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Cronaca
Palermo

Sequestrati beni per oltre 450 mln all'imprenditore Di Giovanni

28 Ottobre 2014 08:34, di Ornella Fulco
Sequestrati beni per oltre 450 mln all'imprenditore Di Giovanni
Cronaca
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Beni per oltre 450 milioni di euro sono stati sequestrati dalla Direzione Investigativa Antimafia al noto imprenditore palermitano Calcedonio Di Giovanni, 75 anni, ritenuto dagli investigatori "legato in affari" con le famiglie mafiose del mandamento di Mazara del Vallo. Gli stretti legami con i vertici di cosa nostra ed il collegamento con noti esponenti dediti al riciclaggio internazionale, avrebbero permesso all’imprenditore di realizzare un ingente patrimonio immobiliare, oggi sequestrato. La proposta di applicazione della misura di prevenzione patrimoniale, avanzata dal Direttore della Dia, è stata accolta dal Tribunale di Trapani-Sezione Misure di Prevenzione, presieduta da Piero Grillo, che ha emesso il relativo provvedimento di sequestro, condividendo le investigazioni condotte dalla Dia trapanese, d’intesa con il Procuratore aggiunto Bernardo Petralia, coordinatore del “Gruppo Misure di Prevenzione” della Dda di Palermo. La figura di Calcedonio Di Giovanni, per come emerge da acquisizioni processuali, è quella di un imprenditore che "non disdegna di entrare in rapporti di affari con le imprese mafiose, di assicurare alle cosche l’ottenimento di lauti guadagni e di fungere da anello di collegamento con il mondo economico per l’investimento dei profitti e per l’intestazione dei beni". Una attenta ricostruzione della storia meno recente della mafia mazarese, dei suoi legami con i vertici di cosa nostra e della camorra napoletana, dopo avere messo in luce l’enorme redditività dei traffici internazionali di stupefacenti e di tabacchi ha messo in collegamento - ricorda la nota diffusa dagli investigatori- la figura di Di Giovanni con uno dei principali artefici del riciclaggio internazionale, ossia Vito Roberto Palazzolo. Nei primissimi anni Settanta -  riferiscono gli inquirenti - Calcedonio Di Giovanni, che è originario di Monreale, giovane ed insospettabile parente di Calcedonio Bruno, "spietato killer al servizio del capo mafia mazarese Mariano Agate", aveva rilevato da Palazzolo, pagandolo 500 milioni delle vecchie lire, un enorme complesso edilizio, poi divenuto il villaggio turistico "Kartibubbo", in fase di realizzazione sul litorale di Campobello di Mazara, nel quale erano stati investiti notevoli capitali, "ritenuti provento del traffico di droga e contrabbando di tabacchi gestiti dalla mafia trapanese e palermitana". Più collaboratori di giustizia hanno dichiarato - riferiscono gli investigatori - che Di Giovanni era portatore degli interessi delle cosche mafiose siciliane, evidenziando anche i suoi collegamenti con il commercialista Giuseppe Mandalari e la Massoneria non ortodossa. L’immenso patrimonio immobiliare realizzato da Di Giovanni, con risorse di ignota provenienza, sarebbe stato utilizzato in diverse occasioni per ospitare pregiudicati mafiosi latitanti. Negli anni più recenti, - si legge ancora nella nota diffusa dalla Dia - "attraverso meccanismi fraudolenti, Calcedonio Di Giovanni, ha avuto accesso a cospicui finanziamenti pubblici, coinvolgendo nei propri progetti anche interessi della mafia di Castelvetrano e, in particolare, quelli di Filippo Guttadauro, fratello del capo mafia palermitano Giuseppe Guttadauro e cognato del boss latitante Matteo Messina Denaro". Il patrimonio sequestrato all'imprenditore comprende 20 società operanti nel settore immobiliare ed i relativi compendi aziendali, 547 unità immobiliari, 12 veicoli, 8 rapporti e depositi bancari, per un valore complessivamente stimato in oltre 450 milioni di euro.

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