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Cronaca

Caltanissetta: Processo strage Pizzolungo quater, oggi la sentenza

13 Novembre 2020 13:12, di Laura Spanò
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In Camera di consiglio il gup del Tribunale di Caltanissetta, Valentina Balbo

Il Gup del Tribunale di Caltanissetta, Valentina Balbo, è entrato in camera di consiglio, per emettere la sentenza del processo «Pizzolungo quater», sulla strage di mafia di 35 anni fa costata la vita a Barbara Rizzo Asta e ai suoi due gemellini di sei anni, Giuseppe e Salvatore.

Alla sbarra Vincenzo Galatolo, detenuto al 41 bis, capomafia palermitano del rione dell’Acquasanta, accusato di essere uno dei mandanti dell’attentato.

Nel corso della sua requisitoria, il Pm Gabriele Paci ha chiesto per l’imputato la condanna a 30 anni di reclusione.

Nella strage di Pizzolungo, avvenuta il 2 aprile del 1985, morirono Barbara Rizzo Asta, allora 33enni, e i suoi gemellini di 6 anni, Salvatore e Giuseppe. Il vero bersaglio però di Cosa nostra era l’allora pm Carlo Palermo, cui le tre vittime che viaggiavano su un’altra auto, fecero da involontario scudo.

Per il Pm Paci, era stata piazzata un’autobomba sul ciglio della strada, la statale che collega Pizzolungo, a Trapani. Il sostituto procuratore Carlo Palermo si stava recando da Bonagia, al palazzo di Giustizia di Trapani a bordo di una Fiat 132 blindata, seguito da una Fiat Ritmo di scorta. In prossimità dell’autobomba la macchina del pm fu superata da una Volkswagen Scirocco guidata da Barbara Rizzo che stava accompagnando a scuola i figli. La coupé si venne a trovare tra l’autobomba e la 132.

Per la strage di Pizzolungo sono stati celebrati tre processi. Il primo contro gli esecutori, tutti appartenenti al clan mafioso di Alcamo, poi assolti in via definitiva dalla Cassazione, dopo una
prima condanna in primo grado. Altri due processi hanno visto condannati in via definitiva i capi mafia Totò Riina e Vincenzo Virga e in un altro ancora i boss palermitani Nino Madonia e Balduccio di Maggio.

Imputato del quarto processo è Vincenzo Galatolo, accusato di essere stato il mandante dalla figlia, Giovanna.  «Non appena il telegiornale diede la notizia - ha messo a verbale Giovanna Galatolo - mia madre iniziò a urlare: I bambini non si toccano. Mio padre le saltò addosso, cominciò a picchiarla, voleva dare fuoco alla casa». «Avevo vent'anni - ha raccontato Giovanna - a casa sentivo mio padre che diceva: 'Quel giudice è un cornutò. Poi, si verificò l’attentato".

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