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Cronaca
Favignana

Le condizioni del carcere di Favignana nell'amaro resoconto della UILPA

11 Dicembre 2019 19:51, di Laura Spanò
Le condizioni del carcere di Favignana nell'amaro resoconto della UILPA
Cronaca
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Arriva il resoconto impietoso, del segretario generale UILPA Polizia Penitenziaria della Sicilia, Gioacchino Veneziano, relativo alla visita effettuata scorso 5 dicembre, presso la Casa Reclusione “Giuseppe Barraco” nell‟isola di Favignana. È un resoconto dettagliato e molto crudo quello scritto da Veneziano e inviato per conoscenza a tutte le massime autorità che si occupano di giustizia e carceri in particolare, a livello nazionale, regionale e provinciale. La fotografia di un carcere con mille problemi. Ecco il testo integrale...Giunti all‟ingresso dell‟istituto notavo che la porta risultava automatizzata solo in apertura ma non in chiusura, generando la necessità che il visitatore doveva chiudere la porta da solo, oppure che l‟unica unità addetta alla complessa sala regia” abbandonasse” il posto di servizio per poterla chiudere. Tale condizione è ovvio che determina un basso livello di sicurezza in caso di intrusione di malintenzionati. Entrato alle ore 9.30 circa sono stato accolto dal Comandante di Reparto dottor Christian Astarita, considerato che il Direttore i.m Nunziante Rosania aveva comunicato la sua assenza, e l’eventuale possibilità di postergare la visita non è stata possibile per precedenti ed improcrastinabili impegni sindacali assunti da chi scrive.
Dopo un breve colloquio, il Comandante delegava all’accompagnamento al Vice Ispettore di Polizia Penitenziaria Giuseppe Barbara, dimostratosi competente, cortese, disponibile ed in grado di dare le dovute risposte alle domande dello scrivente in ordine all’impostazione concernente le finalità della visita.
La sala regia sita al piano terra risultava in ordine, in un locale adeguatamente in grado di assicurare all’operatore di Polizia uno standard di igiene e salubrità eccellente, con un livello di tecnologia elevato.
Percorrendo il corridoio esterno si registrava il non funzionamento tramite apparato di apertura/chiusura remoto della porta blindata che immette all’interno dei reparto detentivo, costringendo il Poliziotto a continui dal box sito al piano, ove instistono movimentazioni di detenuti, allentando così la vigilanza sugli stessi. Urge la riparazione con immediatezza, giacché a volte per aprire la 2^ carraia lo stesso operatore deve abbandonare completamente il posto di servizio.
Entrati dal Piano Terra, nel cuore della detenzione (che ha una disposizione architettonica a forma di H), nel box ove il poliziotto detiene il controllo tramite telecamere a controllo remoto, si è rilevato la mancanza di una pellicola oscurante nell’apertura che consente il controllo dei passeggi est ed ovest, è tale mancanza non evita che i ristretti “controllino” la movimentazione dell’operatore, ma addirittura anche l’assenza dello stesso, quando impegnato per altre incombenze, quindi sarebbe necessario acquistare ed istallare siffatta lamina.
Nei locali siti sempre al piano terra, non risulta funzionante l’officina di falegnameria (con apparecchiature oramai obsolete e da rottamare), che con l‟ingegnosità dell’attuale squadra MOF, lo spazio potrebbe essere destinato ad un reparto di isolamento in considerazione che il penitenziario risulta sprovvisto di tale area.
Discorso a parte è per l’area ove insiste la sartoria, che a quando dato sapere non riesce ad essere produttiva perché manca un sarto che possa essere impiegato come docente permetterebbe non solo attività lavorativa ai carcerati ma anche un possibile risparmio per l‟amministrazione in caso di produzione di bene attinenti il fabbisogno dell’ambito istituzionale sia locale, che oltre.  Come organizzazione sindacale abbiamo dato la disponibilità per la ricerca di una maestranza che possa essere il punto di riferimento per possibili progetti da concordare tra le parti. Salendo al 1° piano abbiamo percepito da subito un preoccupante rumore proveniente dalla centralina ove ci sono dei moduli elettronici, posizionata all’interno del box ove sosta h.24 il poliziotto penitenziario.
È ormai assodato che la prolungata esposizione a rumori elevati durante l’attività professionale rappresenta circa il 40% dei casi di malattie professionali riconosciuti in Italia. E dunque il rumore è una delle maggiori cause di fattore di rischio. In fatti nel documento “Rischi di esposizione al rumore durante il lavoro - a norma dell’art. 195 del D.Lgs. 9.04.2008 n. 81”, si riportano i vari effetti negativi del rumore. Inoltre nei turni serali e notturni implica pure la condizione di destrutturare il controllo uditivo, compromettendo la sicurezza attiva e passiva. Si sollecita l’immediata rimozione del suddetto impianto per spostarlo in altro luogo.
