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Unione tra Birgi e Punta Raisi, Savona: "No a politiche colonizzatrici" - Trapani Oggi

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Unione tra Birgi e Punta Raisi, Savona: "No a politiche colonizzatrici"

17 Marzo 2017 16:36, di Ornella Fulco
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"L’aeroporto di Birgi non ha futuro. L’unica speranza per la sua sopravvivenza è collegarsi con Palermo. Gesap e Airgest devono fare un protocollo di ...

"L’aeroporto di Birgi non ha futuro. L’unica speranza per la sua sopravvivenza è collegarsi con Palermo. Gesap e Airgest devono fare un protocollo di intesa. Sono disposto a cedere una parte delle azioni della Gesap all’Airgest e lo stesso dovrebbero fare loro per avere una coesione e garantire l’atterraggio di jumbo per voli internazionali. Questo consentirebbe al palermitano di farsi 50 minuti di macchina per prendere un aereo a Birgi pur di prendere un aereo che lo porta a Tokio. Birgi deve fare un accordo con Palermo ma non perché Palermo è cattivo e vuol mangiare Birgi ma perché sono regole di mercato". Così il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando in un'intervista rilasciata al quotidiano online "Sicilia oggi notizie" che non ha mancato di suscitare reazioni. Tra i primi a rispondere al primo cittadino del capoluogo di regione è stato il candidato sindaco per Trapani Piero Savona che - in una nota diffusa alla stampa - parla di "politiche neo-colonizzatrici" e definisce le dichiarazioni di Orlando sul futuro dell’aeroporto di Trapani "frutto del momento elettorale". “L’idea di annessione – spiega Savona - non ha senso; farebbe bene Orlando, prima che occuparsi di altro, a rendere legittimo il proprio assetto societario, a provvedere al risanamento economico dell'Azienda aeroportuale di cui il Comune di Palermo è socio, e capire le motivazioni per cui l’aeroporto di Catania rimane riferimento in Sicilia per dimensioni di traffico". Secondo Savona "l’aeroporto di Trapani rappresenta un asset fondamentale per lo sviluppo del territorio e nessuna forma di prevaricazione potrà essere consentita a danno dello stesso, semmai sarebbe necessario spingere la Regione Siciliana affinché si possa fare sistema di tutte le realtà aeroportuali che dovrebbero operare non in conflitto ma in sinergia tra di loro”. "Il problema principale - prosegue il candidato sindaco del PD - è la capacità di attirare i flussi turistici piuttosto che litigare sulla spartizione del poco turismo che arriva, e per questo ci si deve impegnare. Sullo stato di salute del turismo in Sicilia i numeri dicono già tutto: la Regione vale appena il 4 per cento di presenze - 14,5 milioni all’anno - e il 4,4 per cento di arrivi (includendo i pendolari) del totale nazionale. Il Veneto, per farsi un’idea, arriva al 30 per cento con oltre 61 milioni di presenze annue. Èla regione più turistica della Penisola. Anche il Piemonte e la Lombardia - due regioni che potenzialmente avrebbero una vocazione turistica meno spiccata - fanno meglio della Sicilia rispettivamente con l’8 e il 9 per cento di presenze annue. E questo nonostante l’Isola vanti il 19,7 per cento del totale nazionale di chilometri di coste e il 14,3 per cento del totale nazionale di siti Unesco. Che Orlando rifletta su questo – conclude - piuttosto che manifestare mire espansionistiche di basso livello”. A Palermo anche il candidato sindaco Fabrizio Ferrandelli ha preso posizione contraria rispetto all'ipotesi avanzata da Orlando: "Il polo aeroportuale della Sicilia Occidentale – formato dagli aeroporti di Palermo, Trapani, Lampedusa e Pantelleria – inserito da Governo e Parlamento nel Piano Nazionale degli Aeroporti, costituisce una imprescindibile risorsa per lo sviluppo turistico della Sicilia e non deve essere smantellato, semmai potenziato e sostenuto dalle istituzioni locali e regionali. L’aeroporto di Trapani ha il grande merito di avere cambiato realmente il volto della Sicilia occidentale grazie ad un afflusso turistico senza precedenti creato con lo sviluppo delle compagnie low cost: quelle stesse che solo nel 2015 hanno ricevuto dall’aeroporto di Palermo ben 11,7 milioni di euro, come si legge nell’ultimo documento contabile pubblico, che poi è costretto ad indebitarsi per finanziare la realizzazione degli investimenti programmati. Il tema non può essere quindi quello del “pesce più grande che mangia il pesce più piccolo”, quanto piuttosto di una coesistenza nell’interesse di tutti, ispirata da una reale volontà di collaborare alla pari".

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