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Editoriale

Si stava meglio all'epoca dei messaggi di fumo

29 Maggio 2018 17:02, di Salvatore Morselli
Si stava meglio all'epoca dei messaggi di fumo
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Lo dico francamente: non ci sto capendo più nulla. Indubbiamente è colpa mia, un mio limite mentale, ma quello che succede intorno mi lascia perplesso. Mi hanno insegnato che studiare è importante, leggere altrettanto e che tutto è finalizzato alla conoscenza, a cui arrivare con mente sgombra da pregiudizi e con spirito critico. Ed io, stupidamente, ci ho creduto e ho fatto del dubbio un mio modo di approcciarmi a tutto quello che mi circondava. L’unica certezza che sinora ho avuto è quella di non avere certezze. Mi sono convinto che ogni azione umana, anche la più assurda, a meno che non sia frutto di follia, è stata originata da qualche motivo. Questa premessa per collegarmi alla “follia” che ha invaso i social che si sono scatenati, istericamente e con ragionamenti di pancia piuttosto che di testa, in una discussione pro o contro il presidente Mattarella. Non entro nel merito della vicenda né mi lascio influenzare dal fatto che di Sergio Mattarella conservo gelosamente la firma nel mio libretto di esami universitari, ma credo che aldilà di tutto alzare i toni della polemica non giovi a nessuno. Gridare istericamente al complotto o dall’altro lato sostenere fideisticamente la posizione del Capo dello Stato è, a mio avviso, quanto di più sbagliato si possa fare. Dire che Di Maio e Salvini abbiano ragione quando sostengono alcune cose che il Quirinale smentisce, e viceversa, è uno sposare posizioni sulla base di scelte di campo e non della ragione. Nessuno può dire chi ha detto la verità tranne coloro che erano presenti., e chiunque sposi una tesi o l’altra non era ai colloqui. Indubbiamente in tutta la vicenda nessuno è esente da errori, ma altrettanto indubbiamente ancora una volta ha prevalso l’italico atteggiamento di scaricare sempre sugli altri anche le proprie, eventuali, e sottolineo eventuali, responsabilità. E lo si è fatto in modo irresponsabile gettando benzina sul fuoco, accendendo ancor di più gli animi esacerbati di una popolazione cui, essa si, poco o nulla importa delle beghe della politica e che spera realmente in un’Italia migliore dove il lavoro sia non solo fonte di guadagno, ma anche modo di poter vivere serenamente. La gente sa che le ipocrite affermazioni dei partiti politici sulla loro voglia di “fare l’interesse della gente” nascondono di fatto velleità narcisistiche dei politici di turno e il loro volere restare in Parlamento gratificati da cotanto stipendio. E sono anche disponibili a fare finta di crederci, se a tutto questo corrisponde un reale ritorno di benessere. Ma sinora si è solo assistito ad una guerra per bande, ad insulti tra i vari schieramenti ed anche all’interno degli stessi, ed ora alzando il tiro anche verso i rappresentati delle istituzioni che un giorno sono additati come esempio di correttezza, l’indomani come il peggio del peggio. In tutto questo, i social, cui ognuno affida il proprio pensiero in libertà, senza spesso tenere conto di cosa ignorantemente (= che ignora) scrive, contribuiscono a rendere ancora più pesante l’aria che respiriamo. Leggere un post dove si sostiene che è stato ucciso il Mattarella sbagliato fa rabbrividire e dovrebbe servire a far fare un esame di coscienza a quanti hanno favorito questo clima. Forse, perché no, si stava meglio quando si comunicava con i messaggi di fumo.

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