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L' Innovazione sbarca in Sicilia, in terra e mare

05 Aprile 2024 17:14, di Eros Santoni
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Mentre nel resto della Sicilia e della Italia si parla del ponte sullo Stretto, la provincia di Trapani si preoccupa (ed occupa) del suo aeroporto. Infatti, questo hub ha il potenziale per diventare fondamentale per la economia della comunità locale, ma non mancano i lavori da fare per migliorare questo scalo siciliano, che richiede investimenti ed attenzione

L’aeroporto Vincenzo Florio di Trapani Birgi ha sicuramente il potenziale per diventare un punto di riferimento per i viaggi da e per la Sicilia, sia per piacere che per business.
Tra i tanti obiettivi della direzione dell’hub ci sono la sostenibilità e la realizzazione di un’imbarco facilitato e green. Recentemente, ha fatto il suo debutto nell’aeroporto di Trapani-Birgi un sistema di imbarco mobile chiamata “Aviramp.”

Con questo nuovo sistema i passeggeri con mobilità ridotta possono imbarcare e sbarcare in sicurezza e velocità, senza bisogno di affrontare le scale.
Si riducono così i tempi ma anche la necessità di personale. In più, il nuovo mezzo è ecologico, essendo completamente elettrico grazie all’energia autoprodotta con pannelli solari incorporati.

“Siamo uno dei primi scali ad adottare questa novità nell’assistenza a terra per l’aviazione,” ha detto il presidente di Airgest, Salvatore Ombra, “questo nuovo sistema è un ulteriore passo avanti nell’evoluzione green intrapresa dal Vincenzo Florio in questi anni.” Insomma, tecnologia ed innovazione al servizio dell’ambiente e del cittadino. Come la giovane startup innovativa Pharme.it fondata nel 2021 da un gruppo di cinque ragazzi siciliani. Si tratta di una piattaforma creata per controllare la disponibilità di un farmaco nelle farmacie più vicine in tempo reale. L’utente si registra gratuitamente su Pharme.it per trovare il farmaco che gli serve senza tempi di attesa e senza bisogno di doverlo prenotare per poi tornare in farmacia.

Importante per il futuro dell’isola è anche l’industria energetica, che deve sfruttare le fonti rinnovabili siciliane per tutelare il territorio e le sue comunità. In Sicilia, si registra un interesse crescente verso l’eolico, con tre nuovi progetti di eolico offshore che sono già stati approvati dal ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica. I progetti di eolico offshore sono dei parchi eolici in mare aperto, possibili grazie all’uso di turbine eoliche, di solito a pochi chilometri dalla costa. Nella costruzione più tradizionale, le pale eoliche sono fissate al fondale marino con una navicella che contiene tutti i dispositivi che convertono l’energia. In Sicilia, i progetti per questi parchi eolici offshore presentati in regione sono già 70, ma tre sono stati approvati.

Tra questo c’è il progetto GreenIT-CIP al largo di Marsala, che ha recentemente ottenuto la prima Valutazione di Impatto Ambientale in Italia per un parco eolico offshore galleggiante. Questo progetto (in collaborazione tra Plenitude e Cdp Equity) prevede 21 turbine da 12 megawatt ciascuna, per un totale di 250 Mw. Anche in questo caso, ambiente e tecnologia vanno di pari passo. Infatti, le turbine non sono gli unici elementi ad essere innovativi. Utile in questa industria è anche il sensore livello acqua, che permette di prevenire perdite, sia di risorse che di denaro. “Questo settore è un’ottima strada da percorrere per continuare a incrementare la nostra capacità installata di fonti rinnovabili,” ha detto il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin. In Italia, il settore dell’eolico offshore può creare fino a 27mila nuovi posti di lavoro con un valore aggiunto tra il 2030 e il 2050 di oltre 57 miliardi di euro. Le ricerche di mercato confermano che l’Italia ha un potenziale enorme nel settore dell’eolico offshore galleggiante, ben superiore a 200 GW. Ma, con una capacità già installata di soli 30 MW, la strada è lunga e richiede collaborazione e progetti come quelli della Sicilia.

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De Luca
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