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Cronaca
Trapani

Tornano in carcere i componenti della banda dei "falsi finanzieri"

20 Febbraio 2015 15:04, di Ornella Fulco
Tornano in carcere i componenti della banda dei "falsi finanzieri"
Cronaca
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Sono tornati dietro le sbarre i componenti della banda dei cosiddetti "falsi finanzieri"che, nel marzo del 2013, erano stati arrestati in flagrante dagli uomini della Squadra Mobile di Trapani con le accuse di sequestro di persona e rapina. I palermitani Giuseppe Amato, Giuseppe Marrone e Antonio Patti si erano spacciati per militari della Guardia di Finanza indossando giubbotti riconducibili a quel corpo ed apponendo sulla loro auto un lampeggiante simile a quello in dotazione alle forze di polizia e, simulando di dover effettuare una perquisizione domiciliare, erano riusciti ad introdursi in un'abitazione nel quartiere "San Giuliano" di Erice dove, sotto la minaccia delle armi, si erano fatti consegnare dai componenti di quel nucleo familiare la somma di 940 euro. Qualche mese dopo era stato individuato e arrestato anche il "basista" locale, Giuseppe Di Maggio, che aveva fornito ai complici l’indispensabile supporto logistico, informativo ed operativo per la realizzazione della rapina, procurando dettagliate indicazioni sulle vittime, sulle loro abitudini di vita e sulle loro disponibilità economiche. Ulteriori indagini condotte su quest'ultimo, avevano consentito agli investigatori di individuarlo come responsabile di altri reati contro il patrimonio commessi a Trapani, tra cui il furto, avvenuto nel 2013, della corona della statua della Madonna collocata all’interno della chiesa "Nostra Signora di Fatima" di via Virgilio, avvenuto la notte tra il Venerdì ed il Sabato Santo, durante la processione dei Misteri. Di Maggio, che era già sottoposto alla misura della sorveglianza speciale, è stato condotto dagli agenti della IV sezione della Squadra Mobile di Trapani alla Casa circondariale di Trapani mentre nei confronti di Giuseppe Amato, già detenuto nel carcere di Foggia, Giuseppe Marrone e Antonio Patti, entrambi già in carcere a Palermo, l’esecuzione della misura è stata effettuata da personale della Polizia penitenziaria degli stessi carceri. Le ordinanze di custodia cautelare in carcere a loro carico sono scaturite dall’accoglimento del ricorso in appello proposto dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Trapani Andrea Tarondo contro l’ordinanza emessa dal Gip del Tribunale di Trapani che aveva sostituito la custodia cautelare in carcere originariamente applicata con misure meno afflittive. La Sezione per il riesame dei provvedimenti cautelari personali e reali del Tribunale di Palermo ha, infatti, stabilito, che la gravità del fatto e la pericolosità sociale dei soggetti coinvolti richiedono l’applicazione della misura della custodia cautelare in carcere, l’unica utile a scongiurare il pericolo della reiterazione del reato.

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