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Soggettive note a margine dell'assemblea provinciale del Pd

14 Gennaio 2014 09:09, di Niki Mazara
Soggettive note a margine dell'assemblea provinciale del Pd
Politica
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Spaccatura all'interno del Pd provinciale nella minoranza composta dalle componenti che si rifanno a Cuperlo e a Civati. Se ne fa portavoce Lillo Fede, della componente Civati che, a margine della assemblea provinciale del PD che ha eletto la Direzione provinciale ed il presidente dell'Assemblea, sottolinea alcuni aspetti. In primis, nessuno stupore “per la scelta della maggioranza di non concedere all'opposizione la presidenza, ritenuta da molti un'importante ruolo di garanzia” in quanto, a detta di Fede, “ la nomina di Cristian Emmola è frutto di un accordo politico fatto e rispettato che ha visto prima l'elezione del segretario Marco Campagna e poi il successo a Trapani di Matteo Renzi” . "Semmai, stupisce vedere che a perorare la causa della sinistra vessata ci sia l'ex presidente dell'assemblea che nello scorso mandato tutto ha fatto fuorché garantire le minoranze del partito”. Quanto poi alla nomina della Direzione, non si sarebbero tenuti in considerazione autorevolezza dei candidati, provenienza territoriale ed anche appartenenza politica. Da qui la divisione dentro la minoranza: “Tra Mino Spezia e tutto il gruppo Civati, che lo ha sostenuto lealmente, c'è stata una divisione rispetto alle scelte sulla segreteria nazionale avendo egli rappresentato, come capo lista, Gianni Cuperlo. Il risultato è stato che in molti comuni della provincia la vera opposizione a Renzi è del gruppo Civati, cosa non gradita dai compagni che per risposta, se vogliamo evitare il termine ritorsione, hanno deciso di estrometterne i rappresentanti di fatto dalla Direzione concedendo il diritto di tribuna per fare spazio ad amici fidati e nuovi alleati”. Un atteggiamento che, per Fede, umilia “ la dignità di oltre 1.000 partecipanti alle primarie che non hanno voluto omologarsi a Renzi” e “non si sono fidati di Gianni Cuperlo e della sua lista”. In ultimo, Fede lamenta che “non una sola scelta, fatta nel nome del gruppo Civati da chi si è accreditato come portavoce, è stata condivisa” e “si è arrivati anche a negare l'evidenza dei fatti”. Da qui la decisione dei due delegati della lista Civati, appunto Fede e Salvatore Borghi, di astenersi sia sull'elezione del presidente sia su quella della Direzione.

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