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Mazara del Vallo

Cadavere bruciato nelle campagne, arrestati due fratelli agricoltori e i loro braccianti

14 Giugno 2016 07:32, di Ornella Fulco
Cadavere bruciato nelle campagne, arrestati due fratelli agricoltori e i loro braccianti
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Risolto dai Carabinieri il "giallo" del ritrovamento, lo scorso 22 maggio, del corpo semicarbonizzato di un uomo nelle campagne di contrada Biancolidda di Mazara del Vallo. Il cadavere è stato identificato come quello del 38enne di origine rumena Cristian Maftei. Ad essere colpiti da un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip Francesco Parrinello del Tribunale di Marsala, su richiesta della pm Antonella Trainito, che ha coordinato le indagini, sono stati due fratelli mazaresi, incensurati: il 46enne Vito e il 39enne Giuseppe Signorello. L'accusa è di omicidio e soppressione di cadavere in concorso. Il provvedimento è stato eseguito dai militari del Nucleo operativo della Compagnia Carabinieri e della Stazione di Petrosino al termine di un’articolata attività d’indagine effettuata con il supporto tecnico-scientifico degli esperti del RIS di Messina. I due fratelli si trovavano già detenuti presso la Casa circondariale di Trapani, insieme a due rumeni, Ionut Stoica, 26 anni, e Gheorghe Florian, 27 anni, con cui erano stati arrestati in fragrante, lo scorso 16 maggio, con l'accusa di coltivazione e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti in concorso. I due Signorello erano stati accusati anche di detenzione illegale di arma da fuoco. Le indagini avevano preso il via quando, lo scorso 16 maggio, quattro rumeni si erano presentati, in stato di agitazione, negli uffici della Compagnia Carabinieri di Mazara del Vallo riferendo che quella mattina, intorno alle 5-5.30, mentre stavano tentando di rubare in alcuni terreni nelle vicinanze dell’ex distilleria “Concasio”, nella zona tra le contrade Samperi di Marsala e Fiocca di Mazara del Vallo, erano stati fatti oggetto di colpi di arma da fuoco. Il 22enne Iliuta Dura, nonostante una ferita alla gamba destra, era riuscito fuggire mentre Cristian Maftei era rimasto sul posto, forse perché più grave. Dura era stato condotto al Pronto Soccorso dell'ospedale "Paolo Borsellino" di Marsala, dove era stato sottoposto ad intervento chirurgico per l'estrazione della pallottola, mentre i suoi connazionali avevano deciso di presentarsi dai Carabinieri per avvisare di quanto accaduto. Giunti sul posto i militari dell'Arma avevano individuavato 40 serre, nelle quali - tranne una - venivano coltivate quasi 9.000 piante di cannabis indica di diversa grandezza. L'azienda era risultata di proprietà del padre dei Signorello che, dopo la sua morte, avevano iniziato a gestirla. Lo aveva riferito l'anziana madre dei due, trovata nell'abitazione rurale poco distante dalle serre. Nelle vicinanze della piantagione di cannabis i Carabinieri avevano rintracciato e identificato Ionut Stoica e Gheorge Florian che lavoravano come braccianti agricoli per i Signorello. Nel corso della perquisione effettuata nell'area, in un magazzino tra l’abitazione e le serre erano stati trovati circa 33 chilogrammi di marijuana, già essiccata, un revolver calibro 38 carico, privo di marca, nel cui tamburo erano presenti 4 bossoli già esplosi e 3 proiettili ancora integri, e - nella busta di plastica dove era custodito - altri 6 proiettili dello stesso calibro. All’interno dell’abitazione, in una cassaforte, i militari dell'Arma avevano trovato un fucile calibro 12, semiautomatico, marca Beretta, che era stato sottoposto a sequestro insieme alla pistola e allo stupefacente. Durante il sopralluogo dell’area adiacente alle serre e, in particolare nella zona indicata dai rumeni come luogo della sparatoria, erano stati trovati, inoltre, abbandonati sul terreno, un coltello da cucina e un paio di forbici, utilizzati dai ladri per tagliare i teloni in nylon delle serre e mettere a segno il furto. Sempre a terra, nelle vicinanze della prima serra e ad un paio di metri dall’abitazione, era stata trovata e sequestrata una confezione di cartine per sigarette, poi accertata essere identica a quella trovata in possesso a Ionut Stoica, un mozzicone di sigaretta e uno smartphone che il rumeno aveva riconosciuto come proprio affermando di averlo smarrito nei giorni precedenti. I fratelli Signorello e i due braccianti erano stati condotti negli uffici dei Carabinieri e interrogati dal pubblico ministero di turno assieme ai quattro rumeni che avevano tentato il furto nelle serre. Uno dei due Signorello aveva ammesso la propria responsabilità sia nella coltivazione della marijuana sia nella detenzione della pistola ma non aveva fatto alcun riferimento alla sparatoria mentre i quattro ladri avevano ricostruito, con dovizia di particolari, l’accaduto. Dato che Cristian Maftei risultava irreperibile, nei giorni successivi erano state organizzate battute di ricerca e sopralluoghi dei carabinieri del RIS di Messina: sia nelle serre sia sulla Alfa Romeo 156 grigio scuro utilizzata dai Signorello,  sottoposta a sequestro, erano state rinvenute tracce di sangue. Forti di queste risultanze, gli inquirenti hanno sottoposto gli arrestati a svariati interrogatori cominciando ad ottenere prime ammissioni da parte di Ionut Stoica. Nel frattempo, il 22 maggio, su indicazione di alcuni contadini, era stato rinvenuto -- in un appezzamento di terreno in contrada Biancolidda di Mazara del Vallo, a circa ottocento metri dall’azienda dei fratelli Signorello - il corpo quasi totalmente carbonizzato di un uomo. Alcuni oggetti rivenuti accanto al cadavere e porzioni di indumenti erano stati riconosciuti dai familiari di Maftei e le successive analisi svolte dagli uomini del RIS sui campioni di Dna repertati hanno consentito di giungere con certezza all'identificazone del corpo come quello del ladro scomparso. Vito e Giuseppe Signorello, interrogati nuovamente alla luce delle risultanze scientifiche e delle dichiarazioni di Stoica, hanno riferito che, la notte tra il 15 e il 16 maggio, Giuseppe si era recato, armato del fucile appartenuto al padre e della pistola illegalmente detenuta, nell’azienda agricola per prevenire nuovi tentativi di furto della cannabis dopo quelli già subiti nelle notti precedenti. L'uomo ha raccontato che, quando si è accorto che qualcuno si avvicinava alle serre, aveva fatto fuoco con entrambe le armi. Direttosi, insieme ai due rumeni, verso il punto dove aveva percepito la presenza dei ladri, aveva trovato Cristian Maftei riverso senza vita sul terreno. Preso dal panico, aveva chiamato al telefono il fratello Vito che si era presentato sul posto dopo pochi minuti. Insieme avevano ordinato ai due braccianti rumeni di trasportare il corpo in un campo adiacente e di bruciarlo per cancellare ogni traccia. L'operazione condotta dai Carabinieri ha definitivamente smentito l'ipotesi che il ritrovamento del corpo bruciato di Maftei potesse essere messo in relazione con la sparatoria, avvenuta in contrada Ventrischi di Marsala lo scorso 31 maggio, in cui venne ferito il maresciallo dei Carabinieri Silvio Mirarchi, poi deceduto per la gravità delle lesioni riportate.

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