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Femminicidio Nubia: possibile incapacità per l'assassino. I figli: "In casa nessun coltello" - Trapani Oggi

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Cronaca
Paceco

Femminicidio Nubia: possibile incapacità per l'assassino. I figli: "In casa nessun coltello"

07 Dicembre 2016 15:43, di Ornella Fulco
Femminicidio Nubia: possibile incapacità per l'assassino. I figli: "In casa nessun coltello"
Cronaca
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Antonio Madone, il 60enne che lo scorso 20 novembre ha ucciso con 30 coltellate la moglie Anna Manuguerra nella loro abitazione di Nubia, frazione di Paceco, potrebbe essere affetto da problemi psichici. Il dato emerge dalla richiesta, presentata dal suo difensore, l'avvocato Orazio Rapisarda, di ottenere la documentazione dell'Asp in base alla quale, lo scorso 9 novembre, la Questura di Trapani non ha rinnovato il porto d'armi all'uomo che deteneva un fucile da caccia. Secondo il referto trasmesso agli uffici della Polizia dall'Unità di Medicina Legale dell’Azienda sanitaria provinciale di Trapani, Madone non era in possesso dei requisiti psicofisici minimi previsti dalla normativa vigente per mantenere il porto d'armi. Il dato, ai fini della difesa dell'uomo, che si trova rinchiuso nella Casa circondariale di Trapani, sarebbe rilevante ai fini dell'ipotesi di una sua eventuale incapacità di intendere e di volere. Intanto il sostituto procuratore Antonio Sgarrella, titolare delle indagini sulla morte di Anna Manuguerra, ha ascoltato due dei tre figli della donna, Maria Grazia e Giuseppe, che hanno riferito sui rapporti tra i genitori e su quelli tra loro e il padre. La giovane, in particolare, ha riferito - come aveva dichiarato subito dopo l'uccisione della madre - che Anna Manuguerra aveva subito per anni le vessazioni e i maltrattamenti di Antonio Madone e che, proprio per questo motivo, si era finalmente decisa a avviare la separazione, affrontando un procedimento giudiziale, ottenuta pochi giorni prima di essere uccisa. Maria Grazia Madone ha anche riferito che nell'abitazione di via Speranza, a Nubia, non c'erano coltelli perchè la madre li aveva fatti sparire temendo di essere aggredita dal marito. La circostanza, se confermata, si ritorcerebbe contro Madone facendo propendere per una premeditazione da parte dell'uomo che avrebbe, quindi, portato con sè e non trovato sotto mano in casa il coltello con il quale ha infierito sulla moglie. Gli inquirenti hanno ascoltato anche l'anziana madre della vittima che abita a pochissima distanza dalla casa del delitto e che la mattina del 20 novembre trovò la figlia in fin di vita dando l'allarme. Anche quest'ultima avrebbe confermato lo stato di profondo timore in cui viveva la figlia anche dopo la separazione da Madone da cui temeva ritorsioni. Il legale della famiglia, l'avvocato Vincenzo Maltese, intanto, ha reso nota la volontà di presentare un'istanza per ottenere il dissequestro dell'appartamento della villetta a due piani di via Speranza dove è avvenuta la brutale uccisione.

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