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Cinquantasei anni fa il terremoto nel Belice, una ferita ancora aperta - Trapani Oggi

Calatafimi | Cronaca

Cinquantasei anni fa il terremoto nel Belice, una ferita ancora aperta

15 Gennaio 2024 11:49, di Redazione
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Diverse le manifestazioni organizzate per ricordare l'evento

Il terremoto che tra il 14 e 15 gennaio del 1968 sconvolse la Valle del Belice, colpendo moltissimi comuni delle province di Trapani, Agrigento e Palermo fu la prima grande catastrofe italiana del dopoguerra.

Alle 14.15, sesto grado scala Mercalli. Ore 16.48, ancora una nuova scossa, settimo grado Mercalli. Inizia il dramma. Le case di tutta la Valle percorsa dai tremori, diventano inagibili, la gente scappa via. Alle 3.01 è la fine. Onde sismiche di magnitudo 6.0 e con effetti nell’ epicentro (Gibellina, Salaparuta, Montevago e Poggioreale) del nono grado Mercalli sconquassano violentemente la Valle. Il Belice è cancellato. Nella vasta area della Sicilia occidentale coinvolta ricadono paesi della provincia di Agrigento, Trapani e Palermo. Le prime colonne di soccorsi troveranno le stradine stravolte, bloccate dalle frane e comunque tardano ad arrivare.

Inizia il dramma. Le case di tutta la Valle percorsa dai tremori, diventano inagibili, la gente scappa via. Il buio prende il sopravvento e con esso la paura. La paura di non rivedere il nuovo giorno. Inizia così la notte più lunga. Il dramma in queste ore riguarda solo il Belice, il terrore che ha preso quella gente sembra non interessi a nessuno.

I luoghi dell’epicentro e dei dintorni vennero totalmente distrutti. Montevago, Poggioreale, Salaparuta e Gibellina furono rase al suolo dalla potenza del sisma, mentre in altre località si riscontrò che circa l’80% degli edifici era stato distrutto o reso inagibile. I morti furono circa trecento, circa cinquecento i feriti (anche se i numeri nelle cronache dell'epoca non sempre corrispondono), molte decine di migliaia gli sfollati.

Musumeci: "Per la prevenzione c'è ancora tanto da fare" In Italia sul tema della prevenzione strutturale c'è ancora tanto da fare, perchè siamo molto indietro". Lo ha detto, a Palermo, il ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare, Nello Musumeci, ricordando il terremoto del Belice nel 55esimo anniversario. "Il consenso paga più nella fase della ricostruzione che della prevenzione - ha aggiunto - Ecco perché chiedo al comune di Palermo di adoperarsi sul piano della prevenzione, a cominciare dagli edifici strategici".  

"Sono trascorsi cinquantacinque anni, ma il ricordo di quel tragico evento è ancora presente nella memoria dei siciliani che vissero quella drammatica esperienza ed è rimasta anche nel cuore delle generazioni successive, perché il processo di ricostruzione fu segnato da un'insopportabile lentezza, tanto da durare molti decenni. Molti nacquero e trascorsero la loro giovinezza tra le baracche che per molto tempo furono dimora stabile per migliaia e migliaia di famiglie. Ogni anno, comuni e associazioni, meritevolmente, rievocano quell'avvenimento e le storie che lo accompagnarono". Lo scrive  Girolamo Crivello, segretario Regionale Sicilia del sindacato Confael, la Confederazione Autonoma Europea dei Lavoratori. 

"La ricostruzione fu un processo lento - ricorda ancora il sindacalista - segnata da continue proteste, scioperi, manifestazioni, anche per la scelta del governo nazionale di centralizzare la spesa attraverso i ministeri con continue disfunzioni e ritardi burocratici. Soltanto quando poteri, funzioni e risorse furono decentrati ai Comuni, vi fu una qualche accelerazione. I Comuni, infatti, e gli enti locali come allora le Province, in quell'occasione seppero far meglio del governo centrale. Sarebbe da fare tesoro di quel decentramento e accelerazione che furono un modello di ricostruzione", conclude Crivello. 

La ricostruzione è ancora un capitolo aperto. “Lo Stato sembra essersi dimenticato di questo territorio”, afferma il deputato regionale siciliano Nicola Catania, sindaco di Partanna e coordinatore dei sindaci del Belice da 15 anni. "Lo Stato non può trattare in maniera differente nord e sud. La Valle del Belìce ha avuto assegnato un finanziamento complessivo in 55 anni che rappresenta un terzo di quanto è stato dato al Friuli Venezia Giulia in 7 anni. Qui non siamo cittadini di serie B. Oggi il Belìce ha bisogno di un sostegno statale energico. Oggi c'è la necessità di chiudere in fretta la ricostruzione", ha concluso il deputato.

Tante le celebrazioni che, da ieri, ricordano le vittime del terribile sisma

A Montevago un primo momento di commemorazione si è svolto nei locali della biblioteca comunale, a seguire una fiaccolata dalla nuova chiesa Madre sino alla cattedrale del vecchio centro abitato, dove è stata deposta una corona d’alloro per ricordare le vittime del sisma. Oggi, nella chiesa Madre Santissimi Pietro e Paolo, la celebrazione di una messa seguita da un concerto della Croce Rossa.

A Santa Margherita di Belìce, al cimitero comunale, deposta una corona per le vittime; una seconda corona deposta al Museo della memoria, e, a seguire, celebrazione della messa nella Chiesa madre. In consiglio comunale, lettura di due missive d'invito, al presidente del Consiglio dei ministri, ai ministri e ai deputati del territorio, perché "le istituzioni assumano consapevolezza storica del peculiare debito dello Stato nei confronti di Santa Margherita di Belìce e dei ritardi che sono ancora da colmare". 

A Salaparuta celebrazione della messa nella chiesa Santissima Trinità e deposizione di una corona al monumento in ricordo delle vittime. 

A Contessa Entellina, nel Palermitano, deposizione di una corona al cimitero comunale. 

A Partanna, nella Chiesa madre,, messa celebrata dal vescovo di Mazara del Vallo monsignor Angelo Giurdanella. Al termine presentazione del restauro della tela di San Nicolò da Tolentino e incontro con le autorità in Comune.

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