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Contro il cancro per potenziare il sistema immunitario

21 Luglio 2018 13:00, di Eros Santoni
Contro il cancro per potenziare il sistema immunitario
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Cannabis contro il cancro per potenziare il sistema immunitario, lo dicono alcuni studi Nel dibattito acceso sull’uso terapeutico della cannabis, peraltro acclarato in alcune malattie quali la fibromialgia, per la quale alcune Asp, anche in Sicilia, somministrano gratuitamente ai pazienti il principio attivo.Dalla Germania rimbalza la notizia che alcuni scienziati del Rostock University Medical Center, a seguito di studi effettuati su pazienti, sostengono che i cannabinoidi possono impedire alle cellule tumorali di dividersi e diffondersi e bloccare l'afflusso di sangue ai tumori. I benefici sono stati evidenziati a seguito di una revisione di oltre 100 studi, la più grande sperimentazione clinica al mondo per sapere se la cannabis può prevenire i tumori. Tali ricerche hanno infatti dimostrato che i composti di cannabis possono aiutare a ridurre gli effetti collaterali delle terapie anticancro come nausea e malattia. L'ultimo studio pubblicato sul British Journal of Pharmacology, secondo quanto rende noto Giovanni D’Agata, presidente dello Sportello dei Diritti, ha scoperto che i fitocannabinoidi - il composto più rilevante nella cannabis - possono essere responsabili della lotta diretta contro le cellule tumorali. I ricercatori affermano che il sistema endocannabinoide umano, responsabile delle funzioni del cervello, del sistema endocrino e del tessuto immunitario, può essere stimolato positivamente dai fitocannabinoidi. I composti sono il tipo più notevole di cannabinoidi,  e si trovano naturalmente nella pianta di cannabis, un esempio è il tetraidrocannabinolo, o THC, che conferisce alla pianta le sue proprietà psicoattive e aumenta l'altezza degli utenti. Questo particolare composto è monitorato come marcatore di potenza delle piante in aree del mondo in cui la cannabis è legale. Studi hanno dimostrato che i cannabinoidi possono impedire alle cellule tumorali di dividersi e invadere il tessuto normale e possono bloccare l'afflusso di sangue ai tumori. Altri studi indicano anche che i cannabinoidi possono migliorare la risposta immunitaria del corpo contro la crescita e la diffusione dei tumori. I dati degli studi precedenti hanno suggerito che i cannabinoidi hanno effetti su diversi livelli di progressione del cancro, compresa la proliferazione di cellule tumorali, invasione e chemioresistenza. I ricercatori hanno osservato le continuità attraverso l'ampia gamma di studi, che hanno dimostrato che i composti della cannabis possono combattere attivamente le cellule tumorali. L'autore dello studio, il professor Burkhard Hinz, ha dichiarato: "C'è ancora bisogno di ulteriori farmaci antitumorali. "In questo contesto l'accumulo di dati da modelli preclinici suggerisce che i cannabinoidi suscitano effetti anticancro su diversi livelli di progressione del cancro. "Ora sono urgentemente necessari studi clinici per studiare l'impatto dei cannabinoidi sulla crescita e sulla progressione dei tumori nei pazienti”. Sin qui la ricerca che continua incessante nella lotta contro i tumori mentre in Italia c’è una certa resistenza sull’utilizzo della cannabis e sulla confusione generatasi a seguito del nulla osta all’apertura di negozi che vendono la cannabis light, vale a dire quella che contiene per legge una quantità inferiore allo 0,6% di THC, la molecola che possiede un’azione psicotropa. La light, rispetto a quella terapeutica, differisce in particolare per la quantità di THC e CBD presente. Ciò fa sì che quella terapeutica possa essere considerata un farmaco a tutti gli effetti utile per il controllo di nausea, vomito, mancanza di appetito principalmente nei pazienti sottoposti a chemioterapia e al controllo di alcune forme di dolore cronico come quello neuropatico. Non solo, altra indicazione è quella nel trattamento dei dolori da spasticità muscolare e nei casi di fibromialgia. Tale effetto può essere raggiunto solo attraverso l’assunzione di cannabis con concentrazioni di THC e CBD ben precise. Ora la domanda è : “se c’è un effetto positivo nella terapia di alcune malattie, perché non somministrarla, sempre sotto controllo delle autorità sanitarie? Non è arrivato il momento di guardare più alla salute dell’ammalato e meno alle dispute pseudo ideologiche? E infine, se le ricerche del professor Burkhard Hinz e dell’equipe del Rostock University Medical Center trovassero ulteriore riscontro, avrebbe senso opporsi all’uso della cannabis?”

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