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Processo Altamirano, il perito: "Laroxyl impossibile da inalare". Nella prossima udienza tocca al pm - Trapani Oggi

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Processo Altamirano, il perito: "Laroxyl impossibile da inalare". Nella prossima udienza tocca al pm

18 Aprile 2017 16:12, di Ornella Fulco
Processo Altamirano, il perito: "Laroxyl impossibile da inalare". Nella prossima udienza tocca al pm
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"Il Laroxyl" non può essere assunto per inalazione ma, nel caso della formulazione in gocce, solo per bocca". Questo in sintesi, l'esito dell'udienza del processo per la morte del piccolo Lorenz Renda, svoltasi stamane davanti alla Corte d'Assise di Trapani, che vede imputata la madre del bambino, la 35enne Aminta Altamirano Guerrero. A rispondere al quesito sollevato dall'avvocato di parte civile, Pietro Maria Vitiello, nato dalla relazione depositata dai due periti nominati dai giudici, la professoressa Carra e il dottore Pullara, che conteneva anche la scheda relativa all'amitriptilina cloridrato, principio attivo del Laroxyl, è stata la professoressa Francesca Di Gaudio, chimico, ricercatrice di biochimica e docente della Facoltà di Medicina dell’Università di Palermo. La questione verteva principalmente sulla possibilità che il farmaco si rivelasse letale anche per inalazione. In realtà, ha spiegato Di Gaudio, la pericolosità per inalazione e anche per contatto cutaneo è riferita e indicata dal produttore nella cosiddetta "scheda di dati di sicurezza" dell'amitriptilina cloridrato che nulla ha a che fare con le indicazioni e le precauzioni indicate per il farmaco prodotto utilizzando tale composto chimico. "Nel Laroxyl - ha chiarito la professoressa - l'amitriptilina è contenuta in soluzione al 4% e non si tratta di un composto volatile che, se annusato, può produrre gli effetti tossici e anche letali della sostanza allo stato puro che, invece, è una polvere finissima, facile, appunto, da inalare. Sarebbe un attentato alla salute dei pazienti - ha concluso - se solo avvicinando al naso un flaconcino di Laroxyl la sostanza potesse essere inalata sotto forma di vapori". Il piccolo Lorenz Renda, quindi, non può essere morto per aver respirato dal contenitore ma per aver assunto per bocca un certo quantitativo del farmaco antidepressivo prescritto alla madre. Che sia stato il Laroxyl a causarne il decesso non ci sono mai stati dubbi fin dall'inizio del processo che si avvia, dopo poco più di due anni di udienze, alle battute finali. Quello che spetterà stabilire alla Corte e ai giudici popolari è se sia stata la madre a somministrare al figlioletto la dose letale, come sostiene la Procura, o se sia stato lo stesso Lorenz a prendere in mano quella boccetta e a berne il contenuto come sostengono l'imputata e i suoi difensori Baldassare Lauria e Caterina Gruppuso. Nella prossima udienza, fissata per il 2 maggio, sarà la volta delle conclusioni del pubblico ministero Antonio Sgarrella e del legale di parte civile.

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