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Trapani | Cronaca

In manette truffatore seriale. Arrestato da agenti della Sez di Pg della Procura

29 Marzo 2021 13:30, di Laura Spanò
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Finisce in manette truffatore seriale. Si tratta di Giorgio Covato di Scicli. Ad operare personale dell’Aliquota Polizia della Sezione di Polizi

Finisce in manette truffatore seriale. Si tratta di Giorgio Covato 40 anni di Scicli. Ad operare lo scorso 26 marzo, personale dell’Aliquota Polizia della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura presso il Tribunale di Trapani. Covato, noto in tutta Italia per essere un truffatore seriale, è stato colto nella flagranza del delitto di truffa ai danni di un esercente commerciale trapanese.

Giorgio Covato è stato colto nell’atto di ricevere la somma di 100 €, due banconote da 50,00, che l’esercente gli aveva appena consegnato per presunte spese da marche da bollo, e che corrispondevano a quelle che la stessa persona offesa aveva proceduto a fotografare precedentemente alla consegna, le cui immagini erano state trasmesse alla Polizia il giorno prima.

L’arrestato, aveva indotto il commerciante in errore con artifizi e raggiri affermando di essere un appartenente alla Guardia di Finanza, a nome Thomas, e si era offerto di aiutarlo con la famiglia nelle pratiche relative ad una procedura esecutiva pendente presso il Tribunale di Trapani; facendosi  consegnare nei giorni precedenti la somma di 430.00 per “diritti di cancelleria.”
L’attività d’indagine è scattata dopo la denuncia-querela sporta dal commerciante che, recatosi presso gli uffici della Procura di Trapani riferiva che il precedente lunedì 22, si era presentato presso il negozio un individuo che affermava di chiamarsi Thomas, che si qualificava come appartenente alla Guardia di Finanza, e dichiarava di essere in servizio da pochi giorni presso la Procura di Trapani.
Questi si rivolgeva alla figlia dell’esercente, e dopo essersi complimentato per la buona fattura di un uovo di Pasqua esposto in vetrina, proponeva alla ragazza di organizzare un sorteggio avente come premio proprio quell’uovo e le chiedeva il nunero di telefono per successivi contatti.

In occasione dei successivi incontri con la giovane volti all’organizzazione del sorteggio, l’uomo le rappresentava di essere a conoscenza della situazione patrimoniale debitoria della famiglia e indicava i nomi del giudice, degli avvocati e dei curatori interessati alle varie procedure in corso, che mostrava di conoscere dettagliatamente. “Thomas” le aggiungeva anche di avere contattato il curatore della procedura, allo scopo di “farselo amico”, e di essere in grado, dietro il pagamento di diritti di cancelleria ammontanti a circa 430,00 euro, di acquisire dagli uffici della Procura gli atti necessari a “risolvere tutti i problemi”, che il legale di famiglia a quel momento non era stato in grado di superare.

La capacità di esposizione dei fatti dell’individuo, l’appartenenza alla Guardia di Finanza, la conoscenza approfondita delle procedure, sommati alla speranza di dare una svolta alla difficile situazione processuale, hanno indotto il commerciante a convincersi della buona fede di “Thomas” ed a corrispondergli, tramite la figlia, la somma richiestagli, oltre che copia del proprio documento d’identità e la tessera sanitaria.

Per fugare ogni dubbio in merito alla appartenenza all’Aliquota della Guardia di Finanza in servizio presso la Procura di Trapani, l’uomo dava diversi appuntamenti alla figlia dell’esercente presso il Palazzo di giustizia di Trapani, fingendo di uscire dall’edificio all’arrivo della ragazza o facendosi comunque trovare nelle vicinanze. L’uomo è arrivato anche ad affermare al commerciante che la sua disponibilità ad aiutarlo era subordinata alla disponibilita della figlia a mostrarsi “più disponibile” e meno diffidente nei suoi confronti!!

A quel punto, però, avendo il commerciante anche appreso dalla figlia che “Thomas” si era rifiutato in più occasioni di esibire il distintivo di riconoscimento mostrandosi offeso della sua mancanza di fiducia, aveva cominciato ad insospettirsi di essere stato raggirato e si era dunque recato presso gli uffici della Procura per riferire l’accaduto.

Dagli accertamenti immediatamente svolti sulla base delle indicazioni ricevute dal commerciante, il personale dell’Aliquota Polizia di Stato della Sezione di P.G. è riuscito ad identificare l’uomo presentatosi come “Thomas” per poi organizzare le fasi d’indagine successive.

Cosicché Thomas si presentava presso il negozio e consegnava alla moglie dell’esercente il blocchetto dei biglietti invenduti, ma non il denaro incassato dalla vendita effettuata ai colleghi, che affermava sarebbero stati consegnati da una collega in busta chiusa. Dopo una breve discussione, Covato comunicava all’esercente di avere speso 106,00 per l'acquisto di marche da bollo e lo informava che avrebbe ricevuto la documentazione la settimana successiva.

A quel punto il commerciante ha estratto dal proprio portafogli due banconote da 50,00 e (che aveva provveduto a fotografare) ed una da 10,00 € e gliele aveva consegnate. Covato ha restituito quella da 10,00 € accontentandosi di cento euro. E da lì è scattato  il blitz della Polizia che ha portato all’arresto di Covato, immediatamente dopo che quest’ultimo aveva intascato quella che, di fatto, era stata la seconda dazione di denaro. Covato malgrado la sua abilità a sfuggire alla cattura in quasi tutte le occasioni in cui si è reso protagonista, stavolta non è riuscito a farla franca e, a seguito di perquisione personale, oltre al denaro, gli sono stati sequestrati tutti i bigliettini staccati dal
blocchetto delle polizze destinate al sorteggio dell’uovo, che aveva asserito davanti al Giudice in dibattimento, durante l’interrogatorio, di avere venduto ai suoi colleghi!

Gravato di numerosissimi precedenti penali, soprattutto specifici, riportati in tutto il territorio nazionale, a Covato tratto a giudizio con il rito direttissimo nella giornata di sabato (successiva al suo arresto), oltre la convalida dell’arresto gli è stata disposta l’applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari. Inoltre, atteso che il giudizio si definiva nelle forme del rito abbreviato in
seguito alla richiesta dell’imputato, il Giudice lo ha condannato a dieci mesi di reclusione e mille euro di multa, e al pagamento delle spese processuali.

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