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Cronaca
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Immigrazione, la "Iuventa" resta sotto sequestro al porto di Trapani

24 Aprile 2018 13:34, di Ornella Fulco
Immigrazione, la "Iuventa" resta sotto sequestro al porto di Trapani
Cronaca
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La "Iuventa" resta sotto sequestro al porto di Trapani. Lo ha deciso la prima sezione penale della Corte di Cassazione che si è pronunciata sul ricorso, presentato dai legali della ong tedesca "Jugend Rettet", impegnata nelle attività di soccorso ai migranti nel Mediterraneo. La nave era stata fermata lo scorso 2 agosto da un provvedimento del gip di Trapani con l'ipotesi accusatoria di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina in base alle indagini condotte dalla locale Squadra Mobile. La decisione dei giudici, che hanno rigettato il ricorso presentato contro l'ordinanza con cui il Tribunale del riesame di Trapani, nel settembre 2017, aveva confermato il sequestro, è stata resa nota questa mattina dopo l'udienza a porte chiuse svoltasi ieri a Roma. "Il ricorso - spiega l'avvocato Leonardo Marino - non entrava nel merito dei fatti contestati dalla Procura di Trapani, ma contestavamo la legittimità della giurisdizione italiana a decidere su una nave battente bandiera olandese e appartenente ad una organizzazione tedesca. Aspettiamo, intanto, che l’inchiesta si concluda per sapere almeno chi sono le persone indagate perché, al momento, si procede ancora contro ignoti”. Le motivazioni della sentenza saranno rese note entro trenta giorni. Lo scorso 20 aprile un'altra nave impegnata in operazioni di salvataggio, la "Open Arms" della ong spagnola "Proactiva", era stata invece dissequestrata a Ragusa dopo il provvedimento di sequestro disposto lo scorso 18 marzo dalla Procura di Catania. Secondo il gip i soccorritori hanno agito in uno “stato di necessità e questa condizione fa decadere il reato di favoreggiamento come previsto dall’articolo 54 del Codice penale italiano che stabilisce l’impunità per chi ha commesso un reato “costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave”. Restano indagati per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina il comandante Marc Reig Creus, la capo missione, Ana Isabel Montes Mier, e il coordinatore generale dell’ong, Gerad Canals "Siamo devastati dalla sentenza negativa di oggi - hanno dichiarato in conferenza stampa, a Berlino, i responsabili della "Jugend Rettet" - ma lotteremo per il diritto al salvataggio di persone in pericolo in mare". Secondo l'ong "quanto accaduto vuole essere un segnale politico: le organizzazioni civili di soccorso devono scomparire dal Mediterraneo. La conseguenza? Più morti". E ancora: "Abbiamo bisogno di navi di soccorso civili sul campo, altrimenti nessuno sarà testimone delle violazioni dei diritti umani in questa area. Nessuno avrebbe salvato vite e contato il numero di morti. L'Europa deve salvaguardare l'imperativo umanitario". Secondo la Procura di Trapani, nel settembre 2016 e nel giugno 2017, durante alcune operazioni di soccorso dei migranti al largo della Libia, sarebbero stati documentati contatti “tra coloro che scortavano gli immigrati fino alla Iuventa e i membri dell’equipaggio della nave”. Anche se hanno agito solo per ragioni umanitarie e senza fini di lucro, riconosce la procura, gli operatori si sarebbero avvicinati troppo alle coste libiche e avrebbero avuto contatti con i trafficanti per effettuare una sorta di “consegne pattuite” di migranti. In uno di questi episodi gli operatori della "Iuventa" avrebbero lasciato alla deriva, invece di renderle inservibili, tre imbarcazioni in modo che i cosiddetti "engine fishers" potessero recuperarle e usarle successivamente. Le principali fonti dell’accusa sono le testimonianze e le foto scattate da un agente dei servizi segreti italiani che era imbarcato, sotto copertura, sulla nave "Vos Hestia" di "Save the children" come addetto alla sicurezza. I magistrati hanno raccolto anche le testimonianze di altri tre agenti di sicurezza, sempre imbarcati sulla "Vos Hestia", dipendenti del contractor privato "Imi Security Service" e che avevano mandato un rapporto ai leader della Lega e del Movimento 5 stelle, oltre che al capo dei servizi segreti italiani. Nel fascicolo della Procura sono state acquisite anche le intercettazioni di telefonate tra gli operatori umanitari di diverse ong, impegnati nei soccorsi. La scorsa settimana una ricostruzione video, realizzata dal gruppo di ricercatori di Forensic Architecture, avrebbe in parte contraddetto le accuse all'esito di un lavoro, durato otto mesi, che ha incrociato materiale video, audio e fotografico proveniente da diverse fonti.

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