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Cronaca
Salaparuta

La Memoria: 14 gennaio 1968 la Valle del Belice fa i conti con un terribile terremoto

14 Gennaio 2020 10:13, di Laura Spanò
La Memoria: 14 gennaio 1968 la Valle del Belice fa i conti con un terribile terremoto
Cronaca
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Nella Valle del Belice era una domenica di gennaio fredda e pungente ... Sono le 13.29 del 14 gennaio 1968. Passano tre quarti d’ora, alle 14.15, si replica, sesto grado scala Mercalli. Ore 16.48, ancora una nuova scossa, settimo grado Mercalli. Inizia il dramma. Le case di tutta la Valle percorsa dai tremori, diventano inagibili, la gente scappa via. Il buio prende il sopravvento e con esso la paura. La paura di non rivedere il nuovo giorno. Inizia così la notte più lunga. Il dramma in queste ore riguarda solo il Belice, il terrore che ha preso quella gente sembra non interessi a nessuno. E’ da allora che questa gente è abituata a non aspettare gli altri, a sbracciarsi e a darsi da fare. Alcuni fanno ritorno nelle case, chi per prendere qualcosa, altri per restarci. Per sempre.Sono le 3.01 è la fine. Onde sismiche di magnitudo 6.0 e con effetti nell’epicentro del nono grado Mercalli sconquassano violentemente la Valle. Il Belice è cancellato. Le prime colonne di soccorsi che giungeranno quando la giornata di lunedì si appresta al nuovo imbrunire troveranno le stradine stravolte, bloccate dalle frane. Nella vecchia Poggioreale non ci sono più le allegre voci a circondarmi ed abbracciarmi. A 52 anni da quel terremoto si possono ancora sentire i pianti, le donne che si disperano, gli uomini che a mani nude scavano tra le macerie sperando di potere riabbracciare i genitori, le mogli, i figli. C’è il rumore assordante dei muri che si sgretolano come quando la neve si scioglie al sole e svanisce, mentre la terra continua a tremare. Sono notte fredde che accolgono quei disperati. I morti viventi vagano al buio cercando riparo sicuro da quella tragedia. Le vedo quelle persone che ancora smarrite si danno una mano. Scavano, scavano vorticosamente nel tentativo disperato di cogliere anche un piccolo anelito di vita. Le vedo, infreddolite, gli occhi smarriti, come chi ha avuto rubata l’anima. I soccorsi tardano ad arrivare. Le notizie sono confuse, molti centri rimangono isolati a causa di frane e smottamenti delle strade e sono raggiungibili solo in elicottero. I pochi volontari che in quelle prime ore giungono nei paesi colpiti, sono costretti a fare ore di marcia a piedi. La terra trema ancora per altre 32 volte.
I ricordi del dopo terremoto del Belice '68... si rincorrono sul metodo e su come si decise di costruire uno dei tanti paesi semidistrutti dal sisma lontano dal centro a 5 km. Si era scelto un terreno di proprietà di una certa famiglia, un terreno che neppure gli animali ci sarebbero rimasti un giorno, pieno di zanzare, troppo caldo in estate, troppo freddo in inverno...ma che avrebbe fruttato tantissimo in ogni caso a chi vendeva. Ci fu l'accordo .... Poi i primi lavori durati decenni, l'inizio della costruzione della chiesa, la presentazione di un progetto, tutto cemento... Quella struttura è lì a marcire senza avere mai visto il suo completamento... e molti continuano a vendere per scappare via da questo luogo..
"Quando nell'inverno del 1968 la terra del Belice trema, pochissime persone riescono a immaginare quali immense fortune saranno ricavate dalla disperazione del terremoto. Antichi paesini di pietra adagiati da secoli nella vallata del fiume Belice vengono distrutti per sempre. Ben altre sciagure sono all'orizzonte in quel fazzoletto di Sicilia dove fra le viscere della terra si levano i disperati lamenti dei sopravvissuti".
Questo invece lo scriveva Mario Francese che aveva capito tutto prima degli altri e lo scriveva sul Giornale di Sicilia già nel luglio del 1977..
I ricordi del dopo terremoto del Belice '68 rimandano ad una mafia e a certi mafiosi che saccheggiarono le chiese e le case patrizie ma anche i parchi archeologici di beni che andarono ad arricchire i musei privati e le gallerie oltre oceano...qui la mafia con certa chiesa con certi politici e certi imprenditori vissero per decenni e ancora oggi qualcuno di questi e molti degli eredi, vivono di rendita ...
Salaparuta è uno dei luoghi simbolo del Belice, ... questa piana, è punto d'incontro delle tre province coinvolte nel sisma ...Trapani, Palermo e Agrigento, qui arrivò Papa Giovanni Paolo II era l'82... alla folla che dalle prime ore dell'alba si trovava in mezzo al fango (aveva piovuto per tutta la settimana e il pietrisco che fu buttato sulla piana arrivato dagli amici degli amici, non bastò a evitare che questo sporcasse le scarpe di quella gente), gridò di reagire, di risorgere dalle ceneri... Oggi a ricordo di quella giornata c'è un monumento che ricorda tutte le vittime di quel terremoto... i nomi e i cognomi ci ricordano lo strazio di quegli anni e non solo, rappresentano un monito per tutti coloro che potevano fare e non hanno fatto, un monito per coloro i quali si sono arricchiti con i soldi del terremoto lasciando una intera Valle in miseria
Il ministro Mancini il 20-1-1968 dichiara: " ...ogni complesso di baracche disporrà di tutti i servizi necessari... il materiale che serve alla costruzione può essere garantito per un anno, dopo di che potrebbe cominciare a sfaldarsi." Ecco come fu trattata la gente del Belice ...
Siamo al 1970 ... Oggi le baracche sono fradicie, i pavimenti sfondati, l'acqua penetra dal tetto e dalle finestre. Mancano i servizi di pronto soccorso. Gli impianti idrici e fognanti lasciano fuoruscire le acque. Le sovrastrutture dei tetti si sono stiracchiate lasciando filtrare la pioggia. Si costruiscono ancora baracche dove si sa che rimarranno vuote. Non si costruiscono dove ne mancano. Si costruiscono su terreni di amici degli amici, terreni franosi...
Belice ...15.3.1970 ...la Procura della Repubblica di Trapani apre un'indagine sulla mafia delle baracche, mentre il tribunale di Marsala denuncia 27 terremotati per "avere occupato il municipio di Salemi" chiedendo case e lavoro e per "delitto di blocco stradale." Gli assassini continuano a uccidere, si denunciano le vittime.
Ecco cosa succedeva da queste parti negli anni post ricostruzione

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