di Castelvetrano per conto del quale avrebbe curato, insieme ad altri affiliati, attività di estorsione e l’approvvigionamento, il reinvestimento e l’interposizione fittizia di capitali di illecita provenienza. L'imprenditore era stato accusato anche di aver fatto da "postino" per i messaggi provenienti da e indirizzati a Matteo Messina Denaro. Assolto, in primo grado, dal Tribunale di Marsala dal reato di associazione a delinquere di tipo mafioso, nel dicembre 2013, Giovanni Filardo era stato nuovamente raggiunto da un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip di Palermo, su richiesta dei magistrati della Dda coordinati dal Procuratore aggiunto Teresa Principato, nell’ambito dell’operazione "Eden". In quest'ultimo caso gli si contestavano i reati di trasferimento fraudolento di beni, per agevolare l’attività di Cosa nostra, avendo intestato fittiziamente a terzi la titolarità e la disponibilità di somme di denaro ed altri beni. Il sequestro eseguito stamane riguarda un complesso aziendale, numerosi mezzi d’opera ed automezzi, terreni, una villa con finiture di pregio e altri beni mobili ed immobili per un valore stimato di oltre 3 milioni di euro. Le indagini di natura economico-finanziarie condotte dalla Dia di Trapani, dal Ros dei Carabinieri, dal Servizio centrale Investigazioni criminalità organizzata e dal Gico della Guardia di Finanza di Palermo, coordinate dal Procuratore aggiunto della Dda di Palermo, Bernardo Petralia, hanno consentito di dimostrare la manifesta sproporzione tra il valore dei beni e il reddito ufficialmente dichiarato dall’imprenditore. Dopo il suo primo arresto l’imprenditore aveva tentato di trasferire fittiziamente ai propri familiari denaro ed aziende, temendo, appunto, che potessero finire sequestrati ma il livello di efficienza raggiunto dagli investigatori nell’individuare e aggredire i patrimoni illeciti di Cosa nostra ha consentito di rendere vano il suo escamotage.

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