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Mazara del Vallo | Cronaca

Droga: dalla Calabria fino a Mazara del Vallo

19 Aprile 2023 09:56, di Laura Spanò
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La città trapanese scelta tra le destinazioni finali della cocaina che giungeva in Sicilia

Anche Mazara del Vallo tra le destinazioni della cocaina che partiva dalla Calabria, grazie all'accordo tra il clan dei Barbaro, potente 'ndrina di San Luca e la famiglia mafiosa dei Fascella, storici gestori del traffico di droga alla Guadagna. E' quanto scoperto dai finanzieri del comando provinciale di Palermo nel corso dell'operazione "Cagnolino" che ha portato a 21 arresti e al sequestro di 50 chili di cocaina. L'attivitĂ  ha portato anche al sequestro in Calabria di 11 veicoli, 12 terreni, tre aziende ed un appartamento.

La droga intercettata allo svincolo autostradale di Buonfornello, arrivava a Mazara del Vallo, dove è stata arrestata la 47enne Mariella Di Majo, (con reddito di cittadinanza). In manette sono finiti Giuseppe e Salvatore Fascella anche loro come la Di Majo e ad altri tre indagati, percepivano il reddito di cittadinanza.

Gli altri arrestati oltre  alla mazarese Di Majo e ai Palermitani Orlando e Cusimano sono stati arrestati quattro calabresi, due catanesi, quattordici palermitani e un uomo di Villabate. Uno degli indagati non è stato rintracciato.

A mettere i finanzieri sulle tracce dell’organizzazione che ha trasportato oltre 50 chili di cocaina tra Reggio Calabria e Palermo sono stati gli stessi corrieri. Ed in modo del tutto inusuale. Era il 25 ottobre del 2019 quando al numero della Guardia di finanza arrivò la telefonata di una donna che si lamentava del fatto che non fosse stata pubblicata sui giornali la notizia del ritrovamento di un chilo di cocaina dentro uno zaino al terminal dei bus alla stazione centrale di Palermo. La pubblicazione della notizia avrebbe evidentemente scagionato i corrieri agli occhi dell’organizzazione. Forse qualcuno li aveva accusati di essersi intascati i soldi della vendita della polvere bianca.

Da quella telefonata è partita l’indagine che ha portato ai 21 arresti di oggi eseguiti dal nucleo di polizia economico e finanziaria di Palermo. Una serie fitta di incroci tra celle telefoniche e immagini dei sistemi di videosorveglianza ha consentito di risalire all’organizzazione che, secondo l’accusa, faceva capo a Palermo ai due fratelli palermitani Fascella e alla famiglia Barbaro a Bovalino a Reggio Calabria.

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