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Stragi Capaci, inchiesta di Report, perquisizione in casa dell'inviato - Trapani Oggi

Capaci | Cronaca

Stragi Capaci, inchiesta di Report, perquisizione in casa dell'inviato

24 Maggio 2022 09:38, di Redazione
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La Procura di Caltanissetta smentisce dichiarazioni

E' lo stesso conduttore Sigfrido Ranucci ad aver anticipato la notizia secondo cui "il motivo sarebbe quello di sequestrare atti riguardanti l'inchiesta di ieri sera sulla strage di Capaci nella quale si evidenziava la presenza di Stefano Delle Chiaie, leader di Avanguardia nazionale, sul luogo dell'attentato. Gli investigatori - continua Ranucci - cercano atti e testimonianze anche su telefonini e pc".

In occasione del trentennale della strage, Report ha dedicato ieri sera un servizio di Paolo Mondani legato all'inchiesta "La bestia nera" secondo cui emergerebbero documenti e protagonisti dimenticati in grado di gettare una nuova luce su quei fatti.

Secondo una delle ipotesi su cui sono in corso verifiche, Stefano Delle Chiaie, il fondatore di Avanguardia nazionale e poi cofondatore dell'organizzazione di destra Ordine Nuovo, scomparso nel 2019, qualche mese prima della strage sarebbe stato presente insieme ad alcuni boss nella zona dello svincolo di Capaci. Se fosse confermato, prenderebbe forza la tesi secondo cui a preparare l'attentato al giudice Falcone siano stati gli ambienti dell’estrema destra eversiva, utilizzando la strategia stragista della mafia agli ordini di Totò Riina.

Sulla perquisizione della Dia interviene il presidente della Commissione nazionale Antimafia Nicola Morra il quale commenta: "C'è una feroce sottovalutazione dell'opinione pubblica e ci si sottrae alla capacità di giudizio dell'opinione pubblica facendo intervenire lo Stato che indica al cittadino cosa sia giusto proporgli e cosa meriti fiducia e credibilità e cosa no: a me ricorda tanto la censura". 

Di seguito la nota ufficiale della Procura di Caltanissetta firmato dal Procuratore della Repubblica Salvatore De Luca

Nell’ambito della trasmissione televisiva Report, andata in onda in data 23.5.2022, sono state
inserite le interviste al Luogotenente dei Carabinieri in congedo Walter Giustini ed alla signora
Maria Romeo, dalle quali è emerso complessivamente che, nel corso delle indagini condotte nel
1992 dai Carabinieri del Gruppo 1 – Palermo, coordinate dalla Procura di Palermo, sono state
fornite da parte di Alberto Lo Cicero, prima quale confidente e poi quale collaboratore di
giustizia, preziose informazioni circa la preparazione della strage di Capaci (quindi prima del
tragico evento), nonché circa la funzione svolta da Biondino Salvatore quale autista del latitante
Salvatore Riina, molti mesi prima che lo stesso venisse catturato in compagnia dello stesso
Biondino.
Tali dichiarazioni sono totalmente smentite dagli atti acquisiti da questa Procura sia presso gli
archivi dei Carabinieri, sia nell’ambito del relativo procedimento penale della Procura di
Palermo. Il riscontro negativo emerge dalle trascrizioni delle intercettazioni ambientali fatte nei
confronti del Lo Cicero, prima della sua collaborazione, nonché da tutti i verbali di sommarie
informazioni e di interrogatorio dallo stesso resi prima dei su indicati eventi.
In particolare, nel corso delle sommarie informazioni in data 25 agosto 1992, il Lo Cicero
dichiara di aver riscontrato delle anomalie nel comportamento di alcuni uomini d’onore poco
prima della strage di Capaci, pensando però che volessero organizzare qualcosa per ucciderlo (il
Lo Cicero era già stato vittima di un tentato omicidio nel dicembre del 1992), concludendo “mai
avrei pensato quello che poi è avvenuto” (e cioè la suindicata strage).
Per quel che riguarda la rilevanza di Biondino Salvatore, il Lo Cicero ha affermato, sia nel corso
delle discussioni intercettate, che nell’ambito degli interrogatori antecedenti alla cattura di
Salvatore Riina, che il detto Biondino era l’autista del latitante Gambino Giacomo Giuseppe,
arrestato giĂ  diversi anni prima delle dichiarazioni in esame, non facendo in alcun modo
menzione del Salvatore Riina, se non in data 22.1.1993 (cioè in data successiva alla cattura del
detto latitante): “vedendo la sua immagine proprio sui giornali e in televisione, mi sono
ricordato che quella persona l’ho vista qualche volta nella villa del Troia”.
Allo stesso modo il Lo Cicero, sia nel corso delle conversazioni intercettate, che nel corso degli
interrogatori da lui resi, al Pubblico Ministero e ai Carabinieri, non fa alcuna menzione di
Stefano Delle Chiaie.
Non compete a questo Ufficio esprimere valutazioni generali in ordine alla completezza e
tempestivitĂ  delle indagini coordinate da altra autoritĂ  giudiziaria a meno che le stesse non
abbiano una rilevanza penale in un procedimento di sua competenza; qui si intende solamente
affermare che sono del tutto destituite di fondamento le affermazioni circa la sussistenza di
specifiche e tempestive dichiarazioni rese dal Lo Cicero sugli argomenti sopra indicati e, quindi,
che sarebbe stato possibile evitare la strage di Capaci ed anticipare di alcuni mesi la cattura di
Salvatore Riina.
Questa Procura ha giĂ  espresso il proprio convincimento circa la sussistenza di mandanti e
concorrenti esterni nella strage di via D’Amelio, chiedendo nel processo per il c.d. depistaggio la
condanna degli imputati con la contestata aggravante di mafia, riguardante la finalitĂ  di coprire le

alleanze di alto livello di cosa nostra in quel periodo. Tuttavia, le difficilissime indagini che
possono consentire l’accertamento della verità devono essere ancorate ad elementi di fatto solidi
e riscontrati. Per tali motivi questo Ufficio, che si era imposta la rigorosa consegna del silenzio, è
costretto ad intervenire per smentire notizie che possano causare disorientamento nella pubblica
opinione e profonda ulteriore amarezza nei prossimi congiunti delle vittime delle stragi, che si
verrebbe a sommare al tremendo dolore sofferto.
Ed è proprio per verificare la genuinità delle fonti che questa Procura ha disposto una
perquisizione a carico di un giornalista di Report, che non è indagato. Tale perquisizione non
riguarda in alcun modo l’attività di informazione svolta da tale giornalista, benché la stessa sia
presumibilmente susseguente ad una macroscopica fuga di notizie, riguardante gli atti posti in
essere da altro ufficio giudiziario. Infatti, secondo quanto accertato da questo Ufficio, in una
occasione, il detto giornalista avrebbe incontrato il suindicato Luogotenente in congedo Giustini,
non per richiedergli informazioni, ma per fargli consultare la documentazione in possesso di esso
giornalista in modo che lo stesso Giustini fosse preparato per le imminenti sommarie
informazioni da rendere a questa Procura. E’ necessario verificare la natura di tale
documentazione posta in lettura al Giustini, che presumibilmente costituisce corpo del reato di
rivelazione di segreto d’ufficio relativo alla menzionata attività di altra autorità requirente. Tale
accertamento è tanto più rilevante in considerazione dell’importanza che Giustini attribuisce a
tale documentazione, nonché a seguito delle contraddittorie versioni fornite da quest’ultimo in
materia di comunicazione nel 1992 delle informazioni da parte dell’Arma all’Autorità
Giudiziaria di Palermo.

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