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Tumbiolo: “La pesca siciliana può farcela”

04 Agosto 2013 21:35, di Niki Mazara
Tumbiolo: “La pesca siciliana può farcela”
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Il Presidente del Distretto della Pesca-Cosvap, Giovanni Tumbiolo, ha partecipato alla giornata di studio dal titolo “Ricerca, pesca e sicurezza in mare”, tenutasi oggi presso la sede dell’Istituto per l’Ambiente Marino e Costiero del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IAMC-CNR) di Capo Granitola (Campobello di Mazara), per ricordare l’affondamento della nave del CNR “Thetis”, avvenuto sei anni fa al largo di Mazara del Vallo a seguito di una collisione con il mercantile Msc Eleni, e che provocò la morte del ricercatore russo Petr Mikhenjchik. Nel suo intervento, Tumbiolo ha parlato delle criticità e delle prospettive del sistema pesca siciliano. “La crisi del settore della pesca - ha dichiarato - è sotto gli occhi di tutti; essa è strutturale, finanziaria, economica e culturale. Non possiamo nasconderci dietro un dito; la pesca paga due volte la crisi. A causa della perdita di competitività, ciò non solo per i costi energetici, vedi caro-gasolio, ma soprattutto in considerazione che i produttori della pesca siciliani pagano il carburante ad un prezzo decisamente superiore rispetto ai competitors delle marinerie nordafricane, che operano negli stessi areali di pesca e negli stessi mercati facendo leva su prezzi più bassi e su altre facilities, a partire dal costo del lavoro nettamente inferiore e dai vincoli imposti dall’UE. Essi di fatto determinano maggiori costi, oneri, gravami sui nostri produttori. In questo scenario - ha sottolineato Tumbiolo - serve, ora più che mai, una governance, una strategia, un programma di sviluppo che miri a valorizzare tutta la filiera, nei vari passaggi del sistema produttivo. Per fare ciò è necessaria una forte sinergia ed interazione fra gli attori di vario grado e livello: regionale, sub-regionale, nazionale, comunitario ed extracomunitario. Purtroppo abbiamo assistito ad una forte divaricazione fra le azioni ed i “desiderata” dei vari soggetti in campo. In primo luogo la Regione Siciliana avrebbe dovuto, dal 2000 in poi, giocare un ruolo fondamentale non solo nella programmazione ma anche nella spesa per quanto riguarda gli strumenti dello SFOP, prima, e del FEP, successivamente; non abbiamo partecipato alla costruzione di un modello di sviluppo che avesse in mente e ben chiara la distinzione delle attività tipiche della Sicilia: la pesca artigianale e quella alturiera, e le loro rispettive filiere. Abbiamo bruciato in questi anni oltre 100 milioni di euro in attività disallineate, spesso inutili, talvolta dannose. Abbiamo non speso o speso male le somme che l’UE ha messo a disposizione per la pesca e ciò perché abbiamo innanzitutto programmato male. Ma come si fa a programmare, a governare, se ogni sei mesi (quando va bene) assistiamo ad un cambio di direttore generale del Dipartimento Pesca? Il settore della pesca in Sicilia è un settore “acefalo” a causa della schizofrenia politica della Regione. Non abbiamo partecipato alla costruzione di un modello di sviluppo europeo confacente alle caratteristiche della pesca mediterranea. Tutto ciò a vantaggio di altre realtà continentali. Adesso - ha però sottolineato - può cominciare una nuova fase della costruzione e del dialogo con l’Europa, mi riferisco al nuovo Fondo Europeo Marittimo e della Pesca (FEAMP) per il quale vi è ancora margine per una interlocuzione da parte del “partenariato economico-sociale regionale”. Ciò al fine di definire le linee di sviluppo del settore secondo principi di maggiore responsabilità e coerenza. Il Distretto Produttivo della Pesca ha cominciato da parte sua, già da alcuni anni, a mettere in campo un ben delineato modello di sviluppo: la “blue economy del Mediterraneo”. Tale modello è volto alla creazione di un Distretto mediterraneo e propugna l’economia della responsabilità, individuale e collettiva, che parte dal mare, dalla Sicilia, dalla pesca, ma che va oltre il mare ed è estesa in altri ambiti sociali economici e culturali. La “blue economy” - ha detto Tumbiolo - va oltre la “green”, perché non si limita a prevedere la sostenibilità ambientale ed economica ma mira alla ri-generazione e restauro delle risorse/ambiente attraverso una lunga serie di progetti, molti dei quali a costo zero che impongono la co-partecipazione e co-responsabilità di tutti gli attori della filiera, pubblici e privati. Un modello che abbiamo l’obbligo di esportare nella sponda Sud del Mediterraneo ma anche oltre il Mediterraneo, Africa sub-sahariana e Medio Oriente allargato. Nel comune interesse. In questo nuovo scenario è necessario il buon senso da parte di tutte le componenti del sistema, dalle istituzioni politiche al mondo della ricerca scientifica, alla produzione. Da ultimo, non possiamo non invocare maggiore ragionevolezza, sensibilità e responsabilità anche da parte delle Autorità militari specificamente preposte. La loro azione deve essere sottesa non solo a far rispettare le normative vigenti ma anche a beneficio della salvaguardia dei lavoratori, della loro sicurezza e dell’esistenza del settore. A loro ho il dovere di rivolgere un messaggio deciso: serve, nell’interesse di tutti, maggiore autorevolezza e meno autoritarismo. Siamo convinti - ha concluso il Presidente del Distretto della Pesca - che la pesca siciliana potrà farcela. Ciò è possibile soltanto se tutti gli attori (organizzazioni datoriali, sindacali, mondo scientifico etc.) e tutte le Autorità preposte avviino una stagione di profondo dialogo affinché ciascuno faccia seriamente la propria parte”. Francesco Mezzapelle

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