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"Report" ci porta nella terra dei boss mafiosi, da Riina a Provenzano al padre di Matteo Messina Denaro - Trapani Oggi

Campobello di Mazara | Cronaca

"Report" ci porta nella terra dei boss mafiosi, da Riina a Provenzano al padre di Matteo Messina Denaro

08 Maggio 2023 22:42, di Laura Spanò
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Le rivelazioni dell'imprenditore Vito Quinci. E poi chi sosteneva Matteo Messina Denaro?

Lo scorso 16 gennaio i Ros catturano Matteo Messina Denaro dopo trent'anni di latitanza. Ad aiutarlo nella gestione della latitanza i parenti più stretti dell'ex capofamiglia di Campobello, Leonardo "Nardo" Bonafede, deceduto nel 2020 all'età di 88 anni. Oggi sono agli arresti la figlia dello storico boss e tre dei suoi nipoti.

La trasmissione di Rai Tre "Report" e la squadra di giornalisti che lavora con Sigfrido Ranucci si interrrogano se davvero "non era possibile immaginare un eventuale coinvolgimento dei Bonafede nella gestione della latitanza di Matteo Messina Denaro?"

E ci portano ancora una volta nei luoghi della latitanza di Matteo Messina Denaro e ci svelano nuovi segreti.

La puntata di stasera di Report ci racconta anche l'omicidio di un magistrato GianGiacomo Ciaccio Montalto, e quelle verità ancora da scoprire sull’omicidio del magistrato.

La notte del 25 gennaio 1983 nel trapanese, a Valderice, è stato ucciso all’età di 41 anni il magistrato Giangiacomo Ciaccio Montalto. Ai funerali parteciparono migliaia di persone, c’era anche l’allora presidente della Repubblica, Sandro Pertini. In prima fila la moglie e le figlie.  Per l’omicidio di Giangiacomo Ciaccio Montalto sono stati condannati all’ergastolo Totò Riina e il boss di Mazara del Vallo, Mariano Agate. Restano però ancora oggi molte verità da scoprire. “Fra le varie ipotesi era stato anche detto che potesse esserci anche Matteo Messina Denaro nel commando quella notte. A lui vorrei chiedere: chi erano i mandanti e soprattutto chi era coinvolto da un lato e anche dall’altro”, dichiara alle telecamere di Report Marene Ciaccio Montalto, figlia del magistrato. Montalto aveva indagato sugli interessi della mafia trapanese nel traffico internazionale di stupefacenti. Sul riciclaggio di quel denaro sporco e sulle troppe banche presenti a Trapani. Il giudice Ciaccio Montalto aveva scoperto il legame della mafia trapanese con Leonardo Bonafede, capomafia di Campobello di Mazara

Report ci porta poi nei luoghi della latitanza di Matteo Messina Denaro e ci svelano nuovi segreti.

"A meno di dieci chilometri di Castelvetrano si trova il piccolo comune di Campobello di Mazara, che vanta un lungo litorale sabbioso. Proprio qui a partire dagli anni 70 è stato costruito il villaggio turistico di Kartibubbo, per un terzo ormai confiscato in via definitiva. Qui aveva la casa al mare anche l'ex capomafia di Mazara del Vallo, Mariano Agate, oggi deceduto. Nella frazione di Tre Fontane di Campobello hanno trascorso la loro latitanza estiva dal 1975 al 1977 i corleonesi Totò Riina e Bernardo Provenzano grazie all'interessamento dello storico capomafia di Campobello Leonardo Bonafede, che si è occupato della gestione della latitanza di Francesco Messina Denaro, padre di Matteo e capomafia di Castelvetrano, resosi irreperibile nel 1990, dopo che Paolo Borsellino ne aveva chiesto la sorveglianza speciale sulla base delle indagini svolte dal commissario Calogero Germanà, che nel settembre del ‘92 rischiò di essere ucciso un commando di cui faceva parte anche Matteo Messina Denaro.

Gli ultimi anni della latitanza di Matteo Messina Denaro a Campobello di Mazara: chi lo sosteneva?

Matteo Messina Denaro ha vissuto indisturbato gli ultimi anni della sua latitanza proprio a Campobello di Mazara dove nelle ultime settimane sono saltati fuori i nomi di vari favoreggiatori. Giuseppe Castiglione è stato eletto per la prima volta sindaco di Campobello nel 2014. A sostenere la candidatura di Castiglione nel 2014 c'era anche Paolo Ruggirello, ex deputato regionale, oggi sotto processo a Trapani per i suoi presunti rapporti con personaggi in odore di mafia. Al sindaco Report ha chiesto informazioni su Ruggirello per capire la natura di questo supporto.

E infine chi ha impedito che Messina Denaro venisse arrestato prima? Le rivelazioni nel corso della puntata di stasera della trasmissione di Rai Tre "Report" dell'imprenditore Vito Quinci

A meno di dieci chilometri da Castelvetrano si trova il piccolo comune di Campobello di Mazara. Qui l'imprenditore Vito Quinci ha tentato, senza successo, di avviare alcune attività turistiche. A partire dagli anni 2000 Quinci subisce pressioni e danneggiamenti da uomini vicini a Messina Denaro per le attività che aveva in progetto di realizzare sul litorale di Tre Fontane, a Campobello di Mazara. Poi nel 2010 denuncia anche un tentativo di corruzione da parte di due ex consiglieri che gli avevano chiesto una mazzetta di circa 20mila euro per realizzare un residence con 18 villette bifamiliari. A fargli sapere che deve ritirare le sue denunce è Giuseppe Marcianò, genero del boss di Mazara del Vallo. Dopo le pressioni, però, Quinci raccoglie le confidenze di Marcianò. Siamo nel 2017 e Marcianò racconta all’imprenditore Quinci che a casa sua si svolgono summit cui partecipano alcuni boss della zona, Matteo Messina Denaro e i Bonafede. Marcianò aveva deciso di collaborare con la giustizia e farli arrestare con un blitz, a summit in corso. Non fa in tempo perché viene ucciso prima con un colpo alla testa. Il suo omicidio è ancora oggi senza colpevoli.

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