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Cronaca
Calatafimi Segesta

Mafia 13 arresti a Calatafimi, indagato anche il sindaco Accardo

15 Dicembre 2020 07:39, di Laura Spanò
Mafia 13 arresti a Calatafimi, indagato anche il sindaco Accardo
Cronaca
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Blitz nella notte a Calatafimi Segesta, sono 13 i fermati, 20  gli indagati. Tra loro anche il Sindaco di Calatafimi Segesta ed imprenditori ritenuti vicini a Matteo Messina Denaro. Smantellato il clan di Calatafimi-Segesta.L'operazione è stata effettuata dagli agenti del Servizio centrale operativo e i colleghi delle squadre mobili di Trapani e Palermo che hanno eseguito tredici fermi disposti dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo.
In manette, è finito il nuovo capo della famiglia mafiosa di Calatafimi, che fa parte del mandamento di Alcamo: Nicolò Pidone, 57 anni, ex operaio stagionale della Forestale che era stato già arrestato nel 2012, dopo avere scontato la condanna era tornato in servizio con un ruolo ancora più autorevole. Secondo le indagini, nella sua masseria si tenevano le riunioni delle cosche. 
Arrestato anche Salvatore Barone, ex presidente dell’Atm, l’azienda municipale dei trasporti di Trapani. E' accusato di associazione mafiosa. Oggi è alla guida di una cantina sociale. 
Nel blitz è stato arrestato anche Stefano Leo, ritenuto vicinissimo al boss Vito Gondola, il boss di Mazara che negli anni scorsi gestiva il sistema di comunicazione del superlatitante Matteo Messina Denaro. 
"Abbiamo disarticolato un'organizzazione mafiosa potente e stabile sul territorio - dice il prefetto Francesco Messina, il direttore centrale anticrimine della Polizia di Stato - un'organizzazione che operava sotto ogni punto di vista, anche politico amministrativo ed economico imprenditoriale".
Notificato anche un avviso di garanzia al sindaco di Calatafimi, Antonino Accardo, accusato di corruzione elettorale e tentata estorsione, con l’aggravante di mafia. Antonino Accardo, eletto l’anno scorso con 1900 preferenze, oggi è accusato di corruzione elettorale ("50 euro a voto" si sente nelle intercettazioni) e di tentata estorsione, con l’aggravante di mafia.
Fra gli indagati c'è pure un agente della polizia penitenziaria in servizio nel carcere palermitano di Pagliarelli: è accusato di rivelazione di notizie riservate. Le accuse ipotizzate nei confronti degli indagati sono, a vario titolo, associazione mafiosa, estorsione, incendio, furto, favoreggiamento personale e corruzione elettorale, aggravati dal metodo mafioso.
In corso anche una serie di perquisizione nelle campagne del trapanese per la ricerca di armi.

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