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La denuncia di un cittadino: "All'obitorio del Sant'Antonio Abate nessuna riservatezza"

09 Febbraio 2017 19:17, di Ornella Fulco
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L'attuale organizzazione dell'obitorio dell'ospedale "Sant'Antonio Abate" non garantisce la privacy ai parenti delle persone decedute presso il nosoco...

L'attuale organizzazione dell'obitorio dell'ospedale "Sant'Antonio Abate" non garantisce la privacy ai parenti delle persone decedute presso il nosocomio e, quando le salme sono più d'una, la "convivenza" tra vivi e morti diventa straziante. A chiedere che si faccia qualcosa per "umanizzare" l'ultimo passaggio terreno degli scomparsi e il travaglio di chi resta è, in una lettera dai toni accorati, il professore Baldo Palermo. La pubblichiamo integralmente certi che i vertici dell'ASP di Trapani vorranno, nei limiti del possibile, intervenire per migliorare lo stato delle cose. "Alcuni giorni fa - scrive Palermo - come purtroppo capita prima o poi a tutti, dopo la morte di un congiunto presso l’ospedale Sant’Antonio Abate di Trapani, come mi era successo già tante volte in questi anni, con parenti e amici siamo stati costretti a vivere il nostro grande dolore e quello che per ogni famiglia è un momento delicato, all’interno di una struttura come quella dell’obitorio del suddetto ospedale che, ancora una volta, mi ha lasciato sconcertato, addolorato e arrabbiato. In uno stanzone di pochi metri quadrati, ben otto cadaveri composti e distesi l’uno quasi attaccato all’altro, a pochi centimetri di distanza, si offrivano agli sguardi di conoscenti e di perfetti sconosciuti, come se si trattasse davvero di un “carnaio”… Pàrcite insepultis: abbiate pietà di coloro che ancora non sono stati sepolti! Otto famiglie trattate da una struttura pubblica in modo spietato (letteralmente senza nessuna pietas, senza nessun rispetto ed umanità)! Tantissime persone, di famiglie diverse, ognuna con una pena immensa nel cuore, costrette a vivere quello che è già difficilissimo da affrontare, la morte di una persona cara, senza nessuna riservatezza, senza nessuna “discrezione”, senza nessuna privacy! Tutti forzati a condividere quei pochi metri quadri con decine e decine di sconosciuti che, come te, soffrono maledettamente e che non vorrebbero tanta anonima e sofferente confusione attorno. Pàrcite insepultis: abbiate pietà di coloro che ancora non sono stati sepolti! D’altra parte, ognuno di quei corpi allineati nel freddo della morte e che si trovano lì dopo un percorso di malattia e sofferenza, spesso lungo e doloroso, sono ciò che rimane di una persona che è stata accudita e intensamente amata e sono preziosi per i parenti! Li si vorrebbe avere a casa per vegliarli nell’intimità della proprio focolare, per dare loro le ultime carezze, per ringraziarli nel silenzio e tra l’affetto dei propri cari, per riempirsi gli occhi di quei lineamenti così amati e conosciuti che nel volgere di poche ore sono destinati a scomparire. Pàrcite insepultis: abbiate pietà di coloro che ancora non sono stati sepolti! Ogni volta che ci capita di avere un congiunto o un amico morto in ospedale siamo costretti a vivere la stessa barbarie, ogni volta la medesima inciviltà! E ogni volta ho avuto la voglia di protestare con qualcuno, di manifestare il mio sdegno, di fare una proposta costruttiva! Cosa che però, ahimè, non ho fatto. Ma oggi la misura è piena e voglio ovviare. Pàrcite insepultis: abbiate pietà di coloro che ancora non sono stati sepolti! Non so chi potrebbe rimediare a questa situazione, chi ne abbia la competenza, e per questo motivo mi rivolgo in modo accorato a tutti voi e vi chiedo: è così difficile pensare alla realizzazione di alcuni locali con delle piccole stanzette (cosa presente in molte altri ospedali, come in quello della vicina città di Marsala) nei quali ogni singola famiglia, pur non essendo nella propria casa, possa vivere il proprio dolore in modo più privato e riservato? Delle singole stanzette “tranquille”, dove, senza una grande confusione di morti e di vivi, ognuno può essere risparmiato dal doversi caricare anche della disperazione e del dolore degli altri e può lasciare scorrere le proprie lacrime, tra l’affetto dei propri parenti e amici, in “pace”, vegliando per le ultime ore chi abbiamo amato per una vita intera. Non mi sembra un’impresa difficile e mi sembra invece un piccolo segno di civiltà per la nostra comunità. Per questo nuovamente vi chiedo: Pàrcite insepultis! Abbiate pietà di coloro che ancora non sono stati sepolti! Abbiate pietà sia di quelli già distesi nella “pace” del Signore sia di quelli che piangono e che li vegliano. Chiedo a quanti condividano questa mia richiesta di diffonderla e di dare ogni utile suggerimento perché l’obitorio della nostra città possa essere più umano, più pietoso e compassionevole".

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