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Si celebra oggi la "Giornata Internazionale della Pace"

21 Settembre 2014 12:33, di Ornella Fulco
Si celebra oggi la "Giornata Internazionale della Pace"
Cultura
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Si celebra oggi la Giornata Internazionale della Pace. La ricorrenza è stata istituita il 30 novembre 1981 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per riconoscere gli sforzi di coloro che si sono adoperati per mettere fine ai conflitti e promuovere la pace. Le Nazioni Unite invitano tutti a onorare questa ricorrenza cessando le ostilità per 24 ore e organizzando eventi di istruzione e di sensibilizzazione pubblica su temi legati alla pace. “Chiediamo ai combattenti di deporre le armi in modo che tutti possano respirare l’aria di pace” ha ricordato il Segretario Generale Ban Ki-moon. Il tema scelto per l’edizione 2014 della Giornata Internazionale della Pace è “Il diritto dei popoli alla pace“, presupposto imprescindibile per il pieno godimento di tutti i diritti umani. “Pace e sicurezza sono fondamenta essenziali per il progresso sociale e lo sviluppo sostenibile - scrive nel suo messaggio il Segretario generale delle Nazioni Unite in occasione della Giornata odierna - Per questa ragione, tre decenni fa, le Nazioni Unite hanno affermato il diritto alla pace dei popoli. Il prossimo anno commemoreremo il 70° anniversario delle Nazioni Unite. La nostra Organizzazione è fondata sull’impegno di salvare le generazioni future dalla piaga della guerra. Abbiamo fatto molto. Ma la strada è ancora lunga. La Pace è una lunga strada che dobbiamo percorrere insieme – passo dopo passo, iniziando oggi. Teniamola nei nostri cuori e menti e alleviamola affinché possa crescere e finalmente fiorire.” Intanto, mentre l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale si concentra principalmente sulla guerra tra Israele e Gaza e su quella in Ucraina tra Kiev e i ribelli separatisti, nel mondo sono 64 gli Stati attualmente coinvolti in guerre internazionali o interne, a cui vanno ad aggiungersi 571 milizie, cartelli della droga e gruppi indipendentisti. In Africa sono 26 gli Stati in guerra. Le aree più calde sono: l’Egitto (instabilità successiva alla rivolta del 2011), il Mali (con continui scontri con i tuareg e le milizie islamiche), la Nigeria (attacchi delle milizie islamiche, in particolare dei Boko Haram), la Repubblica Centroafricana (guerra civile), la Repubblica Democratica del Congo (razzie di gruppi armati nelle regioni orientali), la Somalia (guerra civile in corso dal 1991), il Sudan (scontri tra l’esercito e milizie ribelli) e il Sud Sudan (conflitto etnico). In Asia sono 16 i Paesi coinvolti in conflitti, tra cui l'Afghanistan (guerra in corso dal 2001), la Birmania-Myanmar (guerra civile tra l’esercito e l’etnia Kokang), le Filippine (dal 1990 scontri tra guerriglieri comunisti e l’esercito locale), il Pakistan (scontri tra l’esercito e milizie antigovernative), la Thailandia (violenze successive al colpo di stato del maggio 2014). In Europa gli Stati impegnati in operazioni belliche sono 9 tra cui l’Ucraina (guerra civile tra ribelli filo-russi e esercito regolare), la Cecenia (scontri tra l’esercito russo e miliziani indipendentisti) e il Daghestan (attacchi da parte di milizie islamiche). In Medio Oriente sono 8 gli Stati attualmente in conflitto, di cui il più noto è certamente quello in corso tra Palestina e Israele. Altre aree calde sono l’Iraq (scontri tra governo locale e milizie islamiche, in particolare ISIS), la Siria (guerra civile in corso dal 2011), lo Yemen (scontri tra l’esercito regolare e le milizie islamiche che, a loro volta, combattono tra loro). Nelle Americhe sono 5 gli Stati interessati da conflitti ma i maggiori scontri sono legati non tanto a contrapposizioni politiche quanto alla presenza dei cartelli del narcotraffico che vengono combattuti dai vari governi. Una vera e propria guerra che già ha fatto decine di migliaia di vittime, non risparmiando donne e bambini. “Alziamoci con loro solidali. Osserviamo tutti un minuto di silenzio a mezzogiorno”, ha chiesto il segretario generale dell'ONU. Per tutti i comuni cittadini è possibile far sentire la propria voce anche utilizzando sui social network l'ashtag #peaceday.

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