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Castelvetrano

Mafia, fermo per 22 persone vicine a Matteo Messina Denaro [VIDEO]

19 Aprile 2018 07:05, di Ornella Fulco
Mafia, fermo per 22 persone vicine a Matteo Messina Denaro [VIDEO]
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Importante operazione congiunta di Carabinieri, Polizia e DIA nei confronti della famiglia mafiosa capeggiata dal boss latitante Matteo Messina Denaro. Il provvedimento di fermo, emesso dalla Procura distrettuale antimafia di Palermo, riguarda 22 persone, tra cui lo stesso boss latitante, appartenenti ai clan mafiosi di Castelvetrano, Campobello di Mazara e Partanna. Le ipotesi di reato sono quelle di associazione mafiosa, estorsione, danneggiamento, detenzione di armi e intestazione fittizia di beni, reati aggravati dalle modalità mafiose. Secondo i magistrati stava per scoppiare una nuova guerra di mafia tra i clan trapanesi dopo l'uccisione, avvenuta il 6 luglio 2017, di Giuseppe Marcianò, genero del boss di Mazara del Vallo Pino Burzotta ed esponente della “famiglia” di Campobello di Mazara. Il contesto in cui è maturato il delitto, ricostruito dagli inquirenti, ha svelato una guerra in corso tra la famiglia di Campobello di Mazara e quella di Castelvetrano, divenuta "vulnerabile" a causa, per un verso, della mancanza su quel territorio di soggetti mafiosi di rango in libertà, e, per altro, dalla scelta di Messina Denaro che, nonostante gli arresti dei suoi uomini di fiducia e dei suoi più stretti familiari, non ha autorizzato omicidi e azioni violente come invece auspicato da buona parte del popolo mafioso di quei territori. Proprio Marcianò - dicono gli inquirenti - si era molto lamentato del comportamento del latitante. Tra i fermati ci sono Gaspare Como e Saro Allegra, mariti, rispettivamente, di Bice e Giovanna Messina Denaro. Secondo gli inquirenti erano loro - in quanto fidati cognati del boss - a reggere le fila della complessa macchina organizzativa attorno al latitante. Allegra si sarebbe occupato della parte finanziaria, facendo da tramite con un insospettabile imprenditore del settore delle scommesse on line, il castelvetranese Carlo Cattaneo, anche lui fermato con l’accusa di aver recapitato pacchi di soldi alla cosca di Castelvetrano. L'operazione, che si inserisce nel quadro delle indagini finalizzate alla cattura di Messina Denaro, anche attraverso il progressivo depotenziamento dei circuiti criminali di riferimento e il depauperamento delle risorse economiche a sua disposizione, ha confermato il suo ruolo al vertice della "provincia" mafiosa trapanese. Gli inquirenti hanno accertato la capillare attività di controllo del territorio esercitata da Cosa nostra e il puntuale ricorso al sistema dell'intimidazione per infiltrarsi nel tessuto economico locale. Individuata anche la rete che si occupava della trasmissione dei "pizzini" con i quali Matteo Messina Denaro impartiva disposizioni ai suoi uomini. Secondo le indagini la latitanza del capo mafia sarebbe stata favorita anche dalle ‘ndrine calabresi e  Matteo Messina Denaro avrebbe fruito di nascondigli in Calabria. Dalle intercettazioni è emerso che il padrino di Castelvetrano viaggia molto e che, nel 2015, forse si trovava in provincia di Trapani. Una cimice ha sorpreso un autorevole esponente della famiglia di Marsala, Nicolò Sfraga, mentre sussurrava: “Iddu u dissi" , riferendosi alla volontà di Matteo Messina Denaro di porre fine a un contrasto all'interno della cosca di Petrosino. Secondo Sfraga Messina Denaro si sarebbe trovato, all'epoca, "nelle zone nostre...”. Tutti i contrasti, infatti, dovevano essere sospesi durante la permanenza del latitante in Sicilia. I particolari dell'operazione, dominata "Anno zero", saranno resi noti nel corso della mattinata in una conferenza stampa che si svolgerà nella sede della Procura distrettuale antimafia di Palermo. Si tratta di un’indagine sviluppata da un ampio fronte di investigatori e magistrati: i carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Trapani, i poliziotti dello Sco e delle Squadre mobili di Palermo e Trapani, gli uomini della Direzione investigativa antimafia di Trapani e un nuovo pool di pubblici ministeri a Palermo.

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