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Mafia trapanese e palermitana agiscono in sinergia

18 Febbraio 2014 20:40, di Niki Mazara
Mafia trapanese e palermitana agiscono in sinergia
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"Cosa Nostra trapanese ha agito in sinergia con esponenti delle famiglie mafiose della provincia di Palermo, presso le quali è stata accreditata da Totò Riina". A tracciare il quadro della presenza mafiosa nel territorio, sottolineando come l'organizzazione e le scelte operative di Cosa Nostra trapanese e di quella palermitana siano molto simili e da sempre collegate è la relazione annuale presentata dalla Direzione Nazionale Antimafia. "Oltre che dal perseguimento di obiettivi comuni e da una comune strategia criminale - scrive il consigliere Maurizio De Lucia - i rapporti di alleanza correnti tra le cosche palermitane e quelle trapanesi affondano radici anche in sottostanti legami di amicizia personale tra i vari capi cosca. La vicinanza . si legge ancora nella relazione - si è rafforzata soprattutto dopo l'assunzione da parte di Matteo Messina Denaro del ruolo di rappresentante dell'intera provincia di Trapani". Il boss latitante ha "nel territorio palermitano, solidi rapporti e precisi punti di riferimento anche nella cosca di Brancaccio, già retta da Giuseppe Guttadauro (tornato libero dopo aver espiato la condanna inflittagli), fratello di Filippo", marito di Rosalia, sorella di Matteo Messina Denaro. Nel trapanese "l'organizzazione continua a mantenere un penetrante controllo del territorio e a riscuotere consensi tra l'opinione pubblica", aggiunge De Lucia. In questo contesto, "è quasi normale - prosegue il consigliere - che Matteo Messina Denaro, continui a mantenere il suo stato di latitanza" perché gode "di una vasta rete di protezione" formata da soggetti organici a Cosa Nostra ma anche da "una pluralità di altri insospettabili individui che, seppur estranei ad ambienti criminali, vivono e operano in un contesto socioculturale in cui l'adoperarsi in favore di organizzazioni mafiose, o di loro esponenti, viene avvertito come comportamento dovuto". Nella relazione si cita anche l'ultima guerra di mafia scatenatasi nelle province di Palermo e Trapani negli anni Novanta, quando, secondo gli investigatori, tra mafiosi trapanesi e palermitani si realizzò "una tale comunione di intenti e di obiettivi da ricondurle quasi sotto un'unica realtà criminale, tant'è che le organizzazioni hanno sempre vissuto, almeno nell'ultimo ventennio, in perfetta simbiosi, legate da uno stretto rapporto osmotico". Nonostante Matteo Messina Denaro sia il capomafia più pericoloso in circolazione e il suo arresto rimanga la "priorità assoluta", nella relazione annuale del consigliere della Dna Maurizio De Lucia si sottolinea come "la città di Palermo sia e rimanga il luogo in cui l'organizzazione criminale esprime al massimo la propria vitalità sia sul piano decisionale (soprattutto) sia sul piano operativo". Secondo il rapporto la mancanza di un vero e proprio leader non impedisce a Cosa Nostra di tentare di rinnovarsi "attraverso una conferma delle sue strutture di governo a cominciare da quelle operanti sul territorio di Palermo e, in particolare, con riferimento alla commissione provinciale di Cosa Nostra di Palermo. De Lucia auspica, nell'ipotesi di reiterazione dell'associazione mafiosa "un meccanismo sanzionatorio particolarmente rigoroso per escludere per un non breve periodo di tempo dal circuito criminale quegli appartenenti all'organizzazione mafiosa che dopo una prima condanna, tornino a delinquere reiterando in tal modo la capacità criminale propria e dell'organizzazione".

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