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Ancora condanne nei confronti di appartenenti alla mafia del Belice - Trapani Oggi

Vita | Cronaca

Ancora condanne nei confronti di appartenenti alla mafia del Belice

19 Luglio 2022 07:49, di Laura Spanò
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Condannati: S. Crimi, G. Pipitone, M. Anzelmo e G. Ingraldi.

Il Tribunale di Marsala presidente Vito Marcello Saladino, ha condannato per tentato traffico internazionale di sostanze stupefacenti, quattro persone: a Salvatore Crimi 64 anni di Vita sono stati inflitti 9 anni  5 mesi e 23 giorni di carcere; sette anni e un mese ciascuno a Giovanni Pipitone, 53 anni, di Vita e a Matteo Anzelmo, 61 anni, di Mazara del Vallo,  a 5 anni e 4 mesi è stato condannato invece Gianni Ingraldi, 38 anni, di Salemi.

Per l’accusa, Crimi, Pipitone, Anzelmo e Ingraldi, avrebbero trafficato cocaina dalla Colombia verso l’Italia. Il procedimento prese le mosse da un ingente sequestro di stupefacente effettuato dalle forze dell'ordine sudamericane. E per gli investigatori italiani 20 chili di quella cocaina erano destinati alla Sicilia. La difesa ha sostenutoperò che non è emersa prova in tal senso. E il Tribunale di Marsala ha riqualificato l’accusa in «ipotesi tentata».

Il Tribunale ha assolto i quattro imputati dall’accusa di associazione per delinquere. Per questo le pene inflitte sono state molto meno severe di quanto chiesto dal pm della Dda di Palermo Pierangelo Padova, che aveva invocato 27 anni per Crimi, 20 ciascuno per Anzelmo e Pipitone e 18 per Ingraldi.

L’indagine prese le mosse monitorando Salvatore Miceli, arrestato dai carabinieri di Trapani a Caracas. Ci fu la necessità di un approfondimento su ipotesi di narcotraffico. Furono registrati colloqui in carcere ed emersero i nomi di Giovanni Pipitone e Matteo Anzelmo. Fu scoperta  l’esistenza di due associazioni: una con Salvatore Miceli, l’altra con Salvatore Crimi, Giuseppe Palermo, entrambi coinvolti nell’operazione Igres, Anzelmo e Pipitone.

I due gruppi avevano rapporti e momenti di contatto anche con il broker del narcotraffico Roberto Pannunzi.( Roberto Pannunzi, il 'Pablo Escobar italiano', detto 'Bebé',che a giugno scorso ha lasciato il 41 bis, il regime di carcere duro. A deciderlo i giudici del Tribunale di Sorveglianza di Roma, che hanno accolto i reclami presentati dal suo avvocato Cosimo Albanese. Arrestato per tre volte dal magistrato Nicola Gratteri, Pannunzi, è stato considerato l'anello di congiunzione tra i cartelli della droga latinoamericani e le famiglie della 'Ndrangheta calabrese. Il suo 'peso' criminale gli aveva permesso anche di salvare da morte certa il narcotrafficante legato a Cosa Nostra, Salvatore Miceli, sequestrato al tempo dai narcos per una partita di cocaina non pagata.
"Era bastata la parola di Pannunzi per liberarlo".).

A difendere i quattro imputati: gli avvocati Giuseppe De Luca, Carlo Ferracane, Walter Marino e Giovanni Mannino.

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