Spostandoci al 2° piano risulta completamente guasto il sistema SADA, anche le aperture delle celle automatiche avviene oramai tramite la classica chiave, riportando una struttura penitenziaria (nata con tecnologie avanzate con ingenti somme di denaro pubblico spese) al passato. Si reclama la riparazione dei sistema automatizzato in tutto il reparto senza ulteriori ritardi. Inoltre risultano essere posizionati all’interno di un ambiente sito alle spalle dell’operatore di Polizia, il locale caldaie con il relativo quadro elettrico, ove lo stesso deve fare accesso per regolare l’erogazione dell’acqua in tutto il penitenziario.
In conclusione tutto il reparto detentivo necessità di una tinteggiatura ai muri, e la sostituzione di ben 10 lastre di vetro nelle finestre, considerato che la ruggine ha causato la “spaccature” dei telai di acciaio determinando il cedimento del cristallo. Inoltre ci è stato segnalato dai lavoratori la necessità di realizzazione di cancelli che delimitano le sezioni nei reparti per evitare (vista la conformazione ad H) che i reclusi si intrufolino in zone non di loro spettanza, originato dal fatto che a volte l’unica unità si trova ad operare su tre posti di servizio. I locali adibiti a rilascio colloqui e buca pranzi sono ricavati in spazi salubri ma di modeste dimensioni; risulta inoltre attivo un apparecchio per il controllo radiografico dei pacchi sicuramente di cui non siamo a conoscenza se è dannoso alla salute dei lavoratori. Per tale ragione è opportuno richiedere idonea attestazione di conformità a norma di legge.
Le sale colloqui si presentano sufficientemente adeguate alle necessità. I box preposti ad ospitare il personale di Polizia addetto al controllo sono adatti alle necessità. Gli Uffici della direzione siti al 2° piano di un altro stabile risultano idonee sia in termini di arredamento dell’ufficio (tavoli e sedie) e di cubatura per le unità lavorative impiegate. Pregevole il lavoro svolto dal gestore e dagli operatori del Bar-Spaccio, ambiente trovato fornito, pulito e soprattutto indispensabile in una luogo di lavoro che a volte le avverse condizioni meteo-marine costringono i lavoratori a non poter ritornare nelle proprie famiglie. Pulito e confortevole anche il locale della mensa che in quel giorno abbiamo pure apprezzato la presenza della Guardia Costiera che ha tenuto a fare conoscere la grande collaborazione con la nostra amministrazione.
Giunti nel cortile interno abbiamo notato come i mezzi dell’Amministrazione siano lasciati in balia degli agenti atmosferici e della salinità, considerando la vicinanza del mare; sarebbe necessario parcare i mezzi nei garage siti a circa 100 metri nei pressi della vecchia struttura. L’Ufficio Matricola, risulta sufficientemente adeguato, come la Cucina detenuti e i locali deposito sopravitto sono tenuti in condizioni di salubrità nel pieno delle condizioni igieniche. Per quanto attiene i dati numerici alla data della visita erano presenti 108 reclusi, di cui 40 stranieri, 6 ergastolani, e l’80% risultano assegnati per problemi di ordine e sicurezza, cioè detenuti che in altre sedi hanno determinato problematiche di gestione intramurali, quindi complessi nel governare. Inoltre il 70% dei detenuti risulta essere tossicodipendente, quindi in un status anch’esso complesso. Nell’evidente quadro di difficoltà constatato de visu emerge, con tutta la specificità e gravità, la carenza di  Polizia Penitenziaria , infatti a fronte di una pianta organica prevista di 81 Poliziotti (prosciugata di 30 unità dalle legge Madia che non teneva conto nemmeno dell’apertura del nuovo carcere), ad oggi risultano amministrati al Giuseppe Barraco di Favignana 56 unità di Polizia Penitenziaria, di cui 12 impiegati nei compiti e servizi attinenti la sicurezza, aggiuntivi 23 assenti per la fruizione di diritti soggetti. In pratica rimangono 21 Poliziotti Penitenziari che suddivisi nell’arco delle 24 ore significa che nei turni serali e notturni meno di mezza dozzina di poliziotti si occupano del controllo e della sicurezza di una struttura carceraria che oggi conta oltre 100 reclusi. Un capitolo a parte verrà segnalato per il vecchio Castello di San Giacomo ex struttura carceraria unitamente alle stanze destinate a “caserma” del personale di Polizia Penitenziaria. Si invia per opportuna notizia a Sua Eccellenza il Prefetto di Trapani per l‟attenzione dimostrata nei confronti della Polizia Penitenziaria Trapanese che con grande onore accoglierebbe la Sua presenza al Giuseppe Barraco di Favignana, al fine di constatare di persona in quali condizioni viene svolto l’encomiabile lavoro di questi Poliziotti, che senza ombra di smentita rappresenta il Corpo di Polizia numericamente più presente nell’isola, e che contribuisce alla sicurezza dei cittadini al pari delle altre Forze dell’Ordine”.
 

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