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Castelvetrano

Sequestrati beni per 10 mln di euro a prestanomi di Matteo Messina Denaro

23 Dicembre 2015 08:45, di Ornella Fulco
Sequestrati beni per 10 mln di euro a prestanomi di Matteo Messina Denaro
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I carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Trapani hanno dato esecuzione stamattina ai provvedimenti di sequestro emessi dal Tribunale di Trapani a carico degli imprenditori castelvetranesi Antonino e Raffaella Spallino. I due sono ritenuti prestanomi della famiglia mafiosa capeggiata da Matteo Messina Denaro. I sequestri, richiesti dalla Procura Distrettuale Antimafia di Palermo, hanno interessato beni sparsi tra le province di Trapani, Palermo e Reggio Calabria per un valore complessivo di 10 milioni di euro e sono nati dagli sviluppi delle indagini sul boss latitante scaturiti dall'operazione “Mandamento” che, nel dicembre del 2012, aveva portato all’arresto degli esponenti di vertice del mandamento di Castelvetrano e al sequestro del loro patrimonio per un valore complessivo di 16,5 milioni di euro. In tale contesto Antonino e Raffaella Spallino erano stati indagati per intestazione fittizia di beni (reato poi estinto per intervenuta prescrizione) e, in particolare, per aver acquisito attraverso la società "Spallino servizi" srl il ramo d’azienda della società “Ecol sicula" srl dell’ergastolano Antonino Nastasi, attiva nel settore dello smaltimento dei rifiuti. Secondo gli inquirenti l'operazione era avvenuta per favorire la locale famiglia mafiosa ed eludere la normativa in materia di misure patrimoniali di prevenzione. Le indagini alla base dei sequestri eseguiti stamane hanno accertato il ruolo avuto dalle società degli Spallino “Modulor Energia" s.r.l. e “Modulor Progettazioni" s.n.c. (il sequestro riguarda il 50% delle quote) nella realizzazione di un impianto fotovoltaico su un terreno in contrada Airone di Castelvetrano, di proprietà dell’esponente mafioso Giovanni Furnari. Gli investigatori hanno anche scoperto che, in occasione del trasferimento nella provincia di Reggio Calabria delle società "B.F.G. Energy" s.r.l. (destinataria del sequestro) e Agricola Agrisland è avvenuto l'ingresso nelle compagini societarie di soggetti collegati alla cosca Aquino di Marina di Gioiosa Ionica coinvolta in passato, insieme a Matteo Messia Denaro, in un vasto traffico di sostanze stupefacenti dal Sudamerica portato alla luce dall'operazione "Igres". Infine, attraverso un’approfondita analisi dei rapporti bancari, è stato documentato il trasferimento, da parte degli Spallino, di tutti gli asset societari della "Spallino servizi" s.r.l. a favore della cooperativa "Ecoplus" di Castevetrano costituita nel 1999 per l’assistenza all’infanzia e trasformata, con una serie di operazioni societarie, in una cooperativa operante nel settore della raccolta dei rifiuti. Per la "Ecoplus", che si è aggiudicata in regime d’urgenza numerosi lavori e forniture in ambito locale, la Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Trapani ha applicato l’amministrazione senza lo spossessamento gestorio. In totale il sequestro eseguito dai Carabinieri ha riguardato 12 imprese - operanti nei settori della produzione di energia elettrica, della raccolta di rifiuti, della ristorazione, delle attività agricole, dell’edilizia e della gestione di immobili - 34 immobili - tra appartamenti, uffici, autorimesse, magazzini e terreni - 28 rapporti bancari e 5 autocarri. L’intervento si inserisce nel quadro della manovra finalizzata alla cattura di Matteo Messina Denaro da parte del gruppo congiunto dell’Arma dei Carabinieri e della Polizia di Stato che, sotto il coordinamento della Procura distrettuale antimafia di Palermo, nel solo 2015, ha portato ad una serie di operazioni che vanno dal sequestro di beni nei confronti dell’imprenditore trapanese Salvatore Angelo e dell’esponente mafioso Antonino Nastasi all'operazione “Hermes”, con undici indagati per associazione mafiosa e favoreggiamento della latitanza di Messina Denaro, all'operazione “Eden bis”, riguardante quattro presunti affiliati alle famiglie mafiose di Bagheria e Corso dei Mille indagati per rapina e ricettazione attuata per finanziare la latitanza del boss castelvetranese, al sequestro di beni, per un valore complessivo di 13 milioni di euro, emesso recentemente nei confronti di Vito Gondola, Giovanni Domenico Scimonelli, Pietro Giambalvo e Michele Gucciardi riguardante società attive nella distribuzione alimentare e nei settori dell'allevamento e agricolo.

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