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Non vogliamo una vita da precari

13 Dicembre 2012 21:48, di Redazione
Non vogliamo una vita da precari
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Quando si tratta di questioni di sopravvivenza si può arrivare anche a fare scelte radicali o poco comprensibili per chi non vive il medesimo disagio. Negli ultimi tempi sono tanti i gesti, anche eclatanti, di lavoratori "in bilico" che hanno protestato nelle piazze, occupato aziende e fabbriche, che sono saliti sulle gru o sulle navi per gridare la loro rabbia e rivendicare un diritto - quello al lavoro - sempre più calpestato nel nostro Paese. Anche nel Trapanese i casi non sono mancati, purtroppo: dai lavoratori dei Cantieri navali ai dipendenti di Grande Migliore a quelli della Redax, tanto per citare i casi più noti. Adesso è la volta dei precari comunali di Valderice che hanno deciso di occupare l'Aula consiliare per provare a tenere alta l'attenzione sulla loro vicenda. C'è molta dignità in questa scelta non facile che vede 120 persone, per la stragrande maggioranza donne, presidiare giorno e notte un luogo che non è solo un baluardo fisico ma, più ancora, uno dei simboli della democrazia partecipata dove i rappresentanti di una comunità si ritrovano per dare risposte ai bisogni, alle istanze, alle aspettative dei cittadini. Donne, dai 42 ai 62 anni, ancora "precarie", madri che vivono l'incubo - sempre più incombente - di non riuscire più a portare a casa quel che serve per sostenere la famiglia, i propri figli, spesso già "grandi", alle prese con la ricerca frustrante di un lavoro che consenta loro di costruirsi un futuro, una vita indipendente. I precari in forza al Comune di Valderice appartengono a diverse tipologie, uniti dagli stessi bisogni ma distinti da "etichette" poco comprensibili a chi non è dentro la questione: lavoratori "ex pacchetto Treu", lavoratori "ex cooperativa Mediterranea", lavoratori "ex art.23", lavoratori del Fondo nazionale per il precariato a 290 euro al mese. Un drappello di professionalità eterogenee che, spesso in maniera prevalente, ha tenuto in piedi nel corso degli ultimi dieci-quindici anni gli uffici comunali: dai servizi sociali, all'istruzione, dall'ufficio tributi, all'asilo nido. Sono precari persino alcuni dipendenti dell'ufficio legale del Comune. I conti è facile farli, d'altro canto: su un organico di poco più di 200 dipendenti quelli "di ruolo", assunti a tempo indeterminato, sono solo 85 a fronte dei 120 precari. Tra tutti questi lavoratori che rischiano di essere "sommersi", i "salvati" dall'Amministrazione Iovino, almeno per il momento, sono solo nove. "Il Comune si è impegnato ad assumere nove unità con le qualifiche A e B, le più basse e le uniche per le quali la legge prevede la possibilità di assunzione diretta senza concorso”, ha precisato il sindaco. Per gli altri lavoratori, invece, la possibilità, sempre più vicina, di "scadere" senza ottenere la sospirata "proroga" per altri cinque anni o vedere rifinanziato il progetto regionale che ha aperto loro le porte del mondo del lavoro. A molti potrà sembrare anche "immorale" - specie in tempi duri come quelli che stiamo vivendo - che vi siano persone che hanno ottenuto un posto di lavoro nella pubblica amministrazione senza fare un concorso ma solo per effetto delle varie - e non sempre condivisibili - scelte operate dai Governi, nazionali e regionali, che si sono succeduti nel tempo. E questa sorta di stigma sociale si sente, i lavoratori precari lo avvertono, non solo da parte di alcuni cittadini, ma anche da parte dei colleghi di lavoro, quelli che il posto ce l'hanno assicurato a vita, ormai. "Non facciamo generalizzazioni - commenta Caterina Cammarata dell'ufficio Tarsu - abbiamo ricevuto anche molte attestazioni di solidarietà, specie da chi ha avuto modo di conoscere, in questi anni, il lavoro che facciamo. Ma un po' si, ci sentiamo soli". Quasi tutte donne, dicevamo, decise a non mollare fino all'ultimo e in questo impegno sostenute da figli e mariti, per chi ce l'ha. Si, perchè ci sono anche donne sole tra loro, che si aggrappano alla speranza di non vedersi portare via, insieme al lavoro, la dignità di farcela a crescere i propri figli. E poi ci sono le coppie in cui entrambi, marito e moglie, sono precari, come è il caso di Maria De Martino il cui marito Stefano, già precario al Comune di Valderice, negli anni scorsi ha potuto fruire dell'opportunità di passare alla Provincia regionale. Un sospiro di sollievo, in momenti come questi, poter contare almeno su uno stipendio non in pericolo. "Ci sono volte in cui prevale la rabbia, altre in cui prende il sopravvento lo sconforto - confessa Caterina Cammarata - forse è troppo tardi per inventarsi un'altra vita, un'altra occupazione". "Lavorare non è solo un modo per portare a casa di che vivere - le fa eco Rosaria Giurlanda dell'ufficio Ragioneria - ma anche una possibilità per fare qualcosa di utile per gli altri e per noi stesse". Donne custodi di piccoli-grandi tesori del saper fare che, se gliene fosse data la possibilità, potrebbero dare ancora tanto alla comunità valdericina. E mentre una di loro mi mostra con orgoglio le foto degli addobbi natalizi che ha realizzato con le sue mani, per un attimo dimentichiamo il perchè che ci ha fatto incontrare. "Cosa possiamo fare per Valderice, cosa possiamo fare per noi?" Ci lasciamo con questa domanda che evoca progetti, nuove storie e opportunità. Non permettiamo che vadano perduti. I precari di Valderice hanno anche aperto un gruppo su Facebook, che conta oltre 2.000 iscritti, sul quale è possibile seguire passo passo la loro vicenda. Oggi hanno ricevuto la visita del sindaco Iovino che si è recato in Aula consiliare accompagnato dall'assessore Bica. "Primi segnali di dialogo", scrive una di loro, Cettina Barone.

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