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Attualità
Mazara del Vallo

"Stop gender nelle scuole", volantinaggio in città

20 Giugno 2015 12:27, di Ornella Fulco
"Stop gender nelle scuole", volantinaggio in città
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La protesta del Comitato nazionale “Difendiamo i nostri figli”, in programma oggi alle 15.30 a piazza San Giovanni di Roma, avrà anche una propaggine a Mazara del Vallo dove, sempre allo stesso orario, in via San Giuseppe, gli aderenti locali al Comitato organizzano un volantinaggio dal titolo “Stop gender nelle scuole”. Alla base della mobilitazione a carattere nazionale c'è l'opposizione ai cosiddetti "gender studies", ovvero quegli studi che distinguono tra sesso e genere dove, nel primo caso, si intende il corredo genetico di ciascun individuo, mentre con genere si indica la "percezione di sé", ciò che ciascun individuo "sente" di essere, se uomo o donna. Queste teorie mettono in evidenza, inoltre, che l’orientamento sessuale non è necessariamente definito dal sesso di appartenenza, come. peraltro, avviene nei fatti. Tali studi sono oggetto di insegnamento scolastico, in diversi Paesi dell’Unione Europea, soprattutto per contrastare discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e altri abusi. Sul tema è intervenuto anche papa Francesco, lo scorso 21 marzo, domandandosi se "la teoria del gender non sia un’espressione di frustrazione che mira a cancellare la differenza sessuale perchè non sa più confrontarsi con essa. La rimozione della differenza, infatti, è il problema, non la soluzione”. Dall'altra parte c'è chi - come il filosofo morale Giovanni Grandi - invita alla cautela prima di "bollare" queste iniziative scolastiche e invita i genitori ad informarsi meglio su tematiche e modalità di svolgimento. "L'idea - scrive sul suo blog - che partecipando a questi corsi i bambini siano invitati a scegliere se essere uomo o donna a capriccio, a prescindere dall’ascolto della propria corporeità, che si vogliano destabilizzare le intuizioni di sé e della propria identità dei bambini e che li si voglia avviare alle pratiche sessuali quando ancora non sanno leggere, scrivere e far di conto", infatti, rischia secondo lo studioso di diventare più una "macchietta" per generare timori che una modo per comprendere, confrontarsi e far comprendere.

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