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Esemplare di Caretta caretta sarà liberato sabato nelle acque della spiaggia di San Giuliano

02 Novembre 2016 18:09, di Ornella Fulco
Esemplare di Caretta caretta sarà liberato sabato nelle acque della spiaggia di San Giuliano
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Deve il suo nome, "Beatrice", al fatto di essere stata rinvenuta e soccorsa sul lungomare Dante Alighieri, la tartaruga marina Caretta caretta che sarà libera, sabato prossimo, dopo essere stata curata al Centro di primo soccorso di Favignana. L'evento si svolgerà sabato prossimo, alle 11, sulla spiaggia di San Giuliano-Erice alla presenza del presidente dell'Area marina protetta "Isole Egadi" e sindaco di Favignana, Giuseppe Pagoto, del sindaco di Erice Giacomo Tranchida, del comandante della Capitaneria di Porto di Trapani Giuseppe Guccione e rappresentanti al Servizio Ripartizione Faunistico Venatoria di Trapani. La tartaruga era stata rinvenuta lo scorso 9 settembre proprio sulla spiaggia di Casa Santa e, grazie all’intervento dei bagnini e dell’operatore turistico di uno stabilimento balneare era stata consegnata al personale della Capitaneria di Porto di Trapani che ne aveva curatoil trasferimento al Centro di primo soccorso a Favignana. "Beatrice", una femmina adulta di circa 76 centimetri di lunghezza e 52 chilogrammi di peso, presentava visibili ferite multiple da costrizione sulle pinne anteriori. Dalla visita veterinaria è emersa la presenza di un amo da tonno nell'esofago che è stato rimosso dal veterinario e che, per fortuna non aveva causato particolari lesioni. Destavano preoccupazione, invece, le ferite agli arti anteriori e in particolare alla pinna anteriore destra, dove era presente una ferita profonda che aveva compromesso la circolazione del sangue e provocato una parziale necrosi della parte distale dell’arto. Le medicazioni e i curettage effettuati costantemente dallo staff veterinario hanno scongiurato l’amputazione dell’arto e la tartaruga potrà nuotare senza difficoltà. “Beatrice – spiega il direttore dell’Amp, Stefano Donati - è stata vittima di cattura accidentale da parte di un palangaro derivante, utilizzato per la pesca dei grandi pelagici. Questo attrezzo, assieme ai palangari da fondo, è responsabile di circa il 40 per cento delle morti di tartarughe marine nel Mediterraneo. Oltre ai danni provocati dall’amo, rappresentano una minaccia le lenze ad esso legate, soprattutto se vengono lasciate lunghe nell’atto di tagliarle per liberare l’animale. Una lenza lunga, se ingerita, può, assieme all’amo, generare lesioni interne che, nella maggior parte dei casi, si rivelano mortali. Nel caso di Beatrice la lenza non è stata ingerita ma si è avvolta attorno agli arti”. Attraverso il progetto LIFE 12 TartaLife, inoltre, finanziato dalla Commissione europea, il Centro di palazzo Florio a FAvignana sarà presto potenziato per diventare a tutti gli effetti un Centro di recupero. Per segnalazioni o comunicazioni, è sempre attivo il numero dedicato “SOS Tarta” 328.3155313 oltre che l’indirizzo di posta elettronica sostarta@ampisoleegadi.it.

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