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Cronaca
Trapani

Immigrazione clandestina, fermati sette presunti scafisti

22 Giugno 2016 12:40, di Ornella Fulco
Immigrazione clandestina, fermati sette presunti scafisti
Cronaca
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Sette cittadini stranieri sono stati posti in stato di fermo, nell'ambito di un'indagine congiunta condotta dalla sezione criminalità straniera della Squadra Mobile di Trapani e dai militari della Guardia di Finanza di Trapani. Sono accusati di favoreggiamento aggravato all'immigrazione clandestina. Si tratta di sei egiziani e un sedicente siriano - di cui due diciassettenni - giunti lo scorso 17 giugno, insieme ad oltre 400 migranti, al porto di Trapani a bordo della fregata olandese "Van Amstel". Nel corso della consueta attività info-investigativa mirata ad acquisire informazioni utili ad individuare la presenza di scafisti, sono stati ascoltati numerosi testimoni che hanno riferito di essere partiti dalla costa dell'Egitto dopo aver pagato tra i 1.000 e i 2.000 dollari ad intermediari di un’organizzazione siriana. "A fornirci indicazioni determinanti con i loro racconti - ha sottolineato il capo della Squadra Mobile Fabrizio Mustaro - sono stati alcuni ragazzi minorenni che sono stati ascoltati in presenza di avvocati in quanto, allo stato attuale, si tratta comunque di persone giunte illegamente sul territorio italiano". Il dirigente ha anche rimarcato come la laboriosa e complessa attività d’indagine sia stata resa possibile anche dalla preziosa collaborazione dei mediatori culturali, in servizio all’ufficio Immigrazione di Trapani, che ha consentito di ricostruire quanto accaduto e porre in stato di fermo i sette presunti scafisti. I migranti giunti venerdì scorso, di prevalente nazionalità somala, sudanese, eritrea, siriana, yemenita, etiope, palestinese, egiziana, camerunense e congolese, avevano riferito di aver navigato per dieci giorni a bordo di un barcone in legno, battente bandiera egiziana, in pessimo stato, prima di essere soccorsi in due distinte operazioni. Quattro dei fermati - Ibrahim Shahada Ussein, Said Ali Hassan Sammar, Mouhamad Darwiche e Mohamed El Fiky - sono stati indicati come coloro che, alternandosi al comando giorno e notte, avevano condotto l’imbarcazione dall’Egitto fino al momento del soccorso, mentre gli altri tre - Karim Marouane, Alì Abdelrahman Saber e Mahmoud Anani Al Qanaf Mahmoud - sono stati indicati come componenti dell'equipaggio incaricati di mantenere, anche con la violenza e le minacce, l’ordine a bordo. "Dopo tre, quattro giorni di navigazione - ha riferito il funzionario della Mobile Giuseppe Pontercorvo - questi ultimi, armati di bastoni e minacciando ritorsioni contro le famiglie di origine o di lasciarli morire in mare, hanno preteso dai passeggeri un ulteriore esborso di denaro, tra i 50 e 100 dollari, per proseguire il viaggio. Tra i migranti c'era anche una donna eritrea di 27 anni incinta che ha poi partorito una bimba, chiamata Ghelila, sulla nave olandese che ha eseguito il salvataggio. Mamma e bimba, dopo lo sbarco, sono state trasferite all'ospedale "Gemelli" di Roma. Due dei presunti scafisti, peraltro, hanno provato a sottrarsi alle proprie responsabilità fornendo agli investigatori false generalità e indicazioni sulla loro nazionalità. I sette sono stati condotti alla Casa circondariale di Trapani a disposizione dell’Autorità giudiziaria. Il gip presso il Tribunale di Trapani ha convalidato il provvedimento di fermo, disponendo per gli accusati la custodia cautelare in carcere. Con questa operazione salgono a 16 i presunti scafisti individuati dal gennaio di quest'anno dal gruppo di lavoro costituito dagli uomini della Polizia e della Guardia di Finanza trapanese. Lo scorso anno erano state sei quelli  individuati al momento degli sbarchi. "Quella con la Polizia è una sinergia molto importate - ha sottolineato il maggiore Michele Ciarla, capo del Nucleo di Polizia tributaria del Comando provinciale delle Fiamme Gialle - nell'ambito di un'attività di per sè non facile quale è quella di distinguere tra i migranti e coloro che invece fanno parte delle organizzazioni criminali. Altrimenti rischiamo di dare asilo e ospitalità a persone che hanno commesso reati". Ciarla ha anche sottolineato l'importanza della presenza, a bordo delle navi del dispositivo "Triton" impegnate nel Mediterraneo, di ufficiali di collegamento, tra cui quelli della Guardia di Finanza, che - fin dal momento del recupero dei migranti in mare - anche attraverso riprese fotografiche e video, hanno il compito di acquisire informazioni utili da passare ai colleghi impegnati nelle operazioni sul molo in occasione degli arrivi.

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