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Botta e risposta sulla pesca del novellame

19 Febbraio 2013 14:58, di Niki Mazara
Botta e risposta sulla pesca del novellame
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Sulla questione della pesca del novellame il rappresentante del Distretto della Pesca Giovanni Tumbiolo risponde a Legambiente che ha contesto il Decreto autorizzativo della Regione Sicilia. Nella nota Tumbiolo cerca di chiarire " " i contorni di una vicenda particolare (pesca del novellame) ma che riguarda una ben più ampia questione relativa ai temi delle regole, del lavoro, dell’ambiente, della sicurezza, della ricerca, dei controlli e non ultimi i rapporti fra la Sicilia (che ha una competenza esclusiva in materia di pesca!) e l’euroburocrazia. La vicenda della pesca del novellame, però mi fa tornare in mente la storia delle reti pelagiche derivanti (spadare) messe al bando e criminalizzate dall’Unione Europea sull’onda dell’emotività collettiva. Oggi con maggiore convinzione di ieri, senza vergogna ne timore di essere di parte (posto che le «spadare» non esistono più in Italia, ma non certo nei Paesi extraeuropei del Mediterraneo!) ribadisco che esse rappresentavano una fonte importante per l’economia ittica siciliana, e se adeguatamente regolamentate (lunghezza, larghezza maglie, tempi, posizionamento etc.), senza dubbio alcuno, un metodo selettivo per la cattura del pesce spada maturo. Il problema è che la carenza di controlli nei confronti di pochi furbi e prepotenti, la carenza di governance del settore a livello regionale e l’indifferenza ed il «distacco burocratico» dell’UE hanno reso impotente un’intera categoria di produttori. Il risultato: sono stati spazzati via «per decreto» oltre 1000 posti di lavoro. Purtroppo - continua Tumbiolo-buona parte di questi pescatori, costretti «d’ufficio» a percepire un premio per rottamare le barche e se stessi, altro non hanno fatto che riciclarsi in «pescatori di frodo».Oggi abbiamo la chiara conferma che allora si preferì «buttare l’acqua sporca con tutta la creatura». Spero che la storia non si ripeta, spero tanto che si voglia valorizzare di più la ricerca scientifica per acquisire dati oggettivi ed evitare che c.d. euro-mode, che si intendono a tutti i costi applicare nel Mediterraneo ed in Sicilia, rischino di colpire ciclicamente altre specie, altri «sistemi» di pesca, altri attori, altre migliaia di lavoratori. Quello della cosiddetta «nunnata» (novellame) è solo un pretesto. A nessuno passerà per la testa che io stia facendo una crociata pro-novellame, anche perché, puntualizzo, fra gli associati al Distretto non vi sono imprese che praticano questa attività. La questione principale è un’altra. Infatti, si tratta di affermare un principio generale e la pesca del novellame è espressione di una problematica ben più ampia ed articolata. Èdoveroso unire le forze e spingere l’UE, lo Stato e la Regione ad investire di più in ricerca, esortare, in particolare, il Governo siciliano a potenziare sempre più i centri qualificati di ricerca, presenti nell’isola, farli lavorare meglio e farli meglio interagire con i pescatori, e le categorie produttive al fine di avere per tempo tutte quelle utili informazioni necessarie per programmare su reali basi scientifiche i tempi della pesca, i fermi tecnici, insomma a regolamentare le attività produttive con lo scopo di preservare le risorse naturali e l’ambiente. Ma soprattutto è sul piano dei controlli che bisogna intervenire con modalità più efficienti, direi «chirurgiche». La Regione ogni anno impegna significative risorse in convenzioni con i Corpi militari marittimi dello Stato. Essa, pertanto, deve pretendere controlli più accurati, mirati appunto sulla base di corrette informazioni. Ciò che sta accadendo ora con il novellame, continuando così, senza una vera e forte governance della pesca e delle politiche del mare nel suo complesso, è destinato a ripresentarsi ciclicamente per tanti altri mestieri. Ènecessario - scrive Tumbiolo- che la Sicilia si svegli, bisogna riqualificare responsabilmente gli attori (Sindacati, Associazioni di Categoria, Ricercatori, Associazioni Ambientaliste etc.). Ènecessario soprattutto un riordino amministrativo, con la creazione di un Dipartimento del Mare strutturato per determinare gli indirizzi, le scelte, senza subire sempre supinamente le «imposizioni comunitarie» o, peggio, gli stravaganti costumi e le mode e vezzi esterofili che mal si adattano alla storia, alla tradizione, alle specificità, ai nostri legittimi interessi, alla cultura marinara mediterranea di cui è intrisa la nostra isola. Rispetto alle Vostre legittime e condivisibili istanze, che guardano alle risorse ittiche in un’ottica di eco-sostenibilità, cari amici di Legambiente, mi permetto di osservare che la proposta avanzata negli ultimi anni da parte del nostro Distretto e dall’Osservatorio Mediterraneo della Pesca, a cui non avete fatto mancare il Vostro autorevole apporto, rappresenta un passo in avanti. Guardando infatti al principio di responsabilità individuale e collettiva per l’utilizzo razionale delle risorse del Mediterraneo (esse vanno condivise con le emergenti marinerie del Nord Africa, che pescano negli stessi areali senza l’obbligo di rispettare però le nostre stesse regole cioè le normative comunitarie; da qui anche i perversi effetti della concorrenza spietata in merito alla commercializzazione dei prodotti), vi è la necessità di fare un ulteriore salto, dalla Green economy ad una nuova e più moderna «filosofia», la Blue economy, che guarda contemporaneamente alla salvaguardia ambientale e sociale. Su queste tematiche avremo modo di avviare un confronto aperto e costruttivo fra tutte le associazioni . L’Osservatorio, che della Blue economy è la fucina, a me sembra la sede più adatta. Ciò che sta accadendo ora con il novellame - conclude Tumbiolo- è solo un esempio di una cronica assenza di interlocuzione, costante, corretta fra la Sicilia e l’Europa, già ampiamente denunciata1. Tutto ciò mette inesorabilmente a nudo la mancanza di una governance della pesca e delle politiche del mare nel suo complesso da parte della Sicilia. Finalmente sembra che questo Governo regionale ci voglia provare seriamente e credo che sia giusto sostenerlo in questa civile ma difficile battaglia con l’Europa, non contro l’Europa. Abbiamo il dovere però di confrontarci senza preconcetti né riserve mentali, perché né Voi né io possiamo, dobbiamo assistere impotenti a questo inesorabile declino".

